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Scoperta la rete cerebrale chiave dietro i sintomi del Parkinson: lo studio

Scoperta la rete cerebrale chiave dietro i sintomi del Parkinson: lo studio. Una nuova ricerca scientifica suggerisce che comprendere il modo in cui comunicano le reti cerebrali potrebbe aprire prospettive inedite nella cura del morbo di Parkinson.

Uno studio condotto da un team internazionale di ricercatori ha individuato una rete cerebrale chiave dietro i sintomi del Parkinson, identificando un’iperconnettività anomala all’interno della rete somato-cognitiva, nota come RASG o SCAM, che collega le aree del cervello deputate al pensiero e alla pianificazione con quelle responsabili del controllo del movimento.

Questa rete svolge un ruolo fondamentale nella trasformazione delle intenzioni in azioni concrete, come camminare o muovere una mano. Quando il suo funzionamento risulta alterato, possono emergere difficoltà motorie e cognitive, caratteristiche tipiche della malattia di Parkinson. Fino a tempi recenti, la patologia era stata collegata soprattutto al deterioramento dei gangli della base e ai disturbi del movimento, ma la nuova ricerca amplia in modo significativo questa visione.

Il contributo principale dello studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, consiste nell’aver dimostrato che il Parkinson è associato a un’eccessiva connettività tra la rete somato-cognitiva e la sottocorteccia, un’area coinvolta nella regolazione delle emozioni, della memoria e del controllo motorio. Questo squilibrio interferisce con la pianificazione e la coordinazione dei movimenti e incide anche su processi cognitivi e funzioni vitali.

I dati

I ricercatori, provenienti da istituzioni come il Changping Laboratory e la Washington University School of Medicine, hanno analizzato le scansioni cerebrali di oltre 800 persone tra Stati Uniti e Cina, includendo pazienti affetti da Parkinson, soggetti sani e persone con altri disturbi del movimento. Il campione comprendeva individui sottoposti a stimolazione cerebrale profonda, stimolazione magnetica transcranica e ultrasuoni focalizzati.

L’ipotesi di partenza era che la normalizzazione dell’iperconnettività tra RASG e sottocorteccia potesse migliorare i sintomi motori e cognitivi. Per verificare questa possibilità, il team ha sviluppato un trattamento mirato basato sulla stimolazione magnetica transcranica, una tecnica non invasiva che utilizza impulsi magnetici diretti a specifiche regioni cerebrali.

In uno studio clinico, 18 pazienti con Parkinson hanno ricevuto una terapia focalizzata sulla RASG e il 56 per cento di loro ha mostrato miglioramenti significativi dopo due settimane. Al contrario, solo il 22 per cento dei pazienti trattati in aree cerebrali adiacenti ha registrato benefici comparabili, indicando un’efficacia più che doppia del trattamento mirato. I risultati hanno inoltre mostrato che tutte le terapie risultavano più efficaci quando riuscivano a ridurre l’iperconnettività tra RASG e sottocorteccia.

La ricerca apre così la strada allo sviluppo di terapie più precise e personalizzate, comprese soluzioni non invasive come elettrodi di superficie o ultrasuoni focalizzati a bassa intensità. Gli autori sottolineano però che lo studio è stato condotto su un numero limitato di pazienti e che sono necessari ulteriori approfondimenti per comprendere appieno il ruolo delle diverse componenti della rete somato-cognitiva.

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