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Dacia Maraini: “Gli animali hanno un loro linguaggio. La Scienza ha dimostrato che le religioni sbagliano su un concetto”

Dacia Maraini: “Gli animali hanno un loro linguaggio. La Scienza ha dimostrato che le religioni sbagliano su un concetto”. Dacia Maraini sugli animali. La scrittrice siciliana, 88 anni, parla del suo nuovo libro in cui racconta il legame profondo con gli animali in una intervista a ‘Vanity Fair’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Nel suo ultimo libro gli animali non compaiono come semplici presenze, e l’autrice racconta che questa consapevolezza è nata molto presto: «L’ho sempre saputo da quando ho preso in braccio un cagnolino abbandonato e ho sentito la sua paura, la sua speranza, la sua fiducia». Da qui si sviluppa la sua riflessione sul rapporto profondo che ci lega a loro, un rapporto che lei definisce amicizia, ma un’amicizia particolare, diversa da quella tra esseri umani. Lo spiega chiaramente: «È un’amicizia, la loro, senza secondi fini. Troppo spesso, non sempre per fortuna, fra gli umani si cerca l’amicizia di una persona per riceverne dei favori o per avanzare dal punto di vista sociale. Gli animali in questo sono molto più liberi di noi».

Proseguendo, nel libro emerge spesso il tema dell’ascolto e dell’osservazione, e l’autrice sottolinea quanto il silenzio sia fondamentale per comprendere gli animali e, forse, anche noi stessi. Lo descrive così: «Il silenzio, quando è imposto, diventa una tortura, ma quando è scelto per ascoltare, per capire, per concentrarsi, è una benedizione. Il mondo in cui viviamo non ama il silenzio: cerca continuamente di stordirci coi rumori e questo ci toglie attenzione verso la realtà e verso noi stessi».

Dacia Maraini: “Gli animali hanno un loro linguaggio”

Scrivere degli animali comporta però un rischio: quello di umanizzarli. L’autrice affronta anche questo punto, chiarendo come abbia cercato di evitarlo pur riconoscendo la complessità del rapporto con gli animali domestici: «Gli animali domestici sono in parte umanizzati. Siamo stati noi a cercare la loro compagnia e loro hanno bisogno di noi, come noi di loro. Importante è non trattarli come bambolotti, ma come esseri viventi che hanno le loro esigenze, la loro intelligenza, i loro sentimenti».

Tra i molti episodi personali presenti nel libro, ce n’è uno che lei considera particolarmente rappresentativo del suo legame con il mondo animale. Lo racconta con grande intensità: «Sì, la morte del mio ultimo cane: la volpina chiamata Bionda, con cui ho convissuto per 11 anni. Da ultimo si era ammalata alle zampe e io la portavo su e giù per le scale. Lei mi era grata. Aveva uno sguardo dolcissimo. Ci amavamo e la sua morte per me è stata una tragedia. Ancora oggi piango dentro di me, pensando al suo piccolo corpo che si affidava a me con tanta fiducia».

Il suo impegno civile e politico, inevitabilmente, si intreccia con il modo in cui racconta gli animali e i loro diritti. Lei stessa riconosce questa connessione: «Non lo so. Credo che le due cose vadano insieme. Il senso della giustizia, l’empatia, ci avvicinano a chi non ha voce, ma si capisce che comprende e soffre».

Dacia Maraini: “Animali? La Scienza ha dimostrato che le religioni sbagliano su un concetto”

Il libro affronta anche il tema culturale della percezione degli animali, e l’autrice individua nelle religioni monoteiste una delle radici dell’idea che gli animali siano esseri inferiori: «Sono le religioni, soprattutto quelle monoteiste, che hanno stabilito l’inferiorità degli animali perché privi di anima. Nelle religioni politeiste questo problema non esiste perché per loro ogni cosa è animata. Un fiume, un uccello, un albero hanno in sé qualcosa che chiamano spirito. La religione monoteista crede in un Dio assoluto e superiore che non può distribuire anime a creature senza voce e senza pensiero. Da qui l’assoluta indifferenza per il dolore degli animali. Ma la scienza moderna ci dice che gli animali non solo conoscono tutti i nostri sentimenti, ma hanno anche un linguaggio, non fatto di parole, ma di intelligenza conoscitiva. Il nostro rapporto con gli animali è cambiato da quando la scienza ci ha dimostrato che il funzionamento del loro corpo è molto simile al nostro».

Infine, riflettendo sul modo in cui la società tratta gli animali, l’autrice vede in questo comportamento uno specchio delle nostre fragilità collettive. Lo afferma con chiarezza: «Penso che a volte trattiamo con affetto i nostri animali di compagnia, ma siamo sordi e ciechi nei riguardi degli animali selvatici che abbiamo praticamente sterminato. Io sono vegetariana, non mangio carne di animali uccisi, ma non sono fanatica. Quello che non sopporto sono gli allevamenti intensivi, che sono secondo me indegni dell’essere umano. Animali tenuti chiusi dentro una gabbia, rimpinzati di cibo per farli ingrassare, spesso riempiti di antibiotici perché sempre fermi sviluppano malattie: è una cosa vergognosa».

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