Scontro Saviano Marotta, perché se fossi il presidente dell’Inter non dormirei sonni tranquilli. Nei giorni scorsi, nel tam tam scaturito dalle polemiche per l’espulsione ingiusta di Kalulu generata dalla simulazione di Bastoni, è emerso uno scontro tra Roberto Saviano e Beppe Marotta, attuale presidente dell’Inter. Il giornalista e scrittore napoletano, nel commentare la vicenda, ha espresso un parere forte: «Finché quest’uomo avrà un ruolo nel calcio italiano, tutti avranno la sensazione che i campionati siano falsati», ha scritto Saviano in un post.
E non finisce qui, perché lo scrittore, parlando dei dirigenti della Juventus, che se la sono presa con i vertici dell’associazione arbitri, ha proseguito: «La rabbia di Chiellini, ieri sera, sembra la rabbia di chi sa come funzionano le cose con Marotta. Il campionato italiano oggi è falsato, e se pure l’Inter lo vincesse non varrebbe nulla».
Dal canto suo Marotta ha annunciato possibili querele rispondendo alle domande dei giornalisti in conferenza stampa prima dell’Assemblea della Lega Serie A. Marotta ha detto di non sapere chi è Saviano, inoltre ha aggiunto di aver dato mandato ai suoi legali di seguire la vicenda. «Le dichiarazioni di Roberto Saviano? C’è dispiacere come uomo, io non so neanche chi sia, non mi conosce, non so bene che ruolo abbia. Non voglio dargli importanza. Ha fatto dichiarazioni che saranno prese in considerazioni da parte degli avvocati», ha detto il presidente dell’Inter.
Le indagini sullo sfondo
Ma lo scontro non si esaurisce in una schermaglia dialettica. Nel post Saviano, ha richiamato le indagini della procura di Milano sulle infiltrazioni della ’ndrangheta nella curva nord dell’Inter e il recente episodio del petardo lanciato contro Audero durante Cremonese-Inter. «Qui non si parla di Inter contro altri. Non è una questione di colori. Il problema non è il calcio, il calcio è la manifestazione del problema. Nel calcio italiano, le condizioni normali sembrano l’eccezione. E finché sarà così, ogni vittoria sarà accompagnata da un’ombra».
Parole che pesano, soprattutto perché arrivano da chi, negli anni, ha costruito la propria cifra pubblica denunciando intrecci tra potere e criminalità organizzata. Molti napoletani hanno il dente avvelenato con Saviano, perché in passato non ha lesinato attacchi al capoluogo partenopeo nel momento in cui la parte onesta della città stava lavorando sodo per riemergere proprio da quella Gomorra raccontata nelle sue opere. Una cosa però è certa, e tutti i napoletani ne sono consapevoli: se Saviano dice che in un contesto c’è qualcosa che non va, molto spesso ha ragione.
Marotta può paventare querele e minimizzare, può dire di non sapere chi sia il suo interlocutore, ma la storia recente insegna che le denunce pubbliche di Saviano spesso anticipano l’attenzione della magistratura. Non è una minaccia, né una sentenza preventiva: è un dato di realtà costruito su precedenti noti. Per questo, al di là delle schermaglie, se fossi il presidente dell’Inter non dormirei sonni tranquilli.
Carmine Gallucci
direttore@brevenews.com
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