Tredici Pietro: “Sanremo? Mio padre e altri mi hanno detto una cosa sola. Così ho convinto il mio team a cantare con me”. Tredici Pietro su Sanremo, e non solo. Il cantante bolognese figlio di Gianni Morandi, 28 anni, sarà in gara all’Ariston con il brano Uomo che cade. Ne parla in una intervista a ‘La Stampa’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
La canzone sanremese Uomo che cade nasce da un’esperienza personale che l’artista racconta come decisiva. Ricorda infatti «Quella vera che ho fatto sul set dello shooting per la copertina del singolo. C’ero io che scappavo in cima a delle scale e mi lasciavo andare (ero appunto l’uomo che cade) e c’era un materasso ad attutire la mia caduta. Ma al novantesimo scatto sono caduto davvero e ho avuto un trauma cranico che mi ha lasciato delle conseguenze. A oggi ho fatto più risonanze che prove». Da quell’episodio ha tratto il senso del titolo, perché per lui «cadere significa solo sbagliare ma poi ci si deve impegnare per rimediare».
Riflette anche sul rapporto con la tecnologia: «Non dobbiamo competere con l’Ai. Il sorriso di Cher non lo puoi duplicare e nemmeno puoi duplicare le emozioni che ti esplodono dentro quando sei su un palco. Di questi tempi siamo figli di un’aspettativa irraggiungibile. Il nostro compito è trovare un equilibrio».
Tredici Pietro: “Sanremo? Mio padre e altri mi hanno detto una cosa sola”
Arrivare all’Ariston per la prima volta come concorrente gli ha provocato un’emozione inattesa, che descrive così: «La commozione. Ho dovuto nascondere le lacrime. Veder realizzata questa cosa è stato eccezionale. Ho lavorato con 70 elementi in cuffia che suonavano quello che abbiamo scritto in tre e a me è sembrato di essere sulla luna».
Guardando alla serata dei duetti, racconta la scelta di interpretare Vita di Dalla-Morandi e il modo in cui ha coinvolto il suo team: «La canzone dice “Non è stato facile uscire da un passato che mi ha lavato l’anima fino quasi renderla un po’ sdrucita. Vita io ti credo”: solo Lavezzi Mogol Dalla e Morandi potevano scrivere un capolavoro così, ed è stato con questo verso che ho convinto Galeffi, Fudasca, Montesacro e Fedd, il mio team, li ho presi per mano, li ho tirati fuori dallo studio e li ho convinti a cantare con me».
Il fatto di essere figlio di Morandi e di cantare un brano legato alla storia del padre potrebbe sembrare una scelta impegnativa, ma lui la vive con serenità: «Mio padre e tanti immensi artisti hanno calcato questo grande palco. È la storia della musica ed esser lì è una meraviglia. Sono contento di farne parte e spero di onorarlo». E quando gli si chiede se Gianni gli abbia dato consigli, risponde: «Sì, ma non è l’unico, tanti altri ex concorrenti noti e meno noti mi hanno detto una cosa sola: se non ti diverti tu, non si diverte nessuno. La cosa bella è la tensione positiva. Più o meno tutti quelli che hanno fatto Sanremo prima di me mi hanno parlato di una sensazione che si prova solo lì».
Tredici Pietro: “Sanremo? Così ho convinto il mio team a cantare con me”
Parlando dei brani sanremesi del padre a cui è più legato, sorprende con una confessione: «Non le sembrerà vero ma mi ricordo solo l’ultimo, Apri tutte le porte, con Jovanotti. Forse per rifiuto o chissà. Questa risposta forse non piacerà, ma di papà ricordo poco o nulla». Il primo Sanremo che ricorda davvero è invece quello del 2005: «Renga che canta Angelo e riceve il premio, nel 2005, avevo 7 anni e ricordo lui emozionatissimo. Fu una bella cosa vederlo così contento, mi venne voglia di essere come lui».
Ripensando poi agli anni in cui il padre ha condotto il Festival, ammette di non averne memoria diretta: «Non sono mai stato all’Ariston, non son mai stato a Sanremo e non sono mai stato coinvolto in cose di Festival. Poverino, magari non avrà piacere che io dica questo, ma ci sono stato solo una volta quando lui era concorrente e adesso ci vado io per la prima volta come concorrente. I casi della vita».
E alla domanda se non ricordi davvero nulla, aggiunge: «Ricordo che al centro di molte discussioni c’erano lo share, gli ascolti televisivi oltre allo spettacolo in sé. Ma io stavo per i cavoli miei e il Festival era una cosa distante. Da artista in passato ho spesso presentato dei brani senza essere preso, ma non è successo nulla».
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