Raf: “Brano a Sanremo è un omaggio al mio matrimonio. Eurovision baraccone dove le canzoni contano poco”. Raf sul brano a Sanremo (Ora e per sempre) la critica a Eurovision, l’amicizia con Pino Daniele, e non solo. Il cantante pugliese, 65 anni, parla della sua quinta partecipazione alla kermesse in una intervista a ‘La Repubblica’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
La canzone Ora e per sempre, che porterà all’Ariston per la sua quinta partecipazione al Festival, nasce come una dedica a sua moglie Gabriella, sposata nel 1996 a Cuba: un matrimonio che lui stesso definisce indistruttibile. In autunno uscirà il suo nuovo album di inediti e, il 16 luglio, da Capurso (Ba) partirà anche il suo nuovo tour. Raccontando l’origine del brano, spiega che «come un omaggio al mio matrimonio, quest’anno sono trent’anni. È il pezzo più autobiografico che io abbia mai scritto. L’idea è di mio figlio, poi mi ha detto “questa canzone devi prenderla tu, è adatta a te”. Mentre pensavo al testo mi è capitato di ritrovare un vecchio biglietto che risale alla cerimonia e che sarà la copertina del singolo».
Raf: “Brano a Sanremo è un omaggio al mio matrimonio”
Proseguendo nel ricordo, entra nel dettaglio della storia di quel matrimonio celebrato a Cuba: «Io e Gabriella (Labate, ndr) ci siamo sposati a Cuba, celebrava un prete canadese. Mi ha consegnato questo biglietto con la formula rituale. Non mi piaceva il finale: al posto di “finché morte non ci separi” preferivo “ora e per sempre”. Accettò: il biglietto con la correzione a penna fatta da me è ancora qui».
Il racconto si sposta poi sul rapporto creativo con il figlio, con cui ha scritto la canzone. A questo proposito chiarisce che «Non è la prima volta, ma devo stare molto attento a come espongo le mie perplessità: con un amico posso dare giudizi più diretti. Ma è anche una grande soddisfazione». Quando si parla di Eurovision, affronta la questione con franchezza, spiegando che non si vede in quel contesto: «Non vincerò mai, comunque se qualche collega decidesse di non andare avrà tutta la mia solidarietà. La verità è che un contesto che non fa per me, è un baraccone dove le canzoni contano poco, non andrei in ogni caso».
Raf: “Eurovision baraccone dove le canzoni contano poco”
Riflettendo invece sulla scelta di duettare con i The Kolors, che a suo dire sembrano usciti dagli anni ’80, si sofferma sull’eredità di quel decennio: «Ha reso tutto un po’ più leggero, meno ideologico: da allora non si è più obbligati a fare canzoni impegnate. Quello che è molto cambiato è che in quegli anni si aveva tempo a disposizione per fare dei dischi. Se si avevano buone idee, l’attitudine diluita nel tempo faceva sì che gli album contenessero canzoni qualitativamente migliori».
Il discorso torna poi agli esordi, quando con i Cafè Caracas — in cui militava anche Ghigo Renzulli, futuro chitarrista dei Litfiba — aprì il concerto dei Clash a Bologna nel 1980, un’esperienza che ricorda come traumatica: «Ci tirarono di tutto e i tecnici dei Clash si divertivano a spegnerci le casse spie, non sentivamo niente. Eravamo talmente tesi che alla fine del concerto Ghigo scoppiò a piangere. Però i Clash furono gentilissimi».
Infine, ripensa ai colleghi incontrati nel corso della carriera, soffermandosi su quelli che porta nel cuore: «A parte Tozzi, con cui c’è un’amicizia profonda, ricordo soprattutto Pino Daniele e Franco Califano. Con Pino abitavamo vicini, qualche volta mi è venuto a suonare di mattina presto per andare in bici. Di Califano seppi da un amico comune che era un mio ammiratore: diventammo amicissimi. Volevamo fare qualcosa insieme ma lui era già malato. Mi regalò un suo taccuino di appunti, che conservo ancora».
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