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Salute

Le diete vegane aumentano il rischio di un cancro ma diminuiscono per altri cinque: la scoperta

Le diete vegane aumentano il rischio di un cancro ma diminuiscono per altri cinque: la scoperta. Le diete vegane aumentano il rischio di un cancro ma diminuiscono per altri cinque. È quanto emerge da un ampio studio coordinato da ricercatori dell’Università di Oxford, che ha analizzato l’incidenza di 17 tipi di tumore in relazione a cinque modelli alimentari, dai carnivori ai vegani.

I risultati arrivano a oltre dieci anni dalla decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di classificare le carni lavorate come cancerogene di Gruppo 1, inserendole nella stessa categoria di sigarette, alcol e amianto. La precedente valutazione si basava su ricerche che avevano mostrato come il consumo quotidiano di circa 50 grammi di pancetta potesse aumentare di quasi il 20% il rischio di tumore intestinale. Anche la carne rossa era stata indicata come probabilmente cancerogena, sebbene con un livello di evidenza inferiore.

Lo studio

Il nuovo studio, il più ampio finora sulle diete prive di carne e il cancro, ha raccolto dati da ricerche pubblicate tra il 1980 e il 2010, coinvolgendo oltre 1,8 milioni di persone nel Regno Unito, negli Stati Uniti, a Taiwan e in India. I partecipanti sono stati seguiti per una media di 16 anni e durante il periodo di osservazione sono stati registrati 220.387 casi di tumore, con il cancro al seno come forma più comune, seguito da prostata e colon-retto.

Dall’analisi emerge che vegetariani e vegani mostrano un rischio ridotto per diverse neoplasie. I vegetariani avevano minori probabilità di sviluppare tumori al pancreas, al seno, alla prostata e ai reni, oltre a tassi inferiori di mieloma multiplo. Gli uomini che evitavano la carne presentavano un rischio ridotto del 12% di tumore alla prostata, mentre vegetariani e pescetariani mostravano una probabilità inferiore del 25% di sviluppare un tumore renale. Anche il rischio di tumori del sangue risultava più basso, dato collegato a un peso corporeo mediamente più sano.

Tuttavia, lo studio ha evidenziato un aumento del rischio di tumore del colon-retto tra i vegani, superiore del 40% rispetto ai carnivori. I vegetariani presentavano inoltre quasi il doppio delle probabilità di ricevere una diagnosi di carcinoma squamocellulare dell’esofago. I ricercatori, pubblicando i risultati sul British Journal of Cancer, hanno definito questi dati sorprendenti.

I dati

Una possibile spiegazione risiede nel fatto che i carnivori inclusi nello studio consumavano quantità di carne inferiori alla media nazionale britannica, circa 34 grammi al giorno, e meno della metà nel campione analizzato. Il team ha anche ipotizzato che il maggior rischio intestinale nei vegani possa essere legato a un basso apporto di calcio, riconosciuto come fattore di rischio. In tutti i gruppi, i vegani assumevano meno calcio, pur avendo il più alto consumo di fibre e il più basso di alcol.

Il professor Tim Key, coautore dello studio, ha sottolineato che i risultati non contraddicono il legame tra carne lavorata e tumore intestinale, evidenziando che molti partecipanti carnivori erano attenti alla salute. Ha definito nel complesso “piuttosto ottimistico” il quadro per i vegetariani, raccomandando comunque l’integrazione dei nutrienti mancanti.

Gli autori hanno precisato che lo studio è osservazionale e non dimostra un rapporto di causa-effetto. Il professor Tom Sanders del King’s College di Londra ha invitato alla cautela nell’interpretazione dei dati, mentre il professor Jules Griffin dell’Università di Aberdeen ha osservato che mancano confronti con le linee guida NHS Eatwell, considerate un possibile modello di riferimento per la prevenzione oncologica.

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