Luca Argentero: “Invidio l’avvocato Ligas, soprattutto per un motivo. Scena di sesso con mia moglie? Nessun imbarazzo”. Luca Argentero sull’avvocato Ligas, e non solo. L’attore torinese, 47 anni, è il protagonista della nuova serie Sky di Fabio Paladini, tratta dai libri di Gianluca Ferraris. In onda con i primi due episodi su Sky Atlantic dal 6 marzo. Ne parla in una intervista a ‘La Repubblica’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Luca Argentero racconta di aver lasciato il camice di Doc per indossare con entusiasmo la toga di un personaggio completamente diverso, spiegando che «Perché un personaggio così scorretto, sopra le righe, non mi era mai capitato di interpretarlo: è tutto ciò che non ho mai avuto il coraggio di essere». A frenarlo, confessa, sono sempre state «Tante cose: la mia torinesità, l’educazione, il pudore. Sotto sotto lo invidio, mi sta simpatico».
Parlando di Ligas, sottolinea come il personaggio viva costantemente con un bicchiere in mano e ammette senza esitazioni: «Non è un uomo sano. Non si preoccupa degli effetti dell’alcol su di sé e, di conseguenza, delle persone che gli vogliono bene. Tanto è bravo nel suo lavoro, tanto è scarso nella vita privata. La ex moglie gli dice: “Mi raccomando, fammi una promessa” e un istante dopo è con una escort».
Luca Argentero: “Invidio l’avvocato Ligas, soprattutto per un motivo”
Questa fragilità lo porta a riflettere anche su se stesso, quando gli viene ricordata la definizione di Ferraris: “un uomo capace di rovinare tutto quello che tocca”. Argentero risponde con sincerità: «Non lo so, magari sì e non ne sono consapevole, ma in genere cerco di preservare. Vivo un momento di grazia personale, ho molto a cuore che continui».
Il discorso si sposta poi sulla sua immagine pubblica e sulla vita sentimentale. Alla domanda se abbia sofferto per amore, ammette: «Sì, certo, e più di una volta. Solo alla fine ho trovato un po’ di pace. La vita va così, poi a un certo punto i tasselli vanno a posto e sei a un punto di crescita giusto». E quando si parla di eccessi, chiarisce di non esserne incline, pur riconoscendo una certa attrazione verso ciò che non gli appartiene: «No, ma confesso che invidio la sfrontatezza. A Ligas farebbe comodo un po’ della mia calma. Sarei disposto a tutto solo per la mia famiglia, ma si tratta di senso di protezione, non di narcisismo».
Il tema del narcisismo torna inevitabilmente legato al mestiere dell’attore, ma Argentero precisa: «Non mi sento narcisista, gli attori sono costretti a esserlo. Litigo con mia moglie (Cristina Marino), che è rigorosa: “Lavori con la faccia e non fai la minima attenzione”, la cura è tutto. Lei ci tiene molto». Proprio su Cristina Marino si sofferma con affetto, ricordando l’inizio della loro storia: «Dalla prima battuta, non conoscendola, ho sentito che fosse la persona giusta. Poi la vita è fatta di prove: fai i primi viaggi e non puoi sapere se ci andrai d’accordo. La nostra complicità non ha smesso di crescere, è meglio del primo giorno, cosa molto rara. È la mia persona preferita».
Luca Argentero: “Scena di sesso con mia moglie? Nessun imbarazzo”
Nella serie i due condividono anche una scena intima, che lui racconta con naturalezza: «Fare sesso con la moglie è molto più semplice che con una sconosciuta. Poi non è che abbiamo fatto cose turche… Non mi vergogno di baciarla anche se siamo tra la gente, a una cena».
Il successo di Doc rimane un punto centrale della sua carriera, e Argentero non nasconde cosa abbia significato: «Speravo che mi succedesse. Il mio obiettivo era quello. Suscitare l’affetto del pubblico dà senso a un mestiere che a volte un senso non ce l’ha. È egoriferito». Per questo non teme eventuali critiche legate al nuovo personaggio: «No. Sono pronto a tutto. Non si può piacere a chiunque, Ligas è scorretto ma a me la serie sembra divertente. Girerei volentieri la seconda stagione».
Infine, riflette sul percorso delle serie e sul lavoro degli attori, commentando anche la scelta di Vanessa Scalera di lasciare Imma Tataranni: «Doc 4 uscirà in autunno e ne sono orgoglioso. Non ne faccio una questione di restare imprigionati nel ruolo, comanda la storia: se hai raccontato tutto quello che potevi, la serie deve finire. Visto l’affetto, devi offrire una trama all’altezza. Se no, non ha senso. Nella quarta stagione ci siamo riusciti, vediamo se ci riusciremo nella quinta. Intanto il primo aprile dal Teatro Nazionale di Milano riprendo È questa la vita che sognavo da bambino?».
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