Liza Minnelli si racconta: “Droga, pillole e alcol stavano distruggendomi. Nel 2003 feci una cosa brutale a me stessa”. Liza Minnelli si racconta in una una autobiografia. La grande attrice statunitense, 80 anni, ne parla a cuore aperto in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Ripensando alla propria infanzia, racconta: «La mia famiglia ha vissuto in diverse case sulle colline di Hollywood, i miei compagni di gioco erano figli di star, Humphrey Bogart, Lauren Bacall, Lana Turner, Fred Astaire. I miei al mattino salivano in auto per andare a lavorare alla Metro-Goldwyn-Mayer. Ricordo i pomeriggi al parco, quando giocavo a travestirmi con le mie amiche Mia Farrow e Candice Bergen. La nostra comunità ha avuto la sua dose di morti tragiche, tradimenti, matrimoni in frantumi, suicidi. Ma alcuni miei ricordi sembrano magnifici sogni in Technicolor. In casa si ascoltava musica tutto il tempo».
Parlando dei genitori aggiunge: «Papà nei miei primi passi mi dava consigli sulla recitazione, mamma capiva i miei punti deboli. Ero una bambina, avevo cinque anni, e lei per quanto possa sembrare assurdo mi confidava le sue paure e la sua rabbia, si sfogava, mi trattava come una psicoanalista. Ma amava ridere. La vita con lei era un teatro dell’assurdo. Sperava in un rilancio con E’ nata una stella, ma il film al botteghino fu un disastro. E non si riprese più. Eravamo al verde, ai suoi concerti non so quante volte sgattaiolavamo via dall’hotel per non pagare il conto, mamma diceva al diavolo, tanto dovevo rinnovare il guardaroba. Avrei voluto salvarla dall’abuso di farmaci e alcol. Se ne andò a 47 anni, troppo giovane per morire».
Liza Minnelli si racconta: “Droga, pillole e alcol stavano distruggendomi”
Il ricordo del successo arriva con Cabaret: «Il successo di Cabaret che nel 1973 mi diede l’Oscar mi travolse. Bob Fosse nelle coreografie usò ogni centimetro della mia pelle per raccontare quella cantante di uno squallido nightclub di Berlino, in un’atmosfera ipnotica e fumosa, durante l’ascesa di Hitler. Ho una gamba più lunga dell’altra, sono nata così. Bob lo trasformò in un elemento da sfruttare».
Subito dopo, però, confessa: «Il mio incubo cominciò a ridosso dell’uscita del film. Droga, pillole e alcol stavano distruggendomi, nella vita reale mi stavo trasformando in Sally Bowles, decadente e oltraggiosa, offrendo una replica di mia madre. Dopo quel film avevo più potere contrattuale, ma solo per parlare con le persone e proporre qualche idea, nient’altro. Cercavo ruoli forti, espliciti o vulnerabili in modo insopportabile. Aspettai e aspettai qualche copione. Il telefono non squillava».
Quando le si chiede cosa accadde in seguito, prosegue: «Accettai una sceneggiatura pessima, In tre sul Lucky Lady, con Burt Reynolds e Gene Hackman. Un fiasco. Non potevo non notare le analogie con i miei genitori, masticati e sputati da Hollywood. La gente sborsava grosse cifre per venire ai miei spettacoli, rimasi tre settimane alla Carnegie Hall, unica nella storia di quel teatro, ma questa era solo una parte della storia. Aznavour mi diceva che ero un’attrice che cantava, ma potevo recitare bene una canzone. Il ciclo di alti e bassi mi ha tormentato per tutta la vita. Nelle mie fasi sì ogni sabato davo una cena a Los Angeles, venivano Madonna, Tarantino, Shirley MacLaine, cantavano tutti, la tavola era piena del Kentucky Fried Chicken, la mia debolezza segreta».
Liza Minnelli si racconta: “Nel 2003 feci una cosa brutale a me stessa”
Riflettendo sulla dipendenza afferma: «Sei sempre in via di guarigione, o in punto di morte. Puoi liberarti dall’abitudine, ma non la sconfiggi mai per sempre. Sono stata una sopravvissuta, ho vissuto tanti ritorni in ogni fase della mia carriera». Poi ricorda un momento doloroso: «Ciò che feci a me stessa nel 2003 fu davvero brutale. Presi una sbronza in un bar di New York. Uscii barcollando. Crollai sul marciapiede. Ero svenuta. La gente passava frettolosa, mi evitava o mi scavalcava. Pensarono che fossi l’ennesima senzatetto, o guardando meglio riconobbero Liza Minnelli. Non lo saprò mai. Il mio staff mi ritrovò e mi portò a casa. Non mi ero mai vergognata così tanto di me stessa».
E sugli Oscar 2022 conclude: «L’Academy decise un tributo ai 50 anni di Cabaret. C’era la solita baraonda. Mi ordinarono, inspiegabilmente, di usare la sedia a rotelle. O quella o niente. Mi dissero che era per via dell’età. Lady Gaga era la mia copresentatrice e disse che se non avessi obbedito lei non sarebbe salita sul palco con me. Accettai. Prima lei mi chiese il nome del film festeggiato, come a voler verificare la mia memoria. Come se fossi un’idiota. Fui trattata malissimo in una delle serate più importanti della mia vita. Posso perdonarlo ma non lo dimenticherò mai. Tornando a casa pensai, devo raccontare la verità, tutta la mia storia».
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