Cinque sintomi che sembrano malattie fisiche ma in realtà è ansia o stress: la lista. Secondo David Merrill, psichiatra del Pacific Neuroscience Institute, ci sono cinque sintomi che sembrano malattie fisiche ma in realtà si tratta di conseguenze dovute ad ansia e stress: “Oltre ai sintomi emotivi, molte persone sperimentano irritabilità, stanchezza, irrequietezza e un generale senso di squilibrio”, ha spiegato l’esperto a Prevention.
Nel quadro delineato dagli specialisti intervistati da Prevention, emerge come il fenomeno sia molto più diffuso. L’ansia si manifesta attraverso segnali corporei che imitano patologie comuni, creando un terreno fertile per fraintendimenti diagnostici. Questa sovrapposizione tra disagio psicologico e sintomi fisici genera spesso un circolo difficile da spezzare, in cui il corpo reagisce alla tensione mentale amplificando ulteriormente lo stress che l’ha originata.
Il primo segnale messo in evidenza è l’accelerazione del battito cardiaco, un comportamento fisiologico che il corpo attiva quando percepisce un pericolo. Joseph Laino, psicologo clinico e docente alla NYU Grossman School of Medicine, ha spiegato che l’amigdala, una delle principali aree cerebrali deputate alla gestione delle minacce, scatena un rilascio massiccio di cortisolo e adrenalina. Questa risposta, utile in condizioni di emergenza, diventa problematica quando si verifica ripetutamente in assenza di un reale pericolo, causando tachicardia, pressione elevata e palpitazioni.
Merrill ha inoltre descritto le alterazioni della temperatura corporea come un altro segnale tipico. L’ipotalamo, responsabile della termoregolazione, può interpretare uno stato emotivo come una minaccia fisica, generando brividi, sudorazione improvvisa o una combinazione dei due fenomeni. L’attivazione muscolare prolungata che accompagna queste reazioni può provocare dolori diffusi, simili a quelli di un’influenza persistente.
I sintomi
Non meno frequente è la sensazione di mancanza di respiro. Durante un picco d’ansia, l’elevata frequenza cardiaca costringe i polmoni a un maggiore lavoro, riducendo l’efficienza del respiro e generando una percezione di affanno che, in situazioni estreme, può ricordare un attacco respiratorio. Merrill ha indicato tecniche di respirazione profonda come valido supporto per interrompere questo processo, pur raccomandando un consulto medico quando il dolore toracico non regredisce.
Il tratto digestivo è un altro bersaglio diretto dello stress. La serotonina, concentrata in larga parte nell’intestino, subisce variazioni significative quando l’organismo attraversa stati di tensione prolungata. Ne derivano nausea, indigestione, crampi, gonfiore e alterazioni del transito intestinale, con episodi alternati di stitichezza e diarrea. Merrill ha illustrato come il corpo, in modalità attacco o fuga, riduca l’attività digestiva per concentrare energie altrove, aggravando ulteriormente questi disturbi.
Infine, l’ansia può generare formicolii, dolori acuti localizzati e tensioni muscolari, soprattutto in aree ricche di terminazioni nervose come collo, mandibola e zona lombare. Secondo Merrill, questi segnali rappresentano l’effetto diretto dell’iperattivazione del sistema nervoso.
Sia Merrill che Laino, attraverso le loro dichiarazioni raccolte da Prevention, insistono sull’importanza di distinguere i sintomi d’ansia da patologie fisiche reali, invitando a non ignorare alcun segnale e a ricorrere a una valutazione medica quando i disturbi persistono. Tra le strategie consigliate figurano la pratica regolare di attività come yoga e tai chi, che integrano movimento e respirazione consapevole, contribuendo a spezzare la spirale tra mente e corpo.
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