Matilda De Angelis: “La lezione? Mi spaventa un aspetto. Poco social per non alimentare un sistema tossico”. Matilda De Angelis su La lezione, e non solo. L’attrice bolognese, 30 anni, è la protagonista del film, già in sala, diretto da Stefano Mordini. Ne parla in una intervista a ‘Io Donna’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Matilda De Angelis è la protagonista di La lezione, thriller psicologico diretto da Stefano Mordini e interpretato insieme a Stefano Accorsi, con cui aveva già condiviso il set nel 2016 per Veloce come il vento, suo film d’esordio. Ricordando quel periodo, l’attrice racconta: «Sarò eternamente grata al modo in cui Stefano mi ha fatta sentire allora: ero totalmente inesperta, era il mio primo film. Mi ha trattata alla pari e non si è mai posto al di sopra di me. Ora, quando lavoro con attori meno esperti, provo a restituire quella stessa grazia. L’incoraggiamento è importante».
Ripensando alle collaborazioni internazionali, De Angelis riflette anche sull’esperienza con Nicole Kidman e Hugh Grant, spiegando che il suo approccio non cambia di fronte alle star di Hollywood: «Ho una regola: ogni consiglio è sempre accetto. Anzi, ho sempre “rubato” da tutte le persone con le quali ho lavorato». Da qui passa a citare esempi concreti: «Valeria Golino mi ha trasmesso la dolcezza nel mestiere e l’arte di contare fino a 10 prima di parlare. Yuri Tuci, l’attore esordiente con cui ho girato La vita da grandi, invece, mi ha insegnato il coraggio di essere se stessi, di non aver paura di essere giudicati per chi si è. La cosa che mi piace di più è osservare l’umanità, come si “risponde” alla vita».
Matilda De Angelis: “La lezione? Mi spaventa un aspetto”
Entrando nel cuore del film, l’attrice spiega cosa l’abbia spinta ad affrontare un tema complesso come quello delle relazioni tossiche e della manipolazione: «Il fatto che porti una riflessione, o forse un’angolazione in più nel rapporto tra vittima e carnefice, senza giustificare chiaramente il colpevole. La persona che manipola costringe la persona manipolata a dubitare costantemente della sua percezione della realtà e viceversa. Fino a quando il confine tra cosa è vero e non, cosa è indotto e non, diventa così labile da diventare pericoloso». Aggiunge poi un ritratto della protagonista: «Elisabetta, la protagonista, è una donna forte, emancipata, è un’avvocata, indipendente, coraggiosa, eppure finisce in una zona grigia in cui resta invischiata. Mi spaventa che possa accadere a chiunque».
Ragionando sul fatto che spesso i segnali di una relazione malata non sono immediatamente riconoscibili, De Angelis osserva che «La verità è che in un mondo ideale sarebbe meglio non doverli intercettare. Il rispetto dei no, intanto, è fondamentale, e questo è già un segnale». Da qui si apre una riflessione più ampia sull’educazione emotiva: «Resto convinta che ci voglia più educazione su questo fronte per imparare a fare i conti con l’idea del rifiuto, che è parte fondamentale della crescita e dell’affermazione di sé. La violenza, lo sappiamo, non è solo fisica, l’abuso può essere anche psicologico e insidiarsi poco a poco».
Il discorso si sposta poi sulla sua vita personale e sulla capacità di dire “no”: «Sto imparando ogni giorno a dire di no. Non sempre ci riesco perché sono una persona empatica. Alle volte temo di deludere chi mi sta accanto, o per qualche oscuro motivo mi sento in colpa. Sto tentando anche di essere sempre più sincera con me stessa e quindi di rispettarmi il più possibile».
Matilda De Angelis: “Io, dalla musica al Cinema: è stato tutto molto organico”
Parlando del suo passato musicale e della scelta di dedicarsi al cinema, l’attrice ricorda gli anni con la band Rumba de Bodas e spiega come sia avvenuto il passaggio: «È stato tutto abbastanza organico. A un certo punto ho sentito che forse quello che mi piaceva della musica non era esattamente cantare o stare sul palco al centro dell’attenzione, ma l’idea di poter raccontare o interpretare una storia. Comunque, non è che fossi così talentuosa, anche se la musica fa parte di me».
Il racconto prosegue con l’esperienza sul set di Dracula con Luc Besson, che lei stessa ha definito “un sogno”. De Angelis conferma e aggiunge un dettaglio personale: «Non solo. Se fossi stato maschio, i miei genitori mi avrebbero chiamato Luc. Quando un giorno il mio agente mi ha detto “C’è Luc Besson che vorrebbe farti un provino”, mi sono resa conto che, nella vita, a volte accadono delle cose un po’ magiche, degli atti psicomagici, qualunque cosa significhi. Lui si è emozionato quando gli ho rivelato l’origine del nome Matilda».
Matilda De Angelis: “Poco social per non alimentare un sistema tossico”
Riflettendo sulla sua età e sul sentirsi in una “terra di mezzo”, l’attrice spiega che «Dal 1995 c’è un divario incredibile tra me e le persone nate dopo, da un certo momento in poi tutto è iniziato a correre in modo esponenziale. La mia generazione è un ponte tra il prima e il dopo».
Infine, parlando del suo rapporto con i social e della scelta di mostrarsi su Instagram con l’acne, chiarisce che non si è trattato né di coraggio né di denuncia, ma di un gesto di autenticità: «In realtà, il telefono per me assomiglia un po’ all’orizzonte degli eventi dei buchi neri: un luogo dove si annullano tempo e spazio. Cerco di non alimentare un sistema tossico in cui tutti offrono un’immagine edulcorata di sé. Preferisco essere fedele alla realtà».
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