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Spettacolo

Paolo Kessisoglu: “Sfidati di me tratta un tema che mi tocca. Io e Paolo di sinistra? Mi viene da ridere”

Paolo Kessisoglu: “Sfidati di me tratta un tema che mi tocca. Io e Paolo di sinistra? Mi viene da ridere”. Paolo Kessisoglu su Sfidati di me, l’attore e comico genovese, 56 anni, porta in scena uno spettacolo che tratta un tema degli adolescenti con problemi di sofferenza psicologica. Ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Paolo Kessisoglu racconta la genesi del suo spettacolo, scritto con Giorgio Terruzzi e diretto da Gioele Dix, ambientato nella sala d’attesa di un pronto soccorso e costruito come un dialogo immaginario fatto di incomprensioni, insofferenze e amore incondizionato per il figlio. Spiega che tutto è nato da una riflessione maturata durante la pandemia: «La pandemia ha messo in crisi la generazione che è anche quella di mia figlia, è stata un evento che mi ha fatto riflettere, ho avvertito un forte disagio confermato anche dai numeri di accesso di tanti ragazzi alle strutture sanitarie. La relazione genitori-figli è un tema che mi tocca».

Da questa consapevolezza è emerso anche il fine dello spettacolo, che lui descrive così: «Vuole essere uno stimolo a porsi molte domande senza darsi troppe risposte, senza l’ansia di dover trovare una soluzione. Quando i propri figli diventano adolescenti cominciano ad affacciarsi alla finestra per spiccare il volo. Noi dobbiamo sperare che siano pronti per staccarsi».

Paolo Kessisoglu: “Sfidati di me tratta un tema che mi tocca”

Riflettendo sulle differenze generazionali, Kessisoglu osserva come il rapporto tra genitori e figli sia cambiato soprattutto a causa della tecnologia: «Nel controllo attraverso la tecnologia: oggi pensiamo di essere più vicini ai nostri figli, ma siamo più distanti di quanto lo fossero i nostri genitori. I ragazzi di oggi sono nella camera a fianco, hanno un telefono in mano e non sappiamo cosa stanno combinando. La verità è che non capiamo davvero come stanno».

Da qui passa a un’autocritica personale, riconoscendo i propri limiti: «Non uno, ma tanti, troppi. Sicuramente invece un errore dal quale mi guardo è essere superficiale. A volte di fronte a un campanellino d’allarme, la prima reazione è dire: non sto a rompere le scatole. Invece no, bisogna sempre provare a parlare. Forse fa stare un po’ meglio loro, ma sicuramente fa stare meglio te».

Parlando del finale dello spettacolo, sottolinea la sua funzione provocatoria: «È quello che dovrebbe fare il teatro: stimolare un punto di riflessione. Senza svelare troppo, voglio dire che ogni tanto bisogna anche lasciare, mollare: non possiamo vivere la vita al posto dei nostri figli».

Paolo Kessisoglu: “Io e Paolo di sinistra? Mi viene da ridere”

Il discorso si sposta poi sul suo storico compagno artistico, descritto con ironia come un eterno Peter Pan molto legato ai social: «Con Luca sui social abbiamo sempre avuto un approccio diverso e opinioni distanti: non so quanto sia dipendente e invece quanto si diverta. Forse più la seconda, che poi potrebbe dare come risultato la prima. Si è divertito talmente tanto che non riesce più a farne a meno. Non so come fa, a me sembra di non avere tutto quel tempo».

Infine affronta il tema della satira politica, oggi sempre più rara in televisione: «Le nuove leve preferiscono la satira di costume. Penso che certi maestri — Louis CK, Ricky Gervais — abbiano insegnato una cattiveria che sarebbe oggettivamente impronunciabile in televisione, ma che si può esprimere sui social o a teatro. Forse la satira di costume è diventata più interessante perché si esprime in contesti dove è meno censurabile».

E conclude con una riflessione sulle accuse di appartenenza politica: «Mi viene da ridere perché in realtà io e Luca facciamo lunghe discussioni. A volte sono io che gli dico che è diventato destrorso. Altre lui accusa me. E la cosa mi piace perché evidentemente tentiamo di avere un’idea nostra».

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