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Carlo Verdone: “Scuola di seduzione? Vi spiego il mio concetto. Io terrorizzato dal successo: così l’ho superato”

Carlo Verdone: “Scuola di seduzione? Vi spiego il mio concetto. Io terrorizzato dal successo: così l’ho superato”. Carlo Verdone su Scuola di seduzione, e non solo. L’attore romano, 75 anni, è il protagonista insieme a Karla Sofía Gascón del film che parla delle fragilità nell’epoca dell’immagine e dell’omologazione, in su Paramount+ dal 1°aprile. Ne parla in una intervista a ‘7’ per ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Carlo Verdone racconta che tutto è iniziato quando De Laurentiis ha fatto il nome di Karla Sofía Gascón come protagonista. «In un primo momento sono rimasto sorpreso. Intanto non credevo che lei avrebbe accettato. Poi, avendo visto Emilia Pérez, ero anche un poco intimorito: interpretava un personaggio intenso, a tratti cupo…Poi ci siamo incontrati e ho subito capito che lei è una persona serena e molto spiritosa. Siamo entrati in sintonia subito e si è creata una certa familiarità. Questo è successo poi con tutto il resto del cast: c’è ancora una chat attiva, in cui tutti ci sentiamo».

A partire da questa sintonia iniziale, il film li colloca in un rapporto maestro‑allievo che permette a Verdone di riflettere sul presente. «Esattamente. Viviamo in un mondo sempre più fragile, impazzito. Siamo governati da capi di Stato potenti e mediocri che, uniti a una certa decadenza dei costumi, hanno portato allo sfascio dell’anima delle persone. La gente, soprattutto i ragazzi, hanno avuto degli esempi non buoni, di disonestà, di mancanza di etica. Abbiamo bisogno invece di sacerdoti intelligenti, sacerdoti del bello. Ma ci troviamo soltanto delle persone che vanno avanti con la forza, con la prepotenza».

Carlo Verdone: “Scuola di seduzione? Vi spiego il mio concetto”

Questa riflessione lo porta a ricordare un momento personale in cui ha dovuto affrontare le proprie fragilità. «Quando incominciai ad avere successo in televisione con Non stop, nel lontano 1978, la gente cominciò a riconoscermi per strada. Io ero un ragazzo timido, essere riconosciuto ovunque mi aveva creato tanti problemi. Mi vennero degli attacchi di panico veramente penosi, non volevo uscire di casa. Uno psicanalista, famosissimo, amico dei miei, mi disse: “Non c’è niente da psicanalizzare, tu hai paura del futuro che sta arrivando e che cambierà la tua vita”. Quindi, per risolvere questi attacchi, decise di mettermi alla prova: avevo una fidanzata – che poi sarebbe diventata mia moglie – che abitava verso Ostia. Ecco, io non riuscivo a muovermi ma lui mi suggerì di arrivare fino a lì in macchina e spingermi anche oltre. Credevo mi sarebbe venuto un infarto, invece, pur con grande fatica, ci sono riuscito. E mi ha aiutato a guarire».

Da qui il discorso si apre sulla dimensione familiare e sul ruolo di padre. «Ho fatto del mio meglio, forse qualche volta avrei potuto fare di più. Poi c’è stata la separazione, anche se fortunatamente io e mia moglie abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto. Certo, anche con i miei figli mi sarebbe piaciuto essere più presente, ma il mio lavoro è sempre stato questo».

Carlo Verdone: “Ero terrorizzato dal successo: così l’ho superato”

Il tema della seduzione, centrale nel film, diventa l’occasione per una riflessione più personale. «Beh, forse avrei potuto rispondere a 40, 50 anni… però per me seduzione significa avere empatia con le persone, stare bene con loro, conquistarle. Quello credo di saperlo fare ancora».

Infine, la domanda sull’Oscar apre una considerazione sulla sua carriera e sulle sue aspettative. «Beh, io ho fatto parte di un film che l’ha vinto, La Grande Bellezza di Sorrentino. Un film mio non credo proprio potrebbe vincere mai l’Oscar, magari se recitassi nel film di un altro… io faccio commedie e le commedie non hanno grandissime chance agli Oscar, come se non fossero film d’autore. Comunque sia, io mi accontento di quello che ho avuto e mi interessa far contento il pubblico che mi viene a vedere. Vorrei continuare, finché mi andrà, con questa evoluzione: cercherò sempre di cambiare, soprattutto in quest’ultima fase della mia carriera. Voglio cercare di fare cose nuove. Quando ho iniziato mi davo quattro o cinque anni al massimo di resistenza, invece sono arrivato quasi a 50. Posso dire di essere felice anche così».

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