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Salute

Scoperto il motivo per cui le infezioni respiratorie sono più gravi nelle persone di età superiore ai 65 anni

Scoperto il motivo per cui le infezioni respiratorie sono più gravi nelle persone di età superiore ai 65 anni. Un nuovo studio americano ha scoperto il motivo per cui le infezioni respiratorie sono più gravi nelle persone di età superiore ai 65 anni. Per lungo tempo, la maggiore vulnerabilità degli anziani alle infezioni respiratorie è stata attribuita principalmente a un progressivo indebolimento del sistema immunitario.

Tuttavia, una nuova ricerca introduce una prospettiva più articolata, evidenziando come il ruolo determinante sia giocato anche dai cambiamenti strutturali e funzionali del tessuto polmonare legati all’invecchiamento. Lo studio, pubblicato sulla rivista Immunity, mette in luce come i polmoni degli anziani sviluppino una risposta infiammatoria più intensa e prolungata rispetto a quella osservata nei soggetti più giovani.

In condizioni normali, il sistema immunitario reagisce in modo equilibrato: individua la minaccia, attiva le difese e successivamente spegne la risposta infiammatoria. Con l’avanzare dell’età, però, questo equilibrio si altera. Le cellule del tessuto polmonare, in particolare i fibroblasti, modificano il loro comportamento: da elementi che contribuiscono a contenere l’infiammazione, diventano promotori di una risposta eccessiva. Questo cambiamento crea una situazione in cui il corpo non solo combatte l’infezione, ma lo fa in modo sproporzionato, finendo per danneggiare i propri tessuti.

La ricerca descrive un’interazione complessa tra diversi tipi di cellule, tra cui fibroblasti, macrofagi e un gruppo specifico di cellule immunitarie associate al gene GZMK. Queste ultime, pur appartenendo al sistema di difesa, non riescono a contrastare efficacemente l’infezione e contribuiscono invece a mantenere attiva l’infiammazione. Questo fenomeno si inserisce in un quadro più ampio definito come infiammazione legata all’età, una condizione in cui l’organismo resta in uno stato di allerta persistente anche in assenza di una minaccia concreta.

Il ruolo della molecola NF-κB

Un ruolo centrale è svolto dalla via molecolare NF-κB, coinvolta nei processi infiammatori. Nei polmoni invecchiati, la sua attivazione richiama un numero maggiore di cellule GZMK+, che invece di risolvere l’infezione ne amplificano gli effetti dannosi. I ricercatori hanno dimostrato questo meccanismo attraverso esperimenti su modelli animali, riuscendo a riprodurre nei soggetti giovani lo stesso schema infiammatorio tipico degli anziani.

I risultati hanno mostrato un accumulo significativo di cellule infiammatorie e un quadro simile a quello di una polmonite grave. Un dato particolarmente rilevante è emerso quando queste cellule sono state eliminate: il danno polmonare si è ridotto in modo evidente, anche in presenza di infezioni severe. Questo suggerisce che la gravità della malattia dipende non solo dalla presenza del virus, ma anche dalla modalità con cui il polmone reagisce.

Le analisi condotte su tessuti umani hanno confermato quanto osservato nei modelli sperimentali. Nei pazienti anziani con forme gravi, sono stati individuati aggregati di cellule infiammatorie direttamente correlati alla severità del quadro clinico. Questo spiega perché alcuni soggetti continuano a presentare sintomi gravi anche dopo la scomparsa del virus.

Queste scoperte aprono nuove prospettive terapeutiche. In futuro, i trattamenti potrebbero non limitarsi a combattere l’agente infettivo, ma puntare anche a modulare la risposta infiammatoria, riducendo i danni ai tessuti e favorendo una guarigione più efficace.

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