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Pif: “Che Dio perdona a tutti? Io, ateo ma invidio chi ha fede. Ho fatto una scoperta incredibile durante il casting”

Pif: “Che Dio perdona a tutti? Io, ateo ma invidio chi ha fede. Ho fatto una scoperta incredibile durante il casting”. Pif su «… che Dio perdona a tutti», la fede, e non solo. L’attore e regista siciliano, 54 anni, parla del suo nuovo film nelle sale da oggi, giovedì 2 aprile, in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Nell’intervista a Valter Veltroni, Pif ammette che il film mantiene la capacità di divertire e far riflettere proprio come il precedente (La mafia uccide solo d’estate). Se lì il tema centrale era la mafia, qui lo è la religione, e la domanda sulle radici siciliane dei due progetti lo porta a spiegare che «sì, evidentemente non devo andare troppo lontano, né nel tempo, né nello spazio. Con Michele Astori ci divertiamo a immergere nella nostra terra lo scherzo sulle cose profonde. Ci piace far arrabbiare qualcuno. La mafia non ha senso dell’umorismo, la Chiesa speriamo di sì. L’importante è non essere irriverenti. Noi non prendiamo in giro chi ha fede, anzi, da agnostici, invidiamo chi ha fede. Però ci diverte l’abuso della fede, il suo uso improprio».

Da qui il discorso si sposta su ciò a cui si riferisce quando parla di abuso della fede, e Pif chiarisce che «ci sono politici che si dichiarano cristiani ma sostengono che una cosa è fare il Papa, un’altra è fare il politico. Ma non puoi tradire i valori cristiani, limitarti a dichiararli. Non puoi fare il cristiano part-time. Se vivi in maniera ipocrita la fede sono fatti tuoi. Però poi vai a votare e di conseguenza sceglierai gente che rispecchierà la tua incoerenza nell’essere cristiano e le conseguenze saranno di tutti, anche mie. Dovresti rispettare il Vangelo, a cominciare dagli ultimi e dall’accoglienza. Guarda la scena di Trump che si fa appoggiare le mani sulle spalle in un delirio mistico. Un insulto alla religione, come le pratiche dell’Ice».

Pif: “Che Dio perdona a tutti? Io, ateo ma invidio chi ha fede”

Il film racconta un personaggio che passa da un ateismo quasi ostentato a un estremismo religioso, senza vie di mezzo. Pif spiega questa scelta osservando che «questo è un periodo in cui non si colgono le sfumature, la gente sembra volere solo il bianco o il nero, non ammette il dubbio. In questo caso ho usato l’estremismo cattolico per contrastare il conformismo. Papa Francesco era per certi versi molto estremo ma la radicalità del modo di intendere il suo ruolo e la sua missione hanno destato interesse anche in chi è agnostico».

Il discorso si fa poi più personale, quando gli viene chiesto se lui stesso sia cattolico. Pif risponde che «culturalmente sono cattolico, ma nella pratica no. Ho un eccellente curriculum: sono stato a scuola dalle suore prima, dai salesiani poi, ho visto “Marcellino pane e vino” almeno otto volte. Quando entro in un convento di suore mi riconosco nell’arredamento. Mi rassicura il marrone dei mobili, il merletto sotto i piatti… Mi rassicura perché è da dove vengo. Però bisogna farsi delle domande. Sempre, tante. Per far convivere attenzione alla religiosità e dubbio».

Riflettendo su questo percorso interiore, aggiunge che «In realtà, in me, Dio è molto più presente adesso che sono agnostico rispetto a quando ero credente. Mi faccio molte più domande di quando ero cristiano per educazione. Che non basta. In una scena del film c’è un bambino che deve recitare il Padre Nostro. Quando ho fatto il casting ho scoperto che pochissimi lo conoscevano. Una cosa per me incredibile».

Pif: “Ho fatto una scoperta incredibile durante il casting”

Il racconto prosegue con l’incontro con Papa Francesco, un momento che Pif ricorda con particolare intensità: «Ciò che dava fastidio agli altri, la sua semplicità, era proprio quello che mi piaceva. I suoi gesti semplici erano non un modo per abbassarsi, ma per alzare tutti noi. “Pregate per me”, detto da un Papa, significa che la tua volontà conta come la sua, che lui ha bisogno di te. Un Papa più umano, più vicino, ti fa sentire, anche se sei agnostico, accettato. Quando l’ho incontrato, per mettere le mani avanti ho detto: “Io non sono ateo, sono agnostico, ma ho studiato dai salesiani.” Lui mi ha risposto “Forse è per questo che sei agnostico…”».

Infine, Pif torna a un elemento ricorrente del suo cinema: i bambini. Spiega perché siano così centrali anche in questo film, affermando che «I bambini mi piacciono perché hanno uno sguardo puro, libero, sul mondo. Scoprono, cercano. Non devono difendere, devono esplorare. Devono capire un mondo che è inedito per loro. Il film comincia con un bambino italiano che nel 1982 prega Dio perché l’Italia vinca la famosa partita con il Brasile. Quando il match finisce, ringrazia Dio per aver accolto le sue preghiere. Ma subito si rende conto che certamente nello stesso momento un bambino brasiliano avrà fatto lo stesso e ora starà piangendo. “Perché io sì e lui no?”. Domande, il succo della vita. E, più modestamente, il succo di questo film».

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