Francesca Barra: “Smartphone ai figli solo con nostre regole, i genitori permissivi non aiutano. Perché ho smesso di postare foto sui social”. Francesca Barra sullo martphone ai figli, il rapporto con i social, e non solo. La scrittrice e giornalista lucana, 47 anni, ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Francesca Barra racconta che tutto è iniziato quando si è resa conto di quanto spesso, mentre sua figlia la chiamava durante il gioco, lei fosse lì accanto ma assorbita dal telefono: «È cominciato tutto quando mi sono accorta che, a volte, mentre mia figlia giocava, mi chiamava: mamma, mamma… Io ero accanto a lei, consultando notizie, scrivendo mail e non le rispondevo subito. Ho capito che a lei restava impresso non che stessi lavorando, ma che ero distratta dal telefonino e che, crescendo, poteva convincersi che la normalità fosse parlare con qualcuno che non ti guarda davvero». Da questa consapevolezza è nato un interrogarsi più profondo sul modo in cui cresciamo i bambini nell’era degli smartphone.
Francesca Barra: “Smartphone ai figli solo con nostre regole”
Con quattro figli tra i 4 e i 19 anni, Barra ha osservato in prima persona come la pervasività dei dispositivi sia cambiata nel tempo. Spiega che con i due figli che già hanno un telefono ha stabilito un patto educativo molto chiaro: «Coi due a cui ho già dato il telefonino ho fatto un patto educativo: non è un regalo, ma uno strumento, anche per stare in contatto col papà, da cui sono separata».
Tuttavia, nota come questo patto sia stato più semplice con il figlio maggiore rispetto alla figlia dodicenne, perché oggi i rischi sono diversi e più complessi: «Però il patto è stato più semplice col figlio maggiore che con la figlia dodicenne perché ora ci sono pericoli nuovi: social diversi, l’intelligenza artificiale, il deep web… Emma è ligia alle regole, ma oggi i suoi coetanei vanno a un pigiama party e cinque secondi dopo hanno già le foto sullo stato di WhatsApp. È complicato spiegare che questo significa che decine di persone hanno una loro foto e possono farne un uso sbagliato. Oggi, per un genitore è più difficile trovare l’equilibrio fra proteggere e non isolare».
A complicare ulteriormente le cose c’è il fatto che altri genitori adottano regole più permissive, creando inevitabili confronti. Barra ricorda un episodio significativo: «Moltissimo. Un giorno, una compagna delle medie ha detto a Emma che le sue regole erano esagerate. L’ha fatta sentire un po’ ghettizzata. Mi sono chiesta: sbaglio, pretendo troppo?». Racconta anche di quando ha deciso di non mandare la figlia a un concerto del rapper Shiva, scelta che ha richiesto spiegazioni e confronto: «Ho letto i testi, glieli ho mostrati e le ho chiesto: ti piacerebbe se un ragazzo ti parlasse così? Purtroppo, in certi casi, può esserci la sensazione che sia un’ingiustizia, ma quello è il momento in cui non devi mollare».
Francesca Barra: “Smartphone ai figli? I genitori permissivi non aiutano”
Il suo “patto educativo” comprende anche regole pratiche e un forte ruolo di esempio da parte dei genitori. Barra lo descrive così: «Il principio è che lo smartphone è uno spazio guidato da noi genitori. Mia figlia dodicenne ha solo i numeri di familiari e amiche del cuore. Il telefono, la sera, non entra in camera da letto e io ho il Pin. Poi, io e Claudio ci impegniamo a essere d’esempio. Io ho disinstallato le app buone solo a distrarmi, mi sono riappropriata di tempo per me e per i figli, e abbiamo stabilito che la cucina è smartphone free anche per noi adulti».
Accanto alle regole, però, servono alternative concrete. Barra racconta di essersi ispirata a una frase di Joseph Conrad per insegnare ai figli il valore del tempo non mediato dagli schermi: «Sono partita da una frase di Joseph Conrad salvifica per la mia creatività quando lavoro a un’inchiesta giornalistica, a un libro, a un podcast: “Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”».
Da qui ha ideato attività condivise, come «il martedì della lettura» o le lezioni di uncinetto, convinta che togliere il telefono senza offrire alternative generi solo frustrazione: «Se togli il telefono e non dai alternative, crei frustrazione. Se offri esperienze, i ragazzi scoprono che esiste altro».
Col tempo, i figli hanno imparato anche il valore della noia, un elemento che Barra considera fondamentale: «Hanno scoperto anche il valore della noia, che per la mia generazione è stato essenziale. Se da piccoli, al ristorante, per tenerli buoni, non gli metti in mano un telefono, dopo un po’ che si annoiano, s’inventano un gioco».
Francesca Barra: “Ecco lerché ho smesso di postare foto sui social”
Ricorda un periodo trascorso in campagna, in attesa di trasferirsi a Milano, che ha rafforzato questa consapevolezza: «L’anno scorso, in attesa di traslocare in una casa nuova a Milano, abbiamo vissuto per un periodo in campagna, in un posto dove non c’era niente da fare, ma siamo andati al fiume, abbiamo giocato con le pietre e poi ci siamo scoperti arrossati e affamati e siamo andati a cercare un posto dove mangiare e, a fine giornata, avevamo una strana euforia: la noia ci aveva portati a fare cose antiche, insieme. Infatti, la casa l’abbiamo tenuta e lì tutti sono felici e si dimenticano il telefono. Claudio si è rimesso a costruire con le sue mani cose che normalmente avrebbe comprato».
Infine, Barra spiega perché ha smesso di pubblicare foto dei figli sui social, una decisione maturata dopo un episodio doloroso legato all’uso improprio dell’intelligenza artificiale: «Quando ho denunciato i siti che hanno diffuso delle mie false foto di nudo create con l’intelligenza artificiale, mia figlia Emma, mi ha chiesto “come ti fa sentire tutto questo?”. Ho capito si stava chiedendo: “Come mi sentirei, se capitasse a me?”. Questo è uno degli episodi che mi ha fatto comprendere che noi pensiamo di condividere qualcosa di bello, ma stiamo aprendo una finestra incontrollabile in cui non entrano solo persone perbene».
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