Fabio Volo: “Non ho talento artistico, mi chiamano per un motivo. Meloni? Penso che la nostra classe politica non sia qualificata”. Fabio Volo e il talento artistico che non ha, il ritorno in Tv con Kong — Con la testa tra le nuvole, programma di Rai Cultura, e non solo. Lo scrittore e conduttore bresciano, 53 anni, ne parla in una intervista a ‘La Repubblica’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Fabio Volo ha appena terminato le riprese del film Il mio nemico immaginario, che segna il debutto alla regia di Antonia Liskova, e si prepara a tornare in televisione dal 13 aprile con Kong — Con la testa tra le nuvole, programma di Rai Cultura in diretta quotidiana su Rai3 alle 20.20. A quattordici anni dall’ultima esperienza in Rai con Volo in diretta, racconta la genesi del nuovo progetto spiegando: «Torno in tv ma non volevo stare in uno studio, faccio il programma dalla Torre Branca. Come avevo fatto Italo spagnolo dalla Rambla di Barcellona, o Italo francese dalla sala della funicolare di Montmartre. Volevo più respiro, ho chiesto la torre alla famiglia Branca».
Entrando nel dettaglio della realizzazione, aggiunge: «Ho chiamato il conte Branca e gli ho spiegato che in tv c’era bisogno di bellezza, aria, luce. Useremo i droni, quando scrivi un programma o un film, realizzi quello che hai salvato dalle regole. Sono in cima alla torre, vado più in alto per cercare risposte. La cronaca è diventata intrattenimento, il buio si sconfigge con la luce». Il programma affronterà temi esistenziali e personali, come chiarisce lui stesso: «Della vita, del destino. Con gli ospiti affrontiamo i sogni, le paure, l’amore che va oltre il tempo. Tra i primi ospiti ci saranno Umberto Galimberti e Giuseppe Fiorello».
Fabio Volo: “Non ho talento artistico, mi chiamano per un motivo”
Ripensando al suo passato televisivo e al cambiamento della Rai, osserva: «Avevo questa idea. Ho chiesto se riuscivo a fare il programma a Milano: vado a prendere i bambini a scuola, li porto a calcio. La Rai è cambiata ma io, non appartenendo a nessuna corrente, non piaccio a nessuno. Nel senso che non seguo le mode, non mi chiamano in determinati momenti storici».
Sul proprio percorso personale e professionale riflette: «Non ho un talento artistico, tengo perché ho grande disciplina sul lavoro, cosa che non si vede conoscendomi. Mi bollano come eterno Peter Pan, ma ho iniziato a 14 anni, con mio padre in panetteria. Lui aveva un’ossessione per il lavoro e ho seguito il suo esempio. Il mio talento è fare quello che sento, non mi forzo di stare in una situazione che non è la mia».
Parlando della famiglia, racconta: «Sono stato fortunato, ho conosciuto l’amore incondizionato, i miei genitori non mi avrebbero amato di più se mi fossi laureato. Avrei fatto anche di più per loro, ma non hanno mai voluto niente. Regalai la macchina a mio padre, i chilometri erano rimasti gli stessi; i diecimila euro in banca erano lì. Papà non era severo, non esprimeva l’affetto; quando si è ammalato, è caduta la maschera. Verso la fine è diventato più affettuoso. E mi ha dato un bacio».
Fabio Volo: “Meloni? Penso che la nostra classe politica non sia qualificata”
Sulla fine della relazione con Johanna Maggy Hauksdottir, ammette: «Tutti provano a restare insieme, una persona entra nella tua vita e pensi che sarà per sempre, ma non sei più quello di prima. La convivenza è finita, il sentimento resiste».
In ambito politico precisa: «Sono andato e ho votato no. Non seguo i partiti, mi faccio un’idea in base alla mia conoscenza, a quello che leggo e quello in cui credo. In questo caso c’era di mezzo la Costituzione, che va difesa». E aggiunge un giudizio critico: «In generale, penso che la nostra classe politica non sia qualificata e non sia in grado di affrontare i problemi del Paese. Ho la sensazione che in una qualsiasi azienda, persone così sarebbero state licenziate, in politica no».
Infine, parlando del successo editoriale e delle critiche ricevute, conclude con distacco: «Non mi interessano». E precisa: «Non pensavo di essere in guerra. Mi piaceva l’idea di raccontare storie. La vendita sproporzionata dei libri sorprendeva le persone, il più stupito ero io. Potevano non piacere i libri, ma la cattiveria ha preso un’onda più grossa. Non ho dichiarato guerra a nessuno, è un po’ come se mangiassi un gelato e qualcuno ti desse uno schiaffo».
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