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Francesco Baccini: “Nuovo album? Dedica a Califano per un motivo. Mai visto Sanremo e non ascolto musica italiana”

Francesco Baccini: “Nuovo album? Dedica a Califano per un motivo. Mai visto Sanremo e non ascolto musica italiana”. Francesco Baccini sul nuovo album con dedica a Franco Califano, il rapporto con la musica italiana, e non solo. Il cantautore genovese, 65 anni, ne parla in una intervista a ‘La Stampa’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Francesco Baccini, parlando del suo progetto Nomi e cognomi 2, racconta che tra i brani c’è un omaggio a Franco Califano. Spiega che l’idea gli è venuta nonostante, apparentemente, non avessero nulla in comune. Ricorda infatti: «Sì, siamo due mondi lontanissimi, ma quando l’ho conosciuto di persona mi è stato subito simpatico: prima lo immaginavo come quello che fa il duro, che fa il figo, poi lo incrociai durante un festival di Sanremo dove ero andato ad accompagnare De André, era l’ultimo anno che ci cantava sua moglie Dori Ghezzi. Un giorno nella hall dell’albergo arrivò Califano e ci presentammo».

Da quell’incontro nacque un rapporto più profondo, come racconta ripensando ai momenti successivi: «Me lo sono trovato per caso una sera a Roma in trattoria, abbiamo mangiato insieme ed è nato un rapporto confidenziale, perché lui era una persona verace: ci siamo annusati e ci siamo capiti. Non l’ho mai considerato come un cantautore, anche per un discorso politico, era più un autore, si pensi solo a una canzone come Minuetto. Era ombra e luce, come tutti gli artisti un po’ maledetti. Nel pezzo che gli ho dedicato racconto il tormento e l’estasi nel trovare la strofa, fino alla gioia di riuscire a fare una canzone».

Francesco Baccini: “Nuovo album? Dedica a Califano per un motivo”

Parlando del contesto storico e della creatività di un’epoca, Baccini chiarisce che non c’è alcuna nostalgia verso il passato: «No, io sono l’essere meno nostalgico del mondo, non vorrei mai tornare agli anni Settanta, che erano anni tristi, bui, tutti incazzati… A Genova allora c’erano le Brigate rosse, attentati, posti di blocco, non si rideva mai. Era il periodo dei cineforum e dei film con i sottotitoli in caratteri cirillici seguiti dal dibattito… Da una parte era anche utile, perché ero pigro a leggere e se a quei tempi non leggevi diventavi un emarginato. E ho anche ascoltato centomila dischi».

Il discorso si sposta poi sugli altri nomi che compariranno nel progetto, e Baccini ricorda che qualcosa è già uscito: «Era già uscito Matilde Lorenzi, di cui mi aveva colpito la morte a soli 19 anni, in allenamento, una beffa incredibile, e che era anche nella musica di un docufilm su Kristian Ghedina. Gli altri pezzi dell’album li snocciolerò a un mese e mezzo di distanza l’uno dall’altro».

Riflettendo sul legame tra Nomi e cognomi 2 e il disco del 1992, spiega che la continuità non è frutto di una strategia ma di un processo naturale: «Le cose arrivano quando devono arrivare, già tempo fa mi chiedevano quando avrei fatto il numero 2, ma io non faccio canzoni a comando, che è poi il motivo per cui me ne andai da una major, la Warner: per contratto avevo l’obbligo di fare un disco ogni anno e mezzo, ma questo per me non è mai stato un lavoro. Anche prima di diventare famoso, quando ho dormito in macchina per un anno, a Milano, il mio ultimo pensiero era vendere».

Francesco Baccini: “Mai visto Sanremo e non ascolto musica italiana”

Quando gli viene chiesto del festival di Sanremo, Baccini risponde con la sua consueta schiettezza: «Ma lei mi vuole male..? Non l’ho mai guardato in vita mia e non l’ho guardato neanche stavolta. Il mio nome lì in mezzo non ce lo vedo neanche… Per me Sanremo è il Premio Tenco, che è nato proprio per dare spazio all’altra musica. È come il cinema, se non mi piacciono i film di Pierino non vuol dire che sia uno snob, è che ormai qualsiasi cosa non sia completamente stupida passa per colta».

Il discorso scivola poi sulle sue esperienze televisive, comprese quelle meno fortunate, come il reality a cui partecipò: «Ho fatto Music Farm nel 2005, una cosa che non rifarei, anche se rispetto al panorama attuale spicca. In realtà mi accorsi di che cos’era un reality soltanto quando mi ci sono trovato dentro: era una gabbia e sono impazzito. Più in generale, in tv la musica è un siparietto per fare una gara. Una volta c’erano Arbore e Massarini a fare indicazioni sulla musica di qualità che potevi seguire o meno, oggi questa cosa è solo una rottura di coglioni. In ogni caso ho smesso di vedere la tv negli anni Novanta».

Infine, parlando della musica italiana contemporanea, Baccini non nasconde la sua disillusione: «La musica nera è finita col rap, così come la bianca è finita col punk, poi da qualche decennio ci sono i sottogeneri. Non c’è niente di italiano che ascolti, e anche qui non c’è snobismo. E mi dispiace pure, perché mi sono rotto di ascoltare cose vecchie. Quanto alla canzone d’autore, ormai è un ricordo, come tutte le cose ha un inizio e una fine: per come la intendiamo noi, è una cosa di fine Novecento. L’ultimo cantautore è Samuele Bersani, perché ha saputo dare un’impronta riconoscibile. Dopo di lui, solo manierismo».

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