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Alessio Boni: “Don Chisciotte panacea per l’anima, come lui Ilaria Cucchi. Il segreto per diventare uomini è uno”

Alessio Boni: “Don Chisciotte panacea per l’anima, come lui Ilaria Cucchi. Il segreto per diventare uomini è uno”. Alessio Boni su Don Chisciotte, e non solo. L’attore bergamasco, 59 anni, veste i panni del cavaliere errante nel film diretto da Fabio Segatori, nelle sale dallo scorso 26 marzo. Ne parla in una intervista a ‘Vanity Fair’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Alessio Boni è al cinema nel ruolo di uno dei personaggi più affascinanti e moderni della letteratura, Don Chisciotte, diretto da Fabio Segatori, e riflette sul significato profondo di questa figura. «Una panacea per l’anima perché il mondo di oggi purtroppo te la sporca sempre di più. Come diceva Alda Merini: ”Mi deformo attraverso gli altri”. Don Chisciotte è un utopico, una parola bellissima anche se oggi sembra sinonimo di qualcosa di nefasto e di negativo. Lui si veste di un’armatura, entra nella Mancia e si impegna per rendere migliore il mondo in cui abita. È un cavaliere errante, un eroe laico. Anche se per alcuni i problemi dovrebbe risolverli Dio, io preferisco chi ascolta, muove le mani e le usa non per pregare ma per fare, esattamente come Don Chisciotte».

Parlando di sé, l’attore si riconosce in parte in questa visione, pur con una certa cautela. «Ci provo. Viviamo in una società in cui siamo talmente presi da noi stessi, dalla voglia di scalare e di sgomitare che non abbiamo il tempo di guardarci intorno. Mi sono pian piano reso conto che maschi si nasce e uomini si diventa: quando cominci a vedere “noi” e non più “io” inizia la vera maturità».

Alessio Boni: “Don Chisciotte panacea per l’anima, come lui Ilaria Cucchi”

Secondo lui, il percorso verso la maturità passa anche attraverso la capacità di coltivare i propri sogni. «Avere sempre uno spazio dove poter far partire i tuoi sogni, che sono l’unico posto in cui nessuno ti umilierà. L’umanità è fatta di immaginazione e di fantasia: non fa male sognare. Oggi ce lo stanno togliendo, e Don Chisciotte combatte anche per quello, perché tutti dovremmo avere sempre uno spazio dove poter far partire i nostri sogni».

Ripensando al proprio percorso, l’attore racconta come il suo destino non fosse affatto scontato. «Volevo cercare qualcosa che mi piacesse. Nella vita puoi scegliere tutto tranne due cose: dove nascere e in che famiglia. Io sono nato in un posto, un piccolo paese di quattromila abitanti in provincia di Bergamo, che non mi faceva sognare. Questo mi ha permesso di desiderare di evadere e di andare oltre. Oggi, ormai, ci insegnano a prendere tutte le decisioni prima per poter seguire le orme di chi è venuto prima di noi e nessuno si chiede mai se avrai la passione per quel mestiere».

Da qui nasce anche la consapevolezza della propria fortuna. «Assolutamente sì: sono fortunatissimo perché mi piace quello che faccio, ma quanti possono dire lo stesso? Magari ci sono persone che fanno lavori che li fanno guadagnare benissimo ma non sono felici: e cos’è più importante? Se mio figlio mi dicesse di voler fare il poeta probabilmente lo incoraggerei: in questa società occidentale siamo la nostra professione, e non è giusto».

Alessio Boni: “Il segreto per diventare uomini è uno”

Guardandosi intorno, individua anche esempi concreti di idealismo contemporaneo. «Ilaria Cucchi, che dieci anni fa ha denunciato l’arma dei carabinieri: tutti la prendevano in giro, mentre adesso non parla più nessuno. Ha vinto lei, è un bellissimo esempio di donchisciottismo moderno».

Sul tema della fuga, l’attore offre una riflessione legata alla sua vita personale. «È molto trattenuta perché ho tre figli e, quando fuggo, vado con loro e con la donna meravigliosa che mi è accanto. Vorrei però dire una cosa sui figli». A questo proposito aggiunge: «È un po’ quello che diceva Alda Merini: chi ama troppo i figli spesso li sacrifica al proprio io. E non è giusto. Non va bene che molti figli restino fino ai 40 anni insieme ai genitori perché non li lasciano andare. I figli devono essere liberi, non trattenuti».

Infine, parlando del tempo che passa e del traguardo dei sessant’anni, conclude con serenità. «Non ci penso tanto al tempo: la contentezza di quello che hai fatto può portarti a un livello di felicità più puro di quanto immagini. La felicità ti arriva se stai bene e hai una buona base. È come un orgasmo: è impossibile che duri una giornata intera, ma solo un attimo. E io ho imparato a goderne, cosa vuole che mi spaventi?».

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