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Serena Bortone: “Nuovo romanzo? Lo scandalo è una storia vera. Un incontro mi ha segnata”

Serena Bortone: “Nuovo romanzo? Lo scandalo è una storia vera. Un incontro mi ha segnata”. Serena Bortone sul nuovo romanzo, l’incontro che l’ha segnata e non solo. La giornalista e conduttrice romana, 55 anni, parla del suo secondo libro che racconta tre donne nell’Italia tra gli ’60 e ’70, in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Serena Bortone racconta che è appena uscito per Rizzoli il suo secondo romanzo, Le dirimpettaie. Storia di tre donne borghesi, e riflette su quanto di sé abbia riversato nella storia. Spiega che «Ognuno di noi contiene moltitudini. Quando scrivo metto sempre in gioco una parte di me, noi non siamo mai soli, siamo anche quelli che incontriamo. È inevitabile che abbia scritto un pezzo di me, o di uno degli incontri rimasti dentro di me».

Proseguendo, si sofferma sull’ambientazione del libro, che copre soprattutto gli Anni 60 e 70, e chiarisce come questo contesto storico sia fondamentale per comprendere le protagoniste: «Racconto come i cambiamenti esterni determinino la nostra psicologia, non a caso il mio romanzo preferito è Guerra e Pace. Il mondo femminile poco prima dell’emancipazione: tre donne, con il femminismo e la libertà sessuale che si facevano strada, non avevano nulla in comune, erano votate all’accudimento dei figli, un destino legato a quello dei mariti, non c’era il divorzio e non era facile separarsi. Però un po’ di quella spinta entra nelle loro vite e ho voluto raccontare quell’anelito di libertà, come si può interrompere e sconfiggere il destino, restituendo la forza della potenza della vita. Ci riescono in modo diverso».

Serena Bortone: “Nuovo romanzo? Lo scandalo è una storia vera”

Quando il discorso si sposta sul colpo di scena del romanzo — Tina che si fidanza con l’ex della figlia, più giovane di vent’anni — Bortone rivela l’origine dell’episodio: «È una storia vera che mi è stata riferita. Una delle sfide è stata raccontare la sessualità femminile, soffocata per centinaia di anni. Alle donne non era consentito di avere una sessualità libera, aperta. Tutte e tre sono ispirate a figure reali della mia infanzia. Le cose più imprevedibili sono le più vere. Douglas Sirk, regista di melò, diceva che il massimo della verità è nel massimo della finzione».

Riflettendo poi sulla rappresentazione maschile nel romanzo, afferma che gli uomini ne escono semplicemente «Come esseri umani. Volevo raccontare la loro fragilità, il mondo maschile non consentiva di esprimere dolori e desideri». Il discorso si fa più personale quando ricorda suo padre: «È stato il sindaco più giovane d’Italia, democristiano, a Cuccaro Vetere, nel profondo Sud, Cilento. Era il classico uomo della sua generazione, incapace di verbalizzare il sentimento, ma un buono: lui e mia madre mi hanno trasmesso il senso del dovere, l’importanza della cultura e l’utilità per il prossimo. Io l’ho fatto anche conducendo programmi in tv, approdando alla Rai 3 di Angelo Guglielmi».

Serena Bortone: “L’incontro con la vedova del caposcorta di Falcone mi ha segnata”

A chi le fa notare che appare controllata nei sentimenti, risponde raccontando un lato più impulsivo e passionale di sé: «In realtà ho conosciuto l’amore che non ha limiti, sono partita alle due di notte per andare in un’altra città dal mio compagno dell’epoca. Sono una donna passionale, infatti mi piace l’opera». Ripercorrendo l’inizio della sua carriera in Rai, ricorda: «Mandai il mio curriculum, a 18 anni fui chiamata per una sostituzione in “Alla ricerca dell’Arca” di Mino Damato. Tra i primi incarichi mi diede quello di cercare un pitone per Latoja Jackson, che li amava».

Oggi conduce la radio, un mezzo che ha imparato ad apprezzare: «Uno strumento che non conoscevo. Io sono bendisposta per le novità della vita. Ho sempre avuto libertà editoriale, non era scontato portare la classica in tv. Ricordo quando Antonio Pappano e Silvio Orlando scoprirono di avere le stesse origini da un paesino del beneventano. La cosa bella della tv è mettere insieme mondi lontani tra loro. L’incontro che mi è rimasto dentro, e che mi ha fatto piangere come non ci fosse un domani, è stato con la vedova del caposcorta di Falcone, Tina Montinaro: il suo impegno antimafia che continua, il suo coraggio ma anche il suo sorriso. Sento il dovere del servizio pubblico, la cosa importante è offrire contenuti. La sfida dei numeri in tv l’ho sempre vinta, sulla qualità non sta a me dirlo».

Serena Bortone: “Io tosta? La realtà è un’altra”

Quando le si chiede se le manchi non essere più in televisione, chiarisce il suo rapporto con quel mezzo: «Non l’ho mai vissuta come un’esibizione ma come uno strumento per parlare a un pubblico ampio a cui portare quei valori che mi hanno trasmesso i miei genitori: vicinanza alla marginalità, solidarietà, inclusione». Parlando del suo rapporto con il lavoro, sottolinea la sua operosità: «Faccio tante cose, la radio, l’ospite fissa in tv da Isoardi, sono stata eletta segretaria dell’Ordine dei giornalisti del Lazio. E poi scrivo. Ho il senso del dovere, mi piace essere in ascolto dell’altro. Ho imparato che ascoltare è più bello che parlare».

Alla domanda se sia davvero tosta come sembra, ribalta l’immagine: «In realtà sono affezionata alle mie vulnerabilità. Non sopporto le ingiustizie e le prevaricazioni e sono fumantina, poi entro in colpa per avere sbottato». Poi riflette su ciò che questo libro le ha lasciato: «Ho capito quanto è bello far camminare i personaggi sulle loro gambe. Partire da uno spunto di realtà e costruire delle psicologie. È come vivere tante vite. Raccontare la stagione dei diritti ora che vengono pericolosamente messi in discussione mi ha donato forza e speranza: possiamo sempre scegliere la via della libertà».

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