La sfida tra De Martino e Gerry Scotti non esiste: così il conduttore napoletano sta scavando un solco tra sé e il collega. Nel piccolo grande teatro della televisione italiana, dove ogni sera si combattono battaglie a colpi di share, la presunta sfida tra Stefano De Martino e Gerry Scotti somiglia sempre più a un incontro impari. Da una parte c’è l’ascesa costante, quasi inevitabile, di un volto che il pubblico ha adottato con entusiasmo; dall’altra un veterano che, per quanto rispettato, sembra ormai correre su un binario parallelo che porta altrove, lontano dal centro della scena.
I numeri parlano chiaro, e non sono numeri che si possono raccontare o piegare a proprio piacimento. L’ultima puntata di Stasera tutto è possibile, andata in onda lo scorso mercoledì e che ha segnato la chiusura stagionale del programma, ha superato i due milioni di spettatori (2.167.000), conquistando un solido 16% di share e lasciando indietro la concorrenza senza troppi sforzi. Certo, qualcuno prova a ridimensionare il risultato parlando di una serata “facile”, con film come Sister Act e Forbidden Fruit come sfidanti, ma il punto è un altro: il pubblico, quando vuole ridere e staccarsi dallo stress, oggi sceglie De Martino.
La narrazione fantasiosa
Ed è qui che la narrazione della “sfida” con Scotti inizia a scricchiolare. Perché mentre il conduttore napoletano cresce, sperimenta, si muove con naturalezza tra ironia e leggerezza, Scotti resta ancorato a un modello televisivo che, per quanto glorioso, porta inevitabilmente i segni del tempo. Il caso più emblematico è La ruota della fortuna, adattamento di Wheel of Fortune, un format che negli Stati Uniti gira dal 1975 (il debutto è datato 6 gennaio 1975 sulla NBC). Mezzo secolo di storia, certo, ma anche mezzo secolo di distanza da un pubblico che oggi cerca altro.
Eppure, una certa stampa, quella di casa soprattutto, insiste. Si continua a raccontare questa rivalità come se fosse reale, quasi epica, come se fossimo davanti a due titani che si contendono lo stesso trono. La verità è che i troni, oggi, sono diversi. De Martino gioca una partita a parte, nel presente proiettato al futuro, con uno stile fresco, immediato, capace di intercettare un pubblico trasversale. Scotti, invece, sembra più impegnato a difendere una posizione conquistata da anni (?), senza però riuscire a rinnovarla davvero.
Il risultato? Ogni tentativo di confronto finisce per trasformarsi in una sorta di boomerang. Più si prova a mettere sullo stesso piano i due, più appare evidente la distanza. È un po’ come paragonare un treno ad alta velocità a una locomotiva a vapore: entrambe funzionanti, ma con ruoli e tempi completamente diversi. E quando la gara è sul ritmo, sulla capacità di stare dentro il presente televisivo, il divario è palese.
Il solco
De Martino, nel frattempo, continua la sua scalata. Tra Affari tuoi, che conduce ogni sera con risultati solidissimi, e l’ufficialità che lo vede già alla guida del prossimo Festival di Sanremo, il suo nome è ormai una certezza nei corridoi che contano davvero e, evidentemente, nei cuori degli italiani.
Dall’altra parte, Scotti resta un volto familiare, rassicurante, ma sempre più confinato in un ruolo preciso, quasi immobile. Quando prova a uscire da quel perimetro, il pubblico non lo segue con lo stesso entusiasmo. Ed è forse questo il dato più significativo: non la sconfitta in uno scontro diretto, ma la difficoltà a restare centrale in un sistema che cambia velocemente.
Alla fine, più che una sfida, quella tra De Martino e Scotti appare come una narrazione forzata, utile forse a riempire pagine e talk, ma poco aderente alla realtà. Perché se davvero si vuole parlare di presente e futuro della televisione italiana, il nome che torna con insistenza è uno solo. E, puntata dopo puntata, a prescindere dal format, il conduttore napoletano continua a scavare un solco sempre più profondo tra sé e il collega lombardo che ha paragonato Napoli al Bangladesh.
Carmine Gallucci
direttore@brevenews.com
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