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Amanda Lear: “La Sobrietà? Ho accettato per un motivo. Mai subito molestie ma un episodio mi turba ancora. Ho solo un rimpianto”

Amanda Lear: “La Sobrietà? Ho accettato per un motivo. Mai subito molestie ma un episodio mi turba ancora. Ho solo un rimpianto”. Amanda Lear su La Sobrietà, e non solo. La cantante e attrice francese, 85 anni, veste i panni di una suora nel film di Carlo Fenizi, in onda su Prime Video dal 27 aprile. Ne parla in una intervista a ‘La Repubblica’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Amanda Lear interpreta una suora nel film “La sobrietà” di Carlo Fenizi e spiega: «È interessante proprio perché sono una suora, e per una volta la gente non mi vede con le ciglia finte, i capelli biondi eccetera. Una suora anche poco simpatica. Ho accettato perché penso che sia importante lavorare con giovani registi, e non aspettare sempre Hollywood. Nel film ci sono anche bravi attori, l’almodóvariana Antonia San Juan, poi il protagonista Michele Ragni Tucci».

Parlando della fede, sottolinea: «Sono molto religiosa. Senza fede — può essere anche musulmana o buddista — non vedo come si possa farcela ad attraversare questa vita terrificante. La gente non capisce che l’inferno è quello che viviamo ora, che dopo sarà meglio: fine del dolore, dei problemi. Credo che l’after life sarà un momento bellissimo. Ho una venerazione per Santa Rita, sono andata alla basilica di Cascia a vederla. Prego moltissimo».

Amanda Lear: “La Sobrietà? Ho accettato per un motivo”

Il rapporto con il cinema italiano, invece, viene definito complicato: «Strano. È iniziato malissimo. Nel momento del boom in Italia, subito mi hanno contattata per fare del cinema, naturalmente per sfruttare il personaggio. Feci un film con Adriano Celentano, Zio Adolfo in arte Führer, che è stato un disastro. Celentano è superstizioso, io avevo chiesto al costumista di farmi vestire dalla testa ai piedi con un bell’abito tutto di velluto viola, che adoro. Appena lo ha visto, Celentano ha urlato che portava sfiga. Io non lo sapevo, in Francia è il verde il colore che porta sfortuna. Io facevo una cantante e cantavo Lili Marlene e lui: “Che tristezza”. In più, a un certo punto, è arrivata dalla Germania una denuncia, perché Rainer Fassbinder aveva acquistato i diritti esclusivi della canzone Lili Marlene, perché faceva un film su di lei, e ci ha proibito di cantarla. Così ho dovuto cantare un’altra canzone. È stato un errore dopo l’altro, Celentano ha pensato fosse colpa mia e non ci ho lavorato più».

Ricorda poi un’altra esperienza negativa: «Una truffa. Ero straniera, mi dicono che questo regista mi vuole protagonista, ben pagata, di un film a Roma, una commedia musicale in cui canto e provo a far scoprire al pubblico le bellezze di Roma. ‘Alla mia destra vede il Colosseo, costruito duemila anni fa…’. Nel doppiaggio hanno cambiato le parole e dicevo: ‘Vi porto in un locale porno dove vedrete delle spogliarelliste’. Io mi sono incazzata, ho fatto causa, ma c’era una piccolissima clausola contrattuale e ho perso. Questo mi ha un po’ raffreddata verso il cinema italiano. E pensare che Mauro Bolognini, con cui ho girato diversi spot, mi diceva che ero fatta per il cinema, come le dive di una volta che non ci sono più. È stato bello lavorare con lui. In Francia ho lavorato con Depardieu e Belmondo, ho fatto teatro».

Amanda Lear: “Stryx? È stata la prima volta che si vedeva un seno nudo in tv”

Sempre nel 1978 ha partecipato a una trasmissione televisiva innovativa (Stryx): «Enzo Trapani ha fatto scalpore, perché era la prima volta che la Rai si svegliava un po’. Faceva questo programma con queste “streghe”, cioè questo nuovo tipo di ragazze aggressive, molto sexy. C’erano Patty Pravo, Grace Jones. È stata la prima volta che si vedeva un seno nudo in tv. Io cantavo una canzone. Mi ricordo che in fondo c’erano delle ragazze che facevano le comparse sexy, con il seno nudo, e una di loro era Barbara D’Urso».

Riguardo alla televisione commerciale aggiunge: «Nell’81 lanciava le sue tv e mi scelse. Parlavo cinque lingue, sapevo stare sul palco. Era un uomo squisito, educato, che ci teneva a fare programmi per far sognare gli italiani. Diceva: “Se un italiano ti invita a casa sua ti vesti bene, noi siamo invitati in casa di tutti gli italiani, ci dobbiamo vestire bene”, e tutti erano eleganti, pure i cameramen in smoking. Poi dopo è passato alla politica, è diventato un’altra persona».

Ripercorrendo l’infanzia racconta: «Felice, grazie a mamma. I miei avevano divorziato, io vivevo con lei e la micia nel sud della Francia. Mamma aveva un atteggiamento orientale, fatalista. Io non lo accettavo. A quindici anni sono andata a Parigi per la scuola di Belle Arti, volevo dipingere. Lì ho scoperto un mondo artistico, un po’ pazzo. Fumavano le canne, era gente un po’ strana, con la mente aperta. Dopo un paio d’anni una signora mi ha avvicinato, ero magra come un chiodo: ‘Potrebbe fare la modella’. Fino a quel momento non mi consideravo bella. Ho incontrato gente pazzesca del mondo della musica. E poi, naturalmente, Salvador Dalí. E tutti sanno la storia».

Amanda Lear: “Mai subito molestie ma un episodio mi turba ancora”

Sul tema delle molestie afferma: «No. Ho questa reputazione di essere scontrosa, non antipatica, ma insomma, e a metà di una cena o di una serata, se mi fossi annoiata, mi sarei alzata e me ne sarei andata. Facevo finta di andare alla toilette e poi non tornavo più. Prendevo un taxi, tornavo a casa. Ma c’è un episodio che mi turba ancora».

E racconta: «Una volta. Era l’Harvey Weinstein dell’epoca: Darryl Zanuck. Siamo a New York con Dalí, deve fare il poster di un film per 600 mila dollari. A cena Zanuck parla solo di sé, dei suoi soldi, di Cleopatra e Elizabeth Taylor, le donne esibite come trofei. Dalí gli dice che mi interessa il cinema. Lui mi fa fare un provino alla 20th Century Fox, mi convoca al Plaza Hotel. Arrivo e lui mi apre in pigiama. La suite buia, sul letto una bionda in lingerie. Mi prende il panico e fuggo. Dalí si infuria e lo insulta al telefono «il poster mettitelo lì». Fine della carriera hollywoodiana».

Riflettendo sulla propria carriera dichiara: «Più di tutto sono pittrice, poi incontrando David Bowie mi sono lanciata e ho avuto un successo da ventotto milioni di dischi nel mondo, ventitré album. Chanel ha preso la mia canzone Follow Me per la pubblicità del profumo per quattro anni. Tutto questo mi porta tanti soldi, ma non me l’aspettavo, questa carriera. Poi ho scoperto la recitazione. Mi sono accorta, quando arrivo sul palcoscenico in teatro, che recitare mi fa bene. È un bisogno, una necessità. Ho bisogno di recitare. È una cosa meravigliosa».

Amanda Lear: “Mio marito l’amore più grande”

Parlando dell’amore, rivela la sua storia più grande: «Mio marito. Sono rimasta sposata con lui per più di venticinque anni. Purtroppo è morto in un incendio. E dopo di lui, ho avuto una grande bella avventura durata nove anni con un ragazzo italiano. Sì, ho avuto altri amori, ma quello più grande è stato mio marito».

Ricorda anche il dolore per la perdita: «Prima ho pensato di ammazzarmi, poi ho capito che la fama non dà privilegi, puoi avere malattie, accidenti come tutti. Poi ho capito che uccidermi non lo avrebbe fatto tornare. Sono andata dallo psicoanalista, piangevo tutti i giorni. Ho pensato: ‘Vabbè, lui adorava questa casa che avevamo costruito insieme. Lui adorava il giardino, le piante. Voglio rifare la casa uguale com’era prima’. E l’ho fatta. Come piaceva a lui, per prolungare, non so, quell’amore. Ancora adesso, è morto da venticinque anni, e io vivo ancora in questa casa».

Amanda Lear: “Rimpianti? Solo uno”

Infine, parlando dei rimpianti e delle etichette, conclude: «Non aver vissuto una vita normale. Credo che gli artisti siano dei mostri. Di fatto sono degli ossessionati, con la loro immagine, con il loro mestiere, ed è molto difficile vivere normalmente. Dopo un po’ ti accorgi che non è questo il bello della vita». E aggiunge: «Anche adesso. Sono quella di Rendez-vous. Ho fatto mille altre cose, ho fatto una ventina di film, ho fatto cose in teatro. Ma la gente ti ha etichettato così, da donna sexy e provocante. Quando incontro un regista, devo convincerlo: “Guarda che non voglio recitare ancora queste parti, alla Sex and the City, la cougar che seduce ancora i ragazzi giovani. Fammi fare l’infermiera”. Sono felice che ora mi vedano come una suora». A proposito di etichette, quella sulla sua misteriosa sessualità, spiega: «All’inizio mi divertiva, mi ha reso popolare e fatto vendere dischi. Mi ha infastidito dopo il matrimonio. Mio marito: «Finiamola con queste sciocchezze, sei mia moglie»».

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