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Salute

Individuato nuovo metodo per prevedere demenza e SLA: diagnosi fino a 7 anni prima dei sintomi

Gli scienziati hanno individuato un nuovo metodo per prevedere il rischio di demenza e SLA, anni prima della comparsa dei sintomi. La ricerca apre scenari rilevanti nella prevenzione delle malattie neurodegenerative, puntando sull’analisi delle proteine presenti nell’intestino come possibile indicatore precoce.

Lo studio, condotto da un gruppo di esperti dell’Università di Aberdeen e pubblicato sulla rivista Gastroenterology, dimostra che alterazioni proteiche legate a patologie come Alzheimer, Parkinson e sclerosi laterale amiotrofica possono essere individuate nel tessuto intestinale fino a sette anni prima della comparsa dei sintomi clinici.

La ricerca si concentra su un elemento chiave: il malripiegamento di alcune proteine, tra cui TDP-43, α-sinucleina e Tau, già note per il loro ruolo nei processi neurodegenerativi. Gli studiosi hanno osservato che queste anomalie non si manifestano solo nel cervello, ma possono emergere anche nell’intestino in una fase molto precoce della malattia. Questo dato suggerisce la possibilità di intervenire prima che i danni neurologici diventino evidenti e irreversibili.

Per verificare l’ipotesi, il team ha analizzato biopsie intestinali di 196 persone con più di 60 anni, tutte affette da disturbi digestivi non spiegati ma prive di diagnosi neurologiche. I partecipanti sono stati monitorati per circa 14 anni, consentendo ai ricercatori di osservare l’eventuale sviluppo di malattie neurodegenerative nel tempo. I risultati hanno evidenziato che circa il 60% dei soggetti presentava proteine anomale, e che queste persone avevano una probabilità significativamente più alta di sviluppare forme di demenza o patologie come il Parkinson.

Precisione dell’80%

Un dato particolarmente significativo riguarda l’accuratezza del metodo: le biopsie intestinali si sono dimostrate in grado di individuare la malattia in oltre l’80% dei casi. Inoltre, è emerso che una maggiore presenza di proteine difettose è associata a una riduzione della sopravvivenza, indicando un possibile valore prognostico oltre che diagnostico. Il fatto che questi segnali siano rilevabili mediamente sette anni prima dei sintomi offre un ampio margine per interventi preventivi.

Secondo i ricercatori, questo approccio potrebbe trasformare il modo in cui vengono affrontate le malattie neurodegenerative, spostando l’attenzione dalla diagnosi tardiva alla prevenzione. Anche test già utilizzati nella pratica clinica potrebbero essere riadattati per identificare precocemente i pazienti a rischio e monitorare la risposta ai trattamenti.

Nonostante il potenziale, lo studio presenta alcune limitazioni, tra cui il fatto che i dati si basano su osservazioni e non dimostrano un rapporto causale diretto tra le anomalie intestinali e le malattie neurologiche. Tuttavia, i risultati indicano chiaramente la necessità di sviluppare strumenti diagnostici più efficaci e strategie di screening su larga scala. L’obiettivo è anticipare la comparsa delle patologie e migliorare gli esiti clinici attraverso interventi tempestivi.

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