Geolier: “Su Pino Daniele ho due certezze. San Siro? Non vedo l’ora. Sanremo per me una vittoria soprattutto per un motivo”. Geolier su Pino Daniele, la tappa San Siro nel prossimo tour, Sanremo, e non solo. Il rapper napoletano, 26 anni, si racconta in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Il campione dell’urban italiano, atteso sul palco del Concertone in piazza San Giovanni a Roma, presenta il suo nuovo album «Tutto è possibile», definendolo un lavoro profondamente emotivo. Racconta infatti che è «il mio disco più sentito perché ho deciso di non rispettare standard, temi e forse anche le aspettative che c’erano su di me. Ho capito che le persone fragili come sono io non devono nascondersi». Da qui prende forma una riflessione sulla sua sensibilità, che lui stesso descrive come una caratteristica marcata: «Ho un’emotività più elevata degli altri. Però mi sta bene. Perché altrimenti non sarei mai riuscito a dare voce a Napoli».
Parlando di come viva questa fragilità, spiega che è una condizione che lo accompagna da sempre: «Ci sono abituato, sono sempre stato così, fin da ragazzino, l’ho presa da mia madre. Mi ripeteva: “Tu sei emotivo come me”. Ma è una parte del mio carattere che mi aiuta a fare musica, mi fa vedere oltre le apparenze: mi emoziono vedendo un libro consumato, oppure mi fermo per ore a guardare il cielo».
Geolier: “Su Pino Daniele ho due certezze. San Siro? Non vedo l’ora”
Il racconto prosegue con un episodio significativo della sua carriera recente: la famiglia di Pino Daniele gli ha donato un inedito con la voce del grande artista, permettendogli di costruire un duetto virtuale. «A Napoli Pino è una bandiera, anche io voglio esserlo e per me lui è un punto d’arrivo. Ho due certezze: che mamma mi vuole bene e che Pino avrebbe apprezzato la canzone».
Il successo di Sanremo ha rappresentato un punto di svolta: «Ho preso tutto quello che potevo da Sanremo, anzi me lo sono conquistato. Per me era già una vittoria essere in gara con una canzone tutta in napoletano. Il Festival è una specie di acceleratore di particelle: in una settimana è come se avessi lavorato dieci anni e mi ha permesso di affrontare in maniera diversa i palchi di tutta Italia». Ora lo attendono gli stadi, un traguardo che affronta senza timore: «No, per niente. Io mi diverto tantissimo. Anzi, non vedo l’ora di salire sul palco indossando la maglietta del Napoli. Mi piace pensare che ero pronto a tutto questo, l’ho sognato così tanto che poi si è materializzato davanti a me».
Geolier: “Sanremo per me una vittoria soprattutto per un motivo”
Ripercorrendo le origini della sua ambizione, ricorda l’infanzia da ultimo di cinque figli: «Sono l’ultimo di cinque figli e i miei fratelli mi sfottevano: Emanue’ questo mese che mestiere vuoi fare?». Una presa in giro che nasceva dal suo talento naturale: «Da ragazzino qualunque cosa decidessi di affrontare mi veniva benissimo: nuoto, pugilato, il pianoforte, poi mi sono messo a ballare… ero talmente bravo che mi chiamavano tra i professionisti».
La musica, però, era già parte della sua vita familiare: «A casa mia si è sempre respirata. Prima ancora che io venissi concepito, papà era il batterista di una band e uno dei miei fratelli suona il piano. Ma è ascoltando i dischi di Michael Jackson che mi ci sono dedicato completamente. 50 Cent, invece, mi ha indicato la strada del rap». Il percorso lo ha portato fino alla collaborazione con il suo idolo in «Phantom»: «Benissimo, era esattamente come me lo aspettavo. Però tornando dall’America sentivo un vuoto. E alla fine ho capito: io non volevo incidere un brano con 50 Cent. Io volevo essere 50 Cent».
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