Levante: “Bacio con Gaia a Sanremo censurato? Vi spiego com’è andata. A 40 anni mi sta succedendo una cosa bellissima”. Levante sul bacio con Gaia a Sanremo, il tour, i problemi di matrimonio, la figlia, e non solo. La cantautrice siciliana, 38 anni, ne parla in una intervista a ‘La Repubblica’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Levante, insieme a Francesca Michielin e Margherita Vicario, sarà ambassador del Roma Pride del 20 giugno e racconta subito cosa significhi per lei questa partecipazione, affermando: «Essere al Pride significa scegliere da che parte stare, scelgo di stare accanto a chi lotta ogni giorno per essere semplicemente sé stesso, senza paura». Da qui si apre una riflessione più ampia sul valore della battaglia per i diritti, che lei vive come un impegno personale e civile: «Metterci la faccia è una cosa bella, non mi sono mai tirata indietro. Essendo persona e cittadina prima che artista, mi piace relazionarmi con i problemi e gli scogli che affrontiamo come essere umani. È sempre necessario schierarsi, ci sarà sempre il primo folle che discrimina. La direzione da seguire è che gli altri siamo noi. Ci sono e spero che qualcuno scenda in piazza per me, se ci fosse bisogno».
Il racconto scivola poi sul dopo Sanremo, un’esperienza che questa volta ha vissuto con una serenità nuova: «Meraviglioso. Il festival quest’anno me lo sono veramente goduto, l’ho vissuto come avrei voluto vivere gli altri due, con la leggerezza e il sorriso. Al terzo capisci il meccanismo, che non stai salvando vite. L’ho svuotato del pathos che ci mettevo. Festival 2026, trent’anni da quando è morto mio padre. Pensavo: devo cantare la canzone per lui. Ho portato Sei tu, che racconta come ci si innamora».
Levante: “Bacio con Gaia a Sanremo censurato? Vi spiego com’è andata”
Si arriva così al bacio con Gaia durante la serata dei duetti, non inquadrato e diventato oggetto di polemiche, che lei ridimensiona con naturalezza: «Questo fa molto piacere ma lo ripeto, non sono stata censurata. Il regista Pagnussat è una persona che stimo moltissimo, è stato solo un problema tecnico. Avrei baciato Gaia altre mille volte, mi è venuto naturale. È bella dentro — e fuori — una di quelle persone che abbracceresti continuamente. Non c’era notizia».
Il discorso si sposta poi sulla recitazione, dopo l’esperienza nella serie su Messina Denaro: «Mi piacerebbe, non ho mai studiato. Prima del film tv sono andata da Irina Galli, grande insegnante di teatro. Mi ha dato due o tre dritte, mi ha detto: “Tu sei donna da palco”. Ci tornerò. Voglio imparare. Sul set c’era Michele Soavi, che ha una grande intelligenza emotiva, abbiamo la stessa sensibilità».
Levante riflette anche sul suo rapporto con sé stessa, ammettendo una severità che solo ora sta imparando ad allentare: «Sono di una cattiveria mostruosa con me stessa, ma sta succedendo una cosa bellissima: mi avvicino ai 40 anni e mi sto perdonando. Lascio andare quando sbaglio». E porta un esempio recente: «L’altra settimana ero ospite da Fabio Fazio, vedo passare Luciana Littizzetto e mi confondo. Le dico: “Ciao Tiziana”, volevo sprofondare. Le ho chiesto scusa. Fosse successo anni fa, mi starei ancora torturando. Oggi dico: può succedere. È un momento in cui accolgo tutto. Facile non sbagliare se non si fanno le cose».
Levante: “A 40 anni mi sta succedendo una cosa bellissima”
Parlando della maternità, racconta un percorso complesso ma trasformativo: «Pure questo è stato un percorso parallelo. Io e il mio compagno, Pietro, siamo finiti in terapia di coppia. Certe cose non stavano funzionando, mi sono detta: capiamo. Amo mia figlia Alma. Mi sono dipinta come la merda del trio, tutto ricadeva su di me, non perché Pietro me lo dicesse ma perché mi dicevo che non ero una brava madre. Era lui che stava sbagliando e io mi sentivo in colpa. Per fortuna abbiamo avuto l’intelligenza, la voglia, la possibilità di fare questo percorso che ci ha svoltato la vita».
Ripercorre poi la sua infanzia, segnata da un dolore precoce: «Ultima di quattro figli, a nove anni orfana di padre. Cresco con questo dolore, divento madre di mia madre. Ripeto: “Tranquilla ce la faccio”, divento grande troppo presto. La depressione infantile l’ho curata da piccola dicendomi: “Ce la fai a stare da sola”, “Non chiedere aiuto, sei in grado di salvarti”. Non è così. Mi dispiace non avere avuto quindici anni. Il massimo della ribellione fu il piercing al naso».
Infine, riflette sul tema della bellezza, che nella sua famiglia non è mai stato centrale: «A casa mia non c’era questa attenzione. Mia madre mi diceva: “Tu sei molto affascinante”. La bellezza non era un tema, contava essere preparati e saper parlare, essere più intelligente che bella».
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