Bianca Balti: “Mia figlia modella? C’è una cosa di cui vado orgogliosa come madre. Gli italiani per strada mi hanno dato grande forza”. Bianca Balti sulla figlia modella, lorgoglio di madre, l’affetto degli italiani incontrati per strada, e non solo. La top model, 42 anni, si racconta in una intervista a ‘Io Donna’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Bianca Balti viene introdotta come una persona attenta alle energie altrui, ma lei stessa ammette subito che «Di me, questo non saprei dirlo!». Riflette però sul fatto di aver vissuto «tante vite diverse» e, pur non sentendosi più una ragazzina, riconosce di aver accumulato abbastanza esperienza da sapere che vuole accanto a sé solo persone capaci di farla stare bene. Sottolinea che «Chi mi è vicino ha sempre qualcosa da insegnare. Anche quella, forse, è un’energia che bisogna saper cogliere».
Da qui il discorso si sposta sui suoi momenti di svolta, in cui qualcuno è sempre rimasto indietro. Racconta che «Il modo in cui ho sempre cambiato modo di essere, di vivere o d’interpretare le cose è stato visto a volte come un difetto», ma oggi ne va fiera. Aggiunge che «chi non capisce quel tratto della mia personalità forse non vuole evolversi più di tanto». Nonostante ciò, riconosce di avere amici con cui è cresciuta ed è cambiata insieme, pur ribadendo che «non è necessario che un legame duri una vita».
Bianca Balti: “Mia figlia modella? C’è una cosa di cui vado orgogliosa come madre”
Il ragionamento si allarga poi alla società che idealizzava il “per sempre”, e questo introduce il tema del rapporto con la figlia Matilde, oggi a New York. Balti ricorda che «Matilde è diciottenne, ma ha vissuto sette anni a Parigi con suo padre: il nostro rapporto a distanza è iniziato quando aveva nove anni». Aggiunge che molte madri non sopporterebbero un distacco simile, ma «purtroppo (e per fortuna) nella vita ci si abitua a tutto». Oggi la ragazza vive a New York come modella, spesso in viaggio, e lei sottolinea che «Da quand’era piccola prende le sue scelte e viaggia da sola, fa parte della sua personalità».
Il racconto prosegue con un altro cambiamento che l’ha portata a modificare ancora una volta le sue abitudini. Spiega infatti: «Sto vivendo il cambiamento. Mi ritrovo ad ascoltare canzoni hip-hop che non amavo per niente, ma che ascoltava mia figlia in auto quando la accompagnavo a scuola». Ora che Matilde non c’è, anche la musica assume un valore sentimentale, legato ai ricordi. Ricorda gli ultimi due anni a Los Angeles vissuti in tre, con la figlia più piccola, Mia. E aggiunge che il vuoto lasciato da Matilde «oggi lo riempie il mio compagno, anche se vive a Milano». Come madre, dice di essere orgogliosa di una cosa: «di essere davvero poco possessiva: ho dato la vita alle mie bambine e l’idea che possano viverla serene, come vogliono, mi rende felicissima».
Bianca Balti: “Gli italiani per strada mi hanno dato grande forza”
Il discorso si sposta poi sul futuro delle figlie in un mondo sempre più tecnologico. «Non voglio averne», riferendosi ai timori. Racconta che Mia, dieci anni, «si sente una vera californiana» ed è già molto abile con computer, videogame e programmazione. Ma quando lei prova a incoraggiarla, la bambina risponde: «“Mamma, non serve a niente, un giorno l’Intelligenza Artificiale mi ruberà il lavoro”». Balti riflette sul fatto che la paura è naturale, ma ha imparato a non darle troppo peso. Le torna in mente quando i suoi genitori le facevano vedere solo mezz’ora di televisione al giorno temendo che diventasse cieca, e conclude: «ogni generazione ha avuto le sue ansie sul futuro e sull’innovazione».
A proposito della carriera, dal ruolo di top model a quello di personaggio pubblico, rivela: «Per dieci anni ho fatto parte di un mondo decisamente poco inclusivo, dove la mia fisicità era perfetta». Con l’arrivo dei social media non era più la giovanissima richiesta dal settore, così ha iniziato a mostrarsi oltre l’immagine. Ricorda che «All’inizio la moda era molto snob, soprattutto verso Instagram», ma lei ha seguito il suo istinto, cogliendo anche opportunità più pop. Cita la partecipazione a Il testimone di Pif, quando MTV era ancora un canale di culto, come una delle prime occasioni per farsi conoscere davvero.
Infine, parla della sua rinascita professionale e personale. «Non si può più tornare indietro: avverto quasi la responsabilità di legare la mia esperienza al mio lavoro». Il tumore, racconta, tocca tantissime persone, e lei se n’è resa conto soprattutto «l’estate dopo il primo Sanremo», quando veniva fermata ovunque, abbracciata e ringraziata. È stato allora che ha iniziato a sentire «l’urgenza di far vedere la mia forza, ma anche le mie debolezze».
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