Allarme ciotole del cibo di cani e gatti: le tre insidie che aumentano il rischio di allergie. Le allergie alimentari nei cani e nei gatti rappresentano una delle problematiche più frequenti affrontate negli ambulatori veterinari e stanno diventando una crescente fonte di preoccupazione per le famiglie che convivono con animali domestici.
Alcuni ingredienti presenti nei mangimi commerciali possono infatti provocare reazioni avverse che compromettono la salute degli animali, causando sintomi cutanei e digestivi anche molto seri. Per questo motivo i veterinari sottolineano l’importanza di individuare rapidamente gli alimenti responsabili e intervenire tempestivamente per evitare complicazioni.
Secondo l’American Veterinary Medical Association, le allergie alimentari si verificano quando il sistema immunitario identifica ingredienti normalmente innocui come minacce, producendo anticorpi che scatenano reazioni infiammatorie. Le proteine animali sono considerate tra le principali cause di allergia: pollo, manzo e pesce risultano gli ingredienti più frequentemente coinvolti. Anche cereali come grano e soia possono provocare problemi, così come i latticini, soprattutto negli animali geneticamente predisposti.
Le razze più a rischio
Tra i cani maggiormente soggetti alle allergie figurano terrier, boxer e bulldog, mentre nei gatti le razze più sensibili sarebbero persiani, siamesi e himalayani. La veterinaria Karen Woodard, direttrice sanitaria di Thrive Pet Healthcare in Illinois, ha spiegato che i medici veterinari visitano ogni giorno numerosi animali con problemi allergici. Secondo la specialista, circa il 90% dei pazienti soffre di allergie ambientali, mentre una percentuale minore presenta allergie alimentari.
I sintomi più comuni comprendono prurito intenso, arrossamenti, eruzioni cutanee, perdita di pelo e infezioni ricorrenti della pelle o delle orecchie. Nei gatti si osservano spesso comportamenti di toelettatura eccessiva, con animali che si leccano continuamente fino a provocarsi zone prive di pelo e croste soprattutto intorno a testa e collo. Nei cani il prurito tende invece a concentrarsi sul muso, sulle zampe e nella zona anale. Possono inoltre comparire vomito, diarrea e flatulenza dopo l’assunzione dell’alimento problematico.
Gli esperti ricordano che molti proprietari commettono l’errore di associare le allergie a cambiamenti recenti della dieta. In realtà queste reazioni si sviluppano spesso dopo anni di esposizione agli stessi ingredienti. Anche l’igiene quotidiana degli animali, comprese le ciotole del cibo di cani e gatti, viene considerata importante nell’ambito di una corretta gestione generale della salute.
I test
La diagnosi richiede una dieta di eliminazione sotto controllo veterinario. Durante il test l’animale assume esclusivamente alimenti ipoallergenici, evitando snack e altri prodotti. Se i sintomi migliorano, gli ingredienti vengono reintrodotti gradualmente per individuare l’allergene responsabile. L’American Veterinary Dermatological Association sottolinea che non esiste un singolo test affidabile per diagnosticare le allergie alimentari e sconsiglia esami del sangue, del pelo o della saliva.
Una volta identificato l’ingrediente responsabile, il trattamento consiste nell’eliminarlo definitivamente dalla dieta. Gli alimenti ipoallergenici a base di proteine idrolizzate o innovative sono considerati le soluzioni più efficaci. In alcuni casi vengono consigliate anche preparazioni casalinghe supervisionate dal veterinario.
Le allergie alimentari possono inoltre sovrapporsi ad allergie ambientali o da pulci, rendendo più complessa la diagnosi. Per questo gli specialisti insistono sull’importanza di un controllo costante e di una stretta collaborazione tra veterinario e proprietario, indispensabile per garantire il benessere di cani e gatti nel lungo periodo.
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