La riduzione del grasso addominale aiuta a prevenire il deterioramento cerebrale soprattutto in un caso: quando il calo è costante. È quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato su Nature Communications. Lo studio ha utilizzato valutazioni mediante risonanza magnetica per periodi compresi tra cinque e sedici anni e ha stabilito per la prima volta che il grasso viscerale accumulato è specificamente collegato all’atrofia cerebrale e al declino cognitivo, associando questa relazione a meccanismi metabolici indipendenti dalla perdita di peso totale.
La prima autrice Dafna Pachter ha spiegato che il peso non è un indicatore sensibile dei cambiamenti metabolici profondi, evidenziando che anche una riduzione modesta ma costante del grasso viscerale, misurata lungo l’intero periodo di osservazione, è associata alla preservazione della struttura cerebrale e a un minor tasso di atrofia.
Gli autori indicano che si tratta dello studio più ampio e di più lunga durata a integrare misurazioni ripetute del grasso addominale, delle strutture cerebrali e della funzione cognitiva tramite risonanza magnetica, permettendo di individuare uno specifico bersaglio metabolico come fattore di rischio cerebrale modificabile.
I test
La ricerca ha coinvolto 533 partecipanti seguiti nel tempo dopo quattro studi clinici controllati di intervento dietetico. Il team, guidato da Iris Shai in collaborazione con università internazionali, ha utilizzato risonanze magnetiche addominali e cerebrali insieme a test cognitivi MoCA.
I risultati mostrano che i partecipanti con minore accumulo di grasso viscerale nel tempo presentavano punteggi cognitivi più elevati e una maggiore conservazione del volume cerebrale totale, della materia grigia e dell’Hippocampal Occupancy Score, indicatore dell’invecchiamento cerebrale e della memoria.
È emerso inoltre che i soggetti che hanno mantenuto una riduzione del grasso viscerale durante un intervento dietetico hanno ottenuto una significativa conservazione della struttura cerebrale anche a distanza di cinque e dieci anni, indipendentemente dalla perdita di peso complessiva e da altri fattori.
Né il tessuto sottocutaneo né l’indice di massa corporea hanno mostrato correlazioni comparabili con l’invecchiamento cerebrale, confermando la specificità del grasso viscerale come variabile di rischio. Nella coorte analizzata con risonanze ripetute, livelli elevati e persistenti di grasso viscerale risultavano associati a una più rapida perdita di volume cerebrale, soprattutto nell’ippocampo, e a un’espansione dei ventricoli cerebrali, indicatori di atrofia.
I dati
Le misurazioni longitudinali hanno permesso di ricostruire traiettorie individuali, dimostrando che i benefici sulla struttura cerebrale dipendono dal controllo costante del grasso viscerale e non dalla semplice riduzione del peso. Secondo i ricercatori, il controllo glicemico e la riduzione del grasso viscerale rappresentano obiettivi misurabili nella mezza età con potenziale per rallentare la degenerazione cerebrale e ridurre il rischio di declino cognitivo.
L’analisi dei biomarcatori ha indicato che glucosio a digiuno ed emoglobina glicata predicono i cambiamenti cerebrali nel tempo, mentre i marcatori lipidici o infiammatori non mostrano associazioni simili. I risultati forniscono una base per strategie preventive mirate alla gestione del metabolismo del glucosio e del grasso viscerale, al fine di preservare la struttura cerebrale e le capacità cognitive nel lungo periodo.
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