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Dario Argento: “Metti, stasera a cena? Successo legato ad un aspetto. A Cannes stavo per farmela addosso a causa della celiachia”

Dario Argento: “Metti, stasera a cena? Successo legato ad un aspetto. A Cannes stavo per farmela addosso a causa della celiachia”. Dario Argento su Metti, stasera a cena, e non solo. Il regista, sceneggiatore e produttore romano, 85 anni, è a Cannes con il film di Giuseppe Patroni Griffi, in concorso nel 1969 e ora restaurato dal CSC – Cineteca Nazionale e SND-Groupe M6 nella sezione Cannes Classics. Tratto dalla sua commedia teatrale, con la musica era di Ennio Morricone. Ne parliamo in un’intervista a ‘La Repubblica’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Dario Argento ricorda come il film esplorasse desideri, tradimenti e rapporti a tre in un interno borghese dell’Italia dell’epoca, un mondo fatto di libertà più immaginate che realmente vissute. Quando Giuseppe Patroni Griffi lo chiamò, lui era giovanissimo: aveva appena scritto C’era una volta il West con Sergio Leone e Bernardo Bertolucci. Ripensando a quel periodo, Argento descrive chi fosse quel ragazzo: “Uno che aveva tanti sogni per la testa. Tanto entusiasmo. Avevo già lasciato il giornalismo per dedicarmi alla sceneggiatura e avevo lavorato ad alcuni film. Questo di Patroni Griffi fu l’ultimo film della mia carriera di sceneggiatore, perché dopo subito feci L’uccello dalle piume di cristallo e divenni regista. Quindi fu l’ultimo exploit”.

Dario Argento: “Metti, stasera a cena? Successo legato ad un aspetto”

Entrando nel merito del rapporto con Patroni Griffi, Argento ricorda come lo aveva già conosciuto grazie all’amicizia comune con Enrico Lucherini. “Era una persona stupenda. A consigliarmi a lui fu Sergio Leone, che organizzò il primo incontro nella sua casa vicino all’Hotel Plaza, attaccata al Goldoni. Io non ero abituato a persone del cinema che hanno questa educazione, questa grazia. Quando mi disse: ‘Farai tu la sceneggiatura con me’, fui travolto dall’entusiasmo. Capivo che voleva qualcosa da me: la mia gioventù, per ringiovanire un po’ tutta la commedia e dare più forza e vivacità ai personaggi”.

Il confronto con Sergio Leone, invece, era completamente diverso. Argento lo ricorda così: “Sergio Leone praticamente non parlava mai. Mimava la macchina da presa che si avvicina, il primo piano, il carrello. Aveva bisogno di sceneggiatori che facessero il lavoro di sceneggiatura. A me e Bernardo ci prese per questa ragione. Lavorare con Bernardo mi piaceva, poi cominciò una serie di film suoi e ci allontanammo un po’, purtroppo. Mi avvicinai al suo cugino Giovanni Bertolucci, che è anche il produttore di questo film”.

Riflettendo sul contenuto del film, Argento spiega che quella borghesia colta, elegante, sessualmente libera ma fragile non era per lui una critica né un desiderio, bensì un’indagine sulle sfumature dell’amore. “No, secondo me il film raccontava la sessualità in tutte le sue sfumature: l’amore a tre, il tradimento, il ragazzino con la donna più adulta. Patroni Griffi era un grande esperto d’amore, io di meno, quindi in certi momenti ero un po’ fuori strada. E poi la relazione tra il marito, la moglie e l’amico di famiglia, che era Tony Musante, era molto complessa. Si amavano, si disprezzavano, si lasciavano, si riprendevano. In realtà era un film sull’amore”.

Dario Argento: “Metti, stasera a cena non era italiano di allora”

Secondo Argento, quel mondo non fotografava l’Italia reale del tempo, ma una fantasia dell’autore. “Non penso fotografasse quello che succedeva in Italia allora. L’italiano non era così come viene rappresentato dal film. Era una fantasticheria di Patroni Griffi: immaginare cosa potrebbe succedere se, una sera a cena, i rapporti si modificano, cambiano. Penso che l’italiano ancora non fosse così trasgressivo”.

Proprio questa distanza dalla realtà contribuì al successo del film, come lui stesso osserva: “Sì. Dava allo spettatore medio la speranza di raggiungere quel modo di comportarsi: avere anche lui una moglie, un’amante, l’amante di lei. Ma ancora non eravamo giunti a questa libertà. Ed era anche per questo che lui aveva preso me: pensieri che io, essendo più giovane, fossi più portato alla libertà, alle fantasticherie, alle cose trasgressive. Ma io non avevo mai fatto sesso a tre, non sapevo come gestire certe situazioni. Mi aveva chiesto di dare una personalità più giusta al personaggio del cosiddetto ragazzino. Invece lì ho sbagliato un po’ è l’unico personaggio che mi ha scontentato”.

Dario Argento: “Io Attore? È andata bene così”

Argento racconta poi che non aveva mai pensato di fare l’attore, eppure il destino lo portò anche lì. “No. Però forse è andata bene così, perché io avevo in mente il cinema italiano degli anni Quaranta e Cinquanta, il neorealismo, De Sica e Rossellini. Perciò mi è venuto bene il personaggio che ho fatto con Gaspar Noé in Vortex. Quando lui mi disse: ‘Il film lo facciamo tutto improvvisato’, per me fu una rivelazione. Io sono figlio del neorealismo, dell’improvvisazione, dell’attore preso dalla strada. Dissi: bellissimo, questo lo faccio”.

Il racconto si sposta poi sul rapporto complicato con Tony Musante, con cui i contrasti furono frequenti. “Aveva un modo di recitare molto Actors Studio, pieno di spocchia, di movimenti, di gesti secondo me sopra le righe. Gli chiedevo invece di essere più composto, più vero, più reale. Gli dicevo: ‘Guarda, il film l’ho scritto, lo dirigo, sono anche co-produttore. Se sbaglio, sbaglio io. Ma devi dare retta a me, perché questo è il mio film, non il tuo'”.

Dario Argento: “A Cannes stavo per farmela addosso a causa della celiachia”

Non fu l’unico scontro della sua carriera, come ricordando citando un altro episodio: “C’è stata anche Cristina Marsillach in Opera. Però per altre ragioni. Aveva paura della sessualità, paura che si vedesse la forma del seno o del sedere. E recitava alla spagnola, un po’ spocchiosa”. Con sua figlia Asia, invece, il rapporto sul set è sempre stato sereno. “Mai, anche perché lei mi conosceva. Fin da bambina era sui set mentre giravo e vedeva come lavoravo. Per lei è stato molto più facile”. Oggi Argento accompagna il film a Cannes, un luogo che conosce bene. “A Cannes sono andato tante volte. È una rassegna bellissima, vengono proiettati i film più belli e c’è una valanga di cultura: i critici più bravi, sceneggiatori e registi nuovi, moderni. Il meglio che esiste”.

Infine, con ironia, ricorda un episodio buffo legato proprio al festival: “Da raccontare, non da vivere. Io sono celiaco, ma lo scoprii proprio a Cannes. Durante una proiezione di Suspiria mi venne un mal di pancia tremendo. C’era la sala piena di registi, il direttore del festival era seduto accanto a me. Pensai: come faccio ad alzarmi e andare in bagno? Poi mi ricordai che Suspiria è il film più corto che ho fatto, dura un’ora e trentasei. Pensai: se resisto fino alla fine ce la faccio. Infatti resistetti. Appena si accesero le luci corsi in bagno e riuscii a tornare mentre gli applausi continuavano a Roma feci gli esami e scoprii la celiachia”.

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