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Tommaso Paradiso: “Napoli? Ho sbagliato e mi scuso. Avevo molta paura di andare a Sanremo, poi mi sono posto una domanda”

Tommaso Paradiso: “Napoli? Ho sbagliato e mi scuso. Avevo molta paura di andare a Sanremo, poi mi sono posto una domanda”. Tommaso Paradiso su Napoli, la paura di andare a Sanremo, la nascita della figlia, e non solo. Il cantautore romano, 43 anni, ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Tommaso Paradiso racconta che esibirsi a Milano, accanto al Duomo per il concerto di Radio Italia, ha un significato particolare per lui: «È un palco che mi emoziona tanto, sì, in una piazza fra le più iconiche d’Italia. Poi io sono musicalmente un po’ milanesizzato ed è la prima volta che vi partecipo da solista, quindi ci tengo molto, è un appuntamento che mi è sempre piaciuto».

Da qui il discorso scivola inevitabilmente su un episodio recente che lo ha visto al centro di una contestazione online, quando a Napoli ha scagliato un microfono a terra. Paradiso ricorda quel momento spiegando che «nella vita ho fatto centinaia di concerti e non mi era mai capitata una situazione del genere», perché quella sera «per continui problemi alle cuffie, ho cantato per oltre un’ora senza sentire nulla». Racconta di aver fermato più volte lo spettacolo e che, alla fine, «è subentrata la frustrazione che mi ha fatto perdere per un attimo la lucidità».

Tommaso Paradiso: “Napoli? Ho sbagliato e mi scuso”

L’artista sottolinea di aver sbagliato e di essersene reso conto subito, tanto da essersi scusato immediatamente, aggiungendo però che gli è dispiaciuto che qualcuno potesse pensare che avesse voluto colpire il pubblico: «Ho lanciato il microfono sulla mia passerella, non verso il pubblico. È un gesto di stizza sbagliato, ma non certo sulla gente. Napoli mi ha sempre dato un affetto immenso e proprio per questo stavo così male all’idea di non poter dare al pubblico lo show che desideravo».

Riflettendo su quanto accaduto, Paradiso paragona quel gesto a quello di un tennista che scaglia la racchetta a terra: «L’ho paragonato al tennista che scaglia una racchetta a terra: avendo giocato a tennis per anni, empatizzo». Pur condannando il gesto, suo e in generale, ricorda come negli anni Settanta sul palco «mangiavano i pipistrelli», mentre oggi la responsabilità di un personaggio pubblico è diversa, soprattutto perché «magari dei ragazzini dal telefono vedono queste cose».

Tuttavia, osserva che sul palco vive emozioni fortissime: «Così come mi commuovo sul palco, o rido per le gag con la mia band, fra le mille emozioni dell’essere umano purtroppo veniamo attraversati anche dalla rabbia. Una cosa del genere non dovrebbe scappare, ma a volte scappa».

Tommaso Paradiso: “Avevo molta paura di andare a Sanremo, poi mi sono posto una domanda”

Il discorso si sposta poi sulla sua crescita artistica, che lui stesso definisce lenta ma costante: «Tutta la mia vita è un Diesel, sono la tartaruga e ne sono contento. Ho iniziato a suonare dopo il liceo e ho avuto successo a 34 anni. Tutte le cose mi sono arrivate a scoppio ritardato, ma è bellissimo, me le godo di più». Ripensando a Sanremo, ammette che inizialmente aveva paura di partecipare, perché lo ha sempre percepito come «il grande mostro finale di un videogioco».

Eppure, guardando a ciò che è accaduto, rifarebbe tutto: «Innanzitutto per la canzone perché non avrebbe avuto un tale successo e dovevo proteggerla». Ricorda anche che negli anni precedenti aveva brani dello stesso livello, rimasti però ignorati perché non aveva voluto andare al Festival: «Stavolta mi sono detto, hai la canzone giusta e la butti?».

Infine, parlando della sua vita privata, riconosce che dopo la nascita di sua figlia il Festival ha assunto un valore ancora più profondo: «L’ha glorificato, non c’è cosa più intensa». E aggiunge un dettaglio tenero e quotidiano: «Mia figlia, tra l’altro, è venuta in tutto il tour nei palazzetti, ovviamente in albergo con la tata».

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