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Hafsia Herzi: “Scartata ai provini perché araba. La più piccola? In certi quartieri di Parigi non abbiamo potuto girare”

Hafsia Herzi: “Scartata ai provini perché araba. La più piccola? In certi quartieri di Parigi non abbiamo potuto girare”. Hafsia Herzi scartata ai provini perché araba. È la stessa attrice e regista francese di origine tunisina, 39 anni, a raccontarlo in una intervista a ‘Io Donna’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Hafsia Herzi, nei suoi tre film da regista, ha spesso scelto di filmare donne affacciate alla finestra: non figure passive, ma presenze attente, immerse nei propri pensieri mentre osservano il mondo esterno. Lei stessa racconta che «Amo guardare lontano. E quando mi sveglio presto, è proprio attraverso la finestra che, mentre in casa non succede assolutamente niente, si formano i primi pensieri della giornata».

Da qui nasce la domanda sulla malinconia che sembra attraversare il suo sguardo, un tema che molti le hanno già posto. «(sorride) No, non è la prima. Se mi cercano, da attrice, suppongo che sappiano che farà parte del pacchetto. Ma se sono io a scegliere, allora sì, la cerco. La più piccola mi ha fatto entrare in un mondo che non è il mio: ma l’idea di raccontare la storia di una giovane donna che non riesce a scegliere tra l’amore per le ragazze e l’amore per Dio mi interessava molto. Pur non volendo fare un film militante».

Hafsia Herzi: “Un film può cambiare le cose? Io ci provo”

Il riferimento porta inevitabilmente a Fatima Daas, che nel suo libro ha narrato la propria esperienza di ragazza cresciuta in una famiglia conservatrice della banlieue parigina e che per l’adattamento cercava «una regista politica, che raccontasse l’emigrazione post-coloniale». Herzi spiega che «Ho sempre pensato fin dall’inizio che fosse un soggetto tabù e per questo volevo occuparmene. Perché spero sempre che quello che faccio aiuti a cambiare la mentalità o che qualcuno si identifichi. E non avevo mai visto un personaggio simile al cinema, volevo filmarla nel suo quotidiano, con tutte le difficoltà che incontra».

Da qui nasce la riflessione sul potere del cinema, che per lei rimane un interrogativo aperto: «Non lo so, ma è successo che un film abbia cambiato le cose e io ci provo ogni volta. Anche se solo aiutiamo le persone a sentirsi meno sole, abbiamo fatto qualcosa di giusto. Abbiamo bisogno dell’arte per sentirci meno soli e per gettare un raggio di luce su storie e figure che altrimenti resterebbero nell’ombra. La fede della protagonista di La più piccola è l’Islam, ma la sua religione avrebbe potuto essere un’altra: per me è un essere umano, non è una musulmana di origine maghrebina. È una giovane donna che soffre perché non capisce cos’è quell’impulso che la spinge a desiderare, ma non riesce a parlarne, a esprimersi, ha paura di deludere i suoi cari».

Hafsia Herzi: “In certi quartieri di Parigi non abbiamo potuto girare”

Il percorso non è stato semplice, come dimostrano le difficoltà incontrate durante le riprese: «Non abbiamo potuto girare in certi quartieri. È capitato che ci abbiano detto: “Qui non ci sono lesbiche! Andate via”. Mi sono detta: “Bene, questo film è proprio necessario”. Ma me ne ero accorta anche prima. Quando cercavo i finanziamenti e mi sconsigliavano di bussare a questa o quella porta: «È razzista, omofobo, lascia perdere».

Non era la prima volta che si trovava davanti a ostacoli simili: «Nemmeno dopo il successo di Cous cous è stato facile. Ai casting mi dicevano: Scusa, ma non cerchiamo il tipo arabo. Ero incredula, dove ero cresciuta non c’era differenza tra le persone, eravamo tutti mescolati e credevo che il cinema avesse il dovere di raccontare la realtà. Ma da allora le cose sono cambiate in meglio, per fortuna».

Hafsia Herzi: “Scartata ai provini perché araba”

Con La più piccola ha voluto raccontare molto più di un semplice coming out, seguendo una ragazza di 17-18 anni che esplora sé stessa e il proprio posto nel mondo. «È una questione universale, anche se non sono gay mi sono identificata, le contraddizioni che vive lei le abbiamo conosciute tutti in quella fase della vita in cui non sappiamo chi siamo e che cosa chiediamo al mondo, quando ci sentiamo sbagliati, tristi e fuori posto».

E quando si parla del ruolo della religione, Herzi chiarisce che è solo uno degli elementi della storia, pur riconoscendo lo stigma che spesso grava sull’Islam: «Nel film c’è una scena in cui Fatima, in cerca di risposte, interroga un Imam. Quello che ho filmato non è un attore, è un vero Imam e dice una verità importante: non è solo l’Islam a non accettare l’omosessualità, ma tutte le religioni del libro. Quindi anche i cristiani e gli ebrei. Era importante dirlo».

Chi è Hafsia Herzi

Hafsia Herzi è un’attrice e regista franco-tunisina nata a Marsiglia nel 1987, diventata nota grazie al ruolo in Cous cous di Abdellatif Kechiche, che le è valso il Premio Marcello Mastroianni a Venezia. La sua carriera si è sviluppata tra cinema d’autore e progetti indipendenti, con una particolare attenzione ai temi dell’identità, delle origini e delle tensioni culturali nelle periferie francesi.

Come regista ha costruito un linguaggio personale, intimo e osservativo, spesso centrato su figure femminili complesse e marginalizzate. I suoi film esplorano desiderio, fede, solitudine e appartenenza, raccontando personaggi che cercano un posto nel mondo. Herzi è oggi una delle voci più originali del cinema francese contemporaneo, capace di unire delicatezza emotiva e sguardo politico.

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