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Salute

Parkinson, nuova tecnica di stimolazione cerebrale migliora i sintomi senza intervento chirurgico

Parkinson, nuova tecnica di stimolazione cerebrale migliora i sintomi senza intervento chirurgico. Nuova arma contro il morbo di Parkinson, gli scienziati stanno lavorando ad una nuova tecnica di stimolazione cerebrale che migliora i sintomi senza intervento chirurgico. Attualmente uno dei trattamenti più efficaci per il morbo di Parkinson in fase avanzata prevede un intervento chirurgico per impiantare degli elettrodi nel cervello, che rilasciano impulsi elettrici per stimolare determinate regioni cerebrali.

Secondo quanto riportato dalla rivista eBioMedicine, un nuovo studio sta però valutando una tecnica alternativa che consentirebbe di ottenere una stimolazione simile senza dover ricorrere a un intervento chirurgico al cervello. I ricercatori stanno infatti lavorando a un approccio definito stimolazione transcranica a interferenza temporale, indicata con la sigla TI, che utilizza correnti elettriche sovrapposte per raggiungere selettivamente aree profonde del cervello direttamente dall’esterno del cranio.

La tecnica è stata sviluppata con l’obiettivo di agire su specifiche regioni cerebrali coinvolte nel controllo motorio, evitando l’impianto chirurgico di elettrodi. Secondo quanto spiegato dagli studiosi, un piccolo gruppo di pazienti affetti da morbo di Parkinson avrebbe mostrato miglioramenti significativi nella mobilità dopo il trattamento con la stimolazione TI rispetto a chi aveva ricevuto una terapia placebo.

La terapia TI

Il ricercatore Dr. Álvaro Pascual-Leone, direttore medico del Deanna and Sidney Wolk Center for Memory Health presso l’Hebrew SeniorLife di Boston, ha spiegato in un comunicato stampa che la terapia TI rappresenta un approccio completamente diverso alla neuromodulazione non invasiva. Secondo Pascual-Leone, questa tecnica potrebbe raggiungere bersagli cerebrali profondi senza dover ricorrere alla chirurgia.

La Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Research ricorda che il morbo di Parkinson provoca tremori, rigidità, lentezza nei movimenti, problemi nella deambulazione e difficoltà legate all’equilibrio e alla coordinazione. Per valutare l’efficacia del nuovo metodo, i ricercatori hanno coinvolto 30 persone affette da Parkinson in fase iniziale o intermedia.

I partecipanti sono stati sottoposti a una singola sessione di 20 minuti di stimolazione transcranica applicata alla regione subtalamica, considerata un nodo fondamentale della rete cerebrale che controlla i movimenti. Secondo quanto riferito dai ricercatori, circa il 70% dei pazienti avrebbe registrato un miglioramento clinicamente significativo dopo la sessione con TI.

I dati

In confronto, soltanto il 15% delle stesse persone avrebbe mostrato miglioramenti dopo una sessione placebo. Gli studiosi hanno inoltre osservato che i sintomi come i tremori e la lentezza dei movimenti sembravano rispondere meglio alla stimolazione cerebrale rispetto ai problemi di rigidità e di equilibrio, che invece avrebbero mostrato benefici meno evidenti.

Nel corso dello studio non sarebbero stati registrati eventi avversi gravi. I pazienti hanno riferito soltanto sensazioni lievi, tra cui formicolio o calore, segnalate con frequenza simile sia durante le sedute reali sia durante quelle simulate. I ricercatori prevedono ora di ampliare gli studi attraverso sessioni multiple di stimolazione per comprendere meglio la durata degli effetti osservati, il momento più adatto per i trattamenti e le caratteristiche dei pazienti che potrebbero rispondere meglio alla terapia.

Brad Manor, scienziato senior presso l’Hinda and Arthur Marcus Institute for Aging Research dell’Hebrew SeniorLife di Boston, ha spiegato che uno degli aspetti più promettenti riguarda la possibilità di personalizzare la stimolazione in base all’anatomia cerebrale di ciascun paziente. Secondo Manor, una tecnica non invasiva come la TI potrebbe in futuro diventare una nuova opzione terapeutica sia prima di valutare un intervento chirurgico sia insieme alle terapie già esistenti.

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