Renate Reinsve: “Fjord? Conflitti tra due modi di essere molto diversi. Stavo per mollare e trasferirmi in Italia per diventare falegname”. Renate Reinsve su Fjord, falegname mancato, e non solo. L’attrice norvegese, 39 anni, è la protagonista del film di Cristian Mungiu. Ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Renate Reinsve racconta che, a un certo punto, si è trovata davanti a un bivio decisivo: continuare a fare l’attrice oppure dedicarsi al legno, come un’artigiana mancata che avrebbe potuto diventare falegname. Ricorda infatti: «Prima del film di Trier, pensavo di smettere di fare l’attrice e di trasferirmi in Italia per studiare da falegname. Ero sul punto di mollare tutto. Vivevo nel caos, non riuscivo a fare passi avanti, ero irrequieta, cercavo un mio stile. Ma è stato caotico anche quello che è venuto dopo. Joachim mi aveva chiamata dieci anni prima di “La donna peggiore del mondo”, per “Oslo, 31”, dove cercava a un’audizione collettiva una giovane attrice norvegese. Ebbi una battuta soltanto. Mi richiamò dieci anni dopo per “La donna peggiore…”».
Da quel momento tutto è cambiato, perché la sua carriera ha preso una direzione inaspettata. Come racconta: «Pensavo che sarebbe stata la mia prima e ultima volta a Cannes, certa che nessuno mi avrebbe più vista. Beh, sono tornata per “Armand” e l’anno scorso, sempre con Trier per “Sentimental Value”».
Renate Reinsve: “Fjord? Conflitti tra due modi di essere molto diversi”
Il discorso si sposta poi su «Fjord», progetto in cui ha trovato un nuovo terreno di confronto culturale. Spiega infatti: «Cristian era interessato alle famiglie romene tradizionali, connesse alla religione, che si trasferiscono in Norvegia, una società liberale. Il tema è com’è difficile capirsi, i conflitti tra due modi di essere così diversi. Si giudica, si pensa che chi viene da un Paese lontano deve comportarsi come noi o tornare a casa».
Riemerge anche la collaborazione con Sebastian Stan, ritrovato dopo «A Different Man». Reinsve lo descrive così: «Una gioia, così curioso, coraggioso. Nel film è un uomo integro, ama la famiglia e crede di essere nel giusto, ma cosa facciamo se i nostri principi non coincidono con quelli degli altri, se in Norvegia uno schiaffo sul sedere dato ai propri figli è ritenuto un abuso sessuale sui minori?».
Renate Reinsve: “Stavo per mollare e trasferirmi in Italia per diventare falegname”
Riflettendo sulla portata universale della storia, aggiunge che potrebbe svolgersi ovunque, perché «Penso di sì, viviamo in società polarizzate tra gruppi rivali e opposti. Progresso e tradizione possono coesistere senza paura? E come possiamo restare elastici nelle nostre opinioni senza perdere i nostri valori? La troupe era formata da gente di tanti Paesi, abbiamo cenato scambiandoci il cibo delle nostre terre, abbiamo ballato, cantato il karaoke. Eravamo circondati dalle montagne, tra strade bloccate per le valanghe di pietre che ci costringevano a spostarci sulle barche».
Quando torna con la memoria ai tempi in cui era lontana dal cinema, emerge un ritratto di ribellione e ricerca. Racconta infatti: «Ero ribelle, venni cacciata da varie scuole perché rispondevo male agli insegnanti, e anche dal negozio di ferramenta di mio nonno, diceva che non mi impegnavo. Presi il biglietto più economico per andare a Edimburgo, all’ostello si intenerirono e mi assunsero. Tornai in Norvegia per studiare all’Accademia recitazione. Fu l’unico posto dove mi sentivo a casa».
Infine, si arriva alle parole di Isabelle Huppert, che vede in lei qualcosa di vivo e indefinibile. Reinsve collega questa percezione al suo lavoro più recente: «Infatti “Sentimental Value” è un racconto su sentimenti che è complicato riconoscere ed esprimere. Cerco di tirar fuori il mio subconscio».
Seguici anche su Facebook. Clicca qui












Aggiungi Commento