Monica Bellucci: “Histoires de la nuit? Anni fa non avrei mai potuto interpretare Cristina. Invecchiare comporta cambiamenti ma offre un’opportunità”. Monica Bellucci su Histoires de la nuit, e non solo. L’attrice umbra, 61 anni, veste i panni di Cristina nel film diretto da Lea Mysius ha tratto dal romanzo di Laurent Mauvignier. Ne parla in una intervista a ‘La Stampa’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Monica Bellucci affronta il tema del tempo con una lucidità che non concede illusioni: «Prima di tutto, c’è da dire che, nella vita, le strade sono due. O si muore o si invecchia, e quindi… sempre meglio la vita». Da questa consapevolezza nasce anche il modo in cui guarda al presente, un momento che definisce ricco di osservazione e maturità. Racconta infatti che «la cosa più interessante è che, con l’età, ci si ritrova più spesso ad essere spettatori, mentre prima si era sempre al centro dell’attenzione», pur continuando a provare «la stessa passione, la stessa eccitazione nel fare le cose che piacciono». A questo si aggiunge lo sguardo sulle nuove generazioni, alimentato dalle sue figlie: «Ho la sensazione che, in queste ultime leve, ci sia meno competizione e più qualità».
Monica Bellucci: “Histoires de la nuit? Anni fa non avrei mai potuto interpretare Cristina”
Nel film Histoires de la nuit interpreta Cristina, una pittrice italiana che vive accanto alla famiglia composta da Thomas, Nora e la giovane Ida. Bellucci spiega che il personaggio è distante da lei, e proprio per questo stimolante: «La donna che interpreto è fredda e distante, molto lontana dal mio temperamento mediterraneo, entrare nei suoi panni è stata una sfida e a me le sfide piacciono». Cristina è una figura chiusa, isolata, segnata dal tempo, e lo esprime in una frase che l’attrice considera centrale: «noi donne, a un certo punto della vita, diventiamo trasparenti».
Da qui si apre una riflessione più ampia sul mestiere e sull’età, perché per Bellucci «invecchiare comporta inevitabili cambiamenti, certo, ma offre anche l’opportunità di fare personaggi diversi, di esprimere altri sentimenti». E aggiunge che «a 30 o anche a 40 anni, non avrei mai potuto interpretare un ruolo così, nemmeno con l’aiuto del trucco, sarebbe stato impossibile».
Il lavoro con la regista Léa Mysius è stato intenso e complice, come racconta l’attrice: «Lea è una regista giovane, ha una visione molto forte e personale, abbiamo lavorato tenendoci per mano, ho cercato di andare a fondo e di capire che cosa voleva». Un rapporto fondato sulla fiducia, favorito dal fatto che la regista «è abituata a parlare con gli attori» e sapeva «perfettamente quale aspetto di me voleva che venisse fuori».
Monica Bellucci: “Invecchiare comporta cambiamenti ma offre un’opportunità”
Sul tema della direzione femminile, Bellucci non nasconde una sfumatura personale: «Amo gli uomini, ma devo dire che quando lavori con le donne si stabilisce una chimica speciale, naturalmente non con tutte, dipende dal modo con cui le persone usano il potere…».
Il discorso torna poi alla famiglia, in particolare alle figlie Leonie e Deva, quest’ultima ormai affermata tra i nuovi talenti. Il rapporto è descritto come un dialogo continuo: «Deva ha 21 anni, tra di noi c’è uno scambio continuo, ma lei ha le sue idee e fa le sue scelte, certe volte le do i miei consigli, altre è lei a darmi i suoi, e io sto a sentirla».
Infine, parlando della fine della storia con Tim Burton, Bellucci sceglie una frase che chiude senza spezzare: «Quello che abbiamo avuto non finirà mai, affetto e rispetto resteranno per sempre».
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