Ilenia Pastorelli: “Cinema italiano oggi risponde a un’esigenza. Solo commedie romantiche? Voglio fare un appello”. Ilenia Pastorelli sul Cinema italiano, i ruoli principalmente nelle commedie romantiche, e non solo. L’attrice romana, 40 anni, ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Ilenia Pastorelli attraversa una fase particolarmente intensa della sua carriera: due film appena usciti, un libro (Non so come è successo, pubblicato a gennaio da Harper Collins) e una parte da protagonista in Carne della mia carne, il thriller top secret di Gabriele Altobelli. Quando le si chiede se sia un momento magico, lei sorride e risponde con spontaneità: «Eh, magico. Ah ah ah. Però sì, vai: è un momento importante. Affollato di buone cose». Una stagione densa, dunque, che la porta inevitabilmente a riflettere anche sul tipo di storie che interpreta.
Tre film su quattro parlano d’amore, e il romanzo pure. A chi le domanda se tema di essere etichettata, Pastorelli replica con decisione, ricordando il suo percorso: «Le commedie romantiche mi piacciono. Tanto più se sono ironiche. Ho iniziato la mia carriera con un film forte, drammatico, Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. Un autentico sasso in piccionaia. Era il 2014 e venivo dal Grande fratello, che per il cinema è un po’ come il veleno per i topi. Poi è arrivato il resto: commedie, thriller, nuovi drammi». Da qui nasce il tema delle etichette, che lei affronta con franchezza: «Certo, sì, le etichette pesano. Soprattutto in Italia. Ma la domanda, se posso, andrebbe ribaltata: Perché in questo momento, Ilenia, ti offrono soprattutto commedie romantiche?».
Ilenia Pastorelli: “Cinema italiano oggi risponde a un’esigenza”
Alla richiesta di una risposta, l’attrice allarga lo sguardo e parla del contesto sociale: «Forse perché c’è un bisogno eccezionale d’amore. Viviamo in una società che spinge alla sfiducia e all’egoismo. Viviamo con la paura di amare, di essere traditi, di esporci, di fare il primo passo. Oggi ci si lascia con un messaggio whatsapp. Ma è possibile? Appartengo alla generazione dei quarantenni, l’ultima che ha privilegiato il dialogo a tu per tu rispetto alle call in remoto. Noi ci guardavamo negli occhi. Ora chiediamo aiuto agli emoticon. Tutta ‘sta tecnologia che dovrebbe favorire la comunicazione tra esseri umani invece produce soltanto solitudini. Giusto?».
Quando le si dà ragione, Pastorelli prosegue, sottolineando un’esigenza collettiva: «Ecco, tutto per dire che c’è la necessità di parlare d’amore, anche in termini rassicuranti. In questo momento il cinema italiano cerca di rispondere a questa esigenza. Però non vanno dimenticati i film di nicchia, di ricerca, dove a volte non ci sono neanche i soldi per il catering. In proposito, mi consente un appello?». E l’appello arriva subito: «Mi piace il cinema coraggioso, anche se poverello. Autori di nicchia, chiamatemi!».
Ilenia Pastorelli: “Solo commedie romantiche? Voglio fare un appello”
Il discorso scivola poi sulla sua vita sentimentale, affrontata con autoironia: «In amore sono un disastro, ah ah ah. Non voglio dire di avere compiuto solo sbagli, questo no. Ma insomma… Noi siamo stati rovinati dall’idea del “per sempre”, e vissero felici e contenti. L’amore eterno è un concetto astratto. Tutto ha un inizio e tutto ha una fine. Dico una banalità?». Un concetto che lei stessa sente il bisogno di precisare: «Penso che ci possa essere un amore eterno nei confronti di una persona. Ma non è detto che quella persona ti stia accanto per tutta la vita. La coppia ideale si costruisce sulla fiducia e sul rispetto, lasciando a ognuno gli spazi e i ritmi più congeniali. Io sto bene con chi tiene la porta aperta e mi fa sentire libera. Del resto…».
Quando si parla della sua vita di relazione attuale, Pastorelli la descrive con un’immagine limpida: «Tranquilla. Un’acqua placida. Un laghetto liscio come l’olio, con le paperelle a galleggiare. Ah ah ah». Infine, tornando indietro nel tempo, ricorda che tipo di ragazza fosse: «Ah, l’Ilenia adolescente… Frequentavo il liceo classico Platone a Roma ed ero un maschiaccio. Mi coprivo molto: maglioni larghi, jeans abbondanti. Poi a 15 anni sono diventata donna d’un botto. Mi sentivo addosso gli occhi degli uomini ed ero in imbarazzo. Tendevo a nascondere la mia femminilità […]».
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