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Emma Corrin: “Nina nel Gabbiano di Cechov terrificante soprattutto per un motivo. Successo? Ho un trucco per tenere i piedi per terra”

Emma Corrin: “Nina nel Gabbiano di Cechov terrificante soprattutto per un motivo. Successo? Ho un trucco per tenere i piedi per terra”. Emma Corrin su Nina nel Gabbiano di Cechov, il cuccesso, e non solo. L’attrice britannica veste i panni di Elizabeth Bennet nella serie Orgoglio e pregiudizio. Ne parla in una intervista a ‘Io Donna’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Emma Corrin si prepara a incarnare Elizabeth Bennet nella serie Orgoglio e pregiudizio, e riflette sul pensiero di Ama Ata Aidoo, che invoca una forma gentile di lotta per liberarsi dai cliché e scardinare l’idea della donna come oggetto del desiderio altrui per diventare soggetto del proprio desiderio. A questo proposito osserva: «Ci chiede di vivere la vita che vogliamo vivere. E per farlo certamente dobbiamo lottare contro il contesto e qualche volta anche contro noi stesse».

Emma Corrin: “Nina nel Gabbiano di Cechov terrificante soprattutto per un motivo”

Ripercorrendo il suo percorso teatrale, Corrin ricorda quando ha interpretato Nina nel Gabbiano di Cechov, in un’edizione clamorosa accanto a Cate Blanchett e Tom Burke, un personaggio che incarna al massimo livello il desiderio di essere attrice. Su quel ruolo confessa: «Un ruolo terrificante! È stato portato in palcoscenico così tante volte e da grandi attrici. Ero spaventata, confesso che ho esitato ad accettare: pensavo che non sarei stata in grado di portare niente di nuovo. Il desiderio di Nina in realtà è un mistero, Nina non sa cosa desiderare: non vuole essere un’attrice per diventare famosa, vuole essere vista e capita. Per questo la sua conversazione con Trigorin è così potente».

Proprio quella conversazione, in cui Nina chiede a Trigorin di parlarle della vita da scrittore e lui risponde che non è una vita facile, diventa un punto di svolta. Nina replica che anche la vita da attrice non è facile, ma dichiara di volerla più di ogni altra cosa. Corrin ricorda quel momento con particolare intensità: «È la mia scena preferita. La ripetevo sera dopo sera e sentivo che in quel momento Nina si sentiva potente perché stava di fronte a qualcuno che la vedeva. E poteva misurare l’effetto che aveva su di lui. Nina viene da una piccola città, il suo orizzonte è limitato e lei vuole uscire da quel perimetro».

Dal teatro, dove ha interpretato Shakespeare, García Lorca e l’Orlando di Virginia Woolf, le occasioni l’hanno poi portata al cinema, alla tv e infine al successo internazionale con The Crown. Su questo passaggio spiega: «Li ho sempre visti come mondi diversi. Non poter lavorare cronologicamente, come si fa per il cinema e la tv, crea un rapporto completamente diverso con il personaggio. Ma il mondo degli schermi porta con sé altri benefici, il lavoro collettivo insieme alla troupe è bellissimo e intenso, non è un lavoro solitario come nel teatro».

Emma Corrin: “Successo? Ho un trucco per tenere i piedi per terra”

La crescente visibilità, però, cambia molte coordinate, e Corrin ammette di aver sentito la necessità di proteggersi: «Credo di sì. Ho cominciato a sentire la pressione quando ero ancora molto giovane, a vent’anni. Faccio fatica a pensare a come la mia vita sarebbe stata se non avessi scelto questa carriera. Ma per fortuna ho potuto conservare accanto a me gli affetti che conosco da sempre e vivo ancora con le persone con cui ho vissuto negli ultimi 10 anni, dai tempi dell’università. Fanno lavori diversi dal mio, cosa che aiuta a tenere i piedi per terra».

Il discorso scivola poi sugli anni di studio a Cambridge, dove la lettura era centrale. Corrin racconta: «Si legge molto lì, forse persino troppo. Io leggo di tutto. Se per qualche giorno non posso leggere, appena riesco mi procuro un libro di quelli che si divorano. Un thriller per esempio, che mi riporti a precipizio nell’abitudine della lettura. E dopo aver divorato quello prendo qualcosa di più impegnativo, che richiede concentrazione. Vorrei andare di più al cinema e a teatro, ma di solito quando sono a Londra mi prendo un po’ di tempo libero per me».

Infine, interrogata sui desideri inespressi, Corrin riflette sul tipo di personaggi interpretati finora: «Ho interpretato molte persone innamorate o ferite, ho esplorato il desiderio in forma romantica, ma non ho mai interpretato qualcuno di veramente arrabbiato. Non tutte le declinazioni del desiderio sono buone. Certe volte vagheggiamo falsi idoli o ci lasciamo travolgere dall’ossessione. Ma quella, a ben pensarci, per gli artisti è indispensabile».

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