Claudio Santamaria: “Milano Film Fest? Ecco le novità. Dandi di Romanzo criminale il personaggio più distante da me soprattutto per un motivo”. Claudio Santamaria su Milano Film Fest, e non solo. L’attore romano, 51 anni, per il secondo anno consecutivo è il direttore artistico della kermesse in programma dal 4 al 9 giugno. Ne parla in una intervista a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Claudio racconta che il Milano Film Fest, con i suoi 120 film, ha un programma ricchissimo e che per lui essere direttore artistico della manifestazione è una sfida particolare. Ricorda: «L’anno scorso al debutto ero un po’ teso perché non sapevo se sarei stato in grado di dare una linea. Ma, andata la prima, la seconda volta è stata più semplice.» Spiega che il lavoro “sporco” di incastrare proiezioni e programmazione generale non è compito suo: «Il lavoro “sporco” di incastrare proiezioni e programmazione generale non è compito mio. Io scelgo i titoli, quindi guardo tantissimi film, ma più che una sfida è un grande divertimento.»
E il risultato, sottolinea Claudio Santamaria, si vede: «Il risultato c’è: sono riuscito a portare come ospite d’onore Julian Schnabel (pittore, sceneggiatore e regista statunitense, ndr) che già corteggiavo da mesi. Poi ci sono due concorsi: uno per 10 lungometraggi e uno per 20 cortometraggi con giurie d’eccellenza. E ancora: anteprime, incontri sul cinema, talk, tanta musica e spettacoli dal vivo. Sono molto soddisfatto».
Claudio Santamaria: “Milano Film Fest? Ecco le novità”
Quando si toglie i panni dell’attore per vestire quelli dello spettatore, Claudio dice che non ragiona per generi tradizionali: «Per me esistono solo due generi di film: quelli belli e quelli brutti (ride). Non guardo nemmeno l’argomento, la storia.» Per spiegare meglio il suo sguardo cita i suoi due registi preferiti: «Basti pensare che i miei due registi preferiti sono Federico Fellini e David Lynch, maestri liberi da ogni tipo di genere, che hanno fatto film stratificati che si possono “leggere” a più livelli. Puoi restare in superficie e goderteli comunque o scavare in profondità. A rivedere i loro capolavori a distanza di tempo scopri sempre qualcosa di nuovo».
Tornando ai ricordi d’infanzia, racconta il primo vero gusto del cinema: «Da piccolo adoravo gli horror. “Profondo rosso” lo so a memoria, inquadratura per inquadratura. Ma mi piacevano anche i film di fantascienza e fantastici. Avevo una passione per “Il ladro di Bagdad”, una favola da “Le mille e una notte”».
Quando descrive l’esperienza della visione in sala, la definisce così: «Come una “scatola magica”. Io al cinema vado spesso anche da solo, per esempio quando sono a Roma per lavoro sui set. Mi è capitato di vedere film con altre sei o sette persone in sala. Ma il bello è quel senso di condivisione che si prova quando la platea è piena. Il grande schermo è insostituibile».
Claudio Santamaria: “Dandi di Romanzo criminale il personaggio più distante da me soprattutto per un motivo”
Parlando degli ultimi film visti, racconta: «“Father Mother Sister Brother” di Jim Jarmusch. Poi con Francesca (la moglie Francesca Barra, giornalista e conduttrice tv, ndr) abbiamo recuperato a casa “Sentimental value” di Joachim Trier e “Hamnet” di Chloé Zhao che non siamo riusciti a vedere al cinema per via di impegni di lavoro. Ma anche guardarsi un film a letto la sera può essere una bellissima esperienza». Con la figlia Atena, nata nel 2022, la cinefila di casa è già ben avviata: «Tutti i cartoni di Miyazaki: “La città incantata”, “Il mio vicino Totoro”, “Ponyo sulla scogliera”…».
Sul fronte dei personaggi interpretati, Claudio ammette che non tutti gli somigliano: «Il Dandi di “Romanzo criminale” perché non condivido l’intimidazione come stile di vita. Tutti da bambini abbiamo la fase in cui tendiamo a essere un po’ prepotenti, ma da lì a diventare criminali… Però sono proprio i cattivi puri i personaggi più belli da interpretare, proprio perché sono lontani da noi attori».
Guardando ai progetti futuri, elenca ciò che ha appena girato: «Dunque, ho girato diverse cose. Sono nel cast del film di Sergio Rubini “L’uomo giusto”, ho una partecipazione a quello di Paolo Genovese “Il rumore delle cose nuove” e poi con il mio “collega” Aldo Vitali, il direttore di Sorrisi, ho fatto la serie tv “The Label” su una casa discografica in crisi». Infine, quando gli si ricorda la sua voce strepitosa, l’esibizione a Sanremo cantando Mina con Malika Ayane e il fatto che suona benissimo la tromba, alla proposta di fare uno spettacolo risponde senza esitazioni: «Sì, sarebbe divertente!».
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