Pressione bassa e Alzheimer, la scoperta da uno studio: il rischio aumenta con una percentuale preoccupante. Secondo un nuovo studio della Michigan Technological University, la relazione tra pressione bassa e Alzheimer potrebbe essere molto più forte di quanto ipotizzato finora.
La ricerca ha analizzato quasi 800.000 adulti provenienti da due grandi banche dati, una del Regno Unito e una degli Stati Uniti, evidenziando che l’ipotensione rappresenta il fattore cardiovascolare maggiormente associato allo sviluppo della malattia neurodegenerativa. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of the American Heart Association.
L’ipotensione, definita generalmente da valori inferiori a 90/60 mmHg, riceve spesso meno attenzione rispetto all’ipertensione, tradizionalmente collegata a infarti e ictus. Tuttavia, i risultati emersi suggeriscono che anche livelli troppo bassi di pressione sanguigna possano comportare conseguenze significative per la salute cerebrale.
La pressione sanguigna viene misurata in millimetri di mercurio e indica la forza esercitata dal sangue contro le pareti delle arterie. Al contrario, valori pari o superiori a 140/90 mmHg possono indicare ipertensione, una condizione che negli ultimi anni è stata oggetto di numerosi studi.
I dati
Dall’analisi dei dati è emerso che gli adulti britannici con pressione bassa avevano una probabilità circa tre volte superiore di sviluppare il morbo di Alzheimer rispetto a chi non soffriva di ipotensione. Negli Stati Uniti il rischio risultava quasi doppio. Anche l’ipertensione è stata associata a un incremento del rischio: nei due gruppi esaminati le persone con pressione alta mostravano una probabilità circa 1,6 volte maggiore di ricevere una diagnosi di Alzheimer.
Lo studio ha inoltre rilevato che chi aveva avuto un ictus presentava un rischio aumentato del 50% nel campione britannico e dell’85% in quello statunitense. Gli infarti, invece, non hanno mostrato un’associazione significativa con la malattia.
Secondo Elisabeth Marsh, presidente del comitato scientifico 2026 dell’American Heart Association sulla salute del cervello nel corso della vita, il cervello necessita di un apporto costante di sangue per ricevere ossigeno e nutrienti. Una pressione troppo bassa per lunghi periodi potrebbe quindi compromettere il corretto funzionamento cerebrale.
La studiosa ha sottolineato che la scienza sta ancora cercando di comprendere i meccanismi che conducono alla neurodegenerazione e al declino cognitivo, ma che non sorprende osservare effetti negativi quando il cervello non riceve ciò di cui ha bisogno. Gli esperti ritengono che la riduzione del flusso sanguigno possa favorire l’accumulo delle proteine beta-amiloide e tau, considerate tra i principali marcatori biologici dell’Alzheimer.
Condizioni favorevoli allo sviluppo della malattia
La limitazione dell’apporto di ossigeno e nutrienti al tessuto cerebrale potrebbe infatti creare condizioni favorevoli allo sviluppo della malattia. Nel campione del Regno Unito l’età media dei partecipanti era di 57 anni e il 54% erano donne. Nel campione statunitense l’età media era di 58 anni e il 60% erano donne. I ricercatori hanno utilizzato dati raccolti nel 2006 nel Regno Unito e nel 2015 negli Stati Uniti.
L’autrice principale Aili Toyli ha evidenziato l’importanza di una salute cardiovascolare ottimale per prevenire il morbo di Alzheimer, sottolineando come l’ipotensione riceva molta meno attenzione rispetto all’ipertensione e come siano necessarie ulteriori ricerche per chiarire il legame biologico tra malattie cardiovascolari e Alzheimer. Il lavoro è stato pubblicato sul Journal of the American Heart Association.
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