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Scoperta la causa che rende alcuni adolescenti amanti del rischio: mancanza di un importante neurotrasmettitore

Scoperta la causa che rende alcuni adolescenti amanti del rischio: mancanza di un importante neurotrasmettitore. Sigarette, droghe leggere, giri in motorino a tutta velocità, frequentazioni poco raccomandate. Vi siete mai chiesti cosa rende alcuni adolescenti amanti del rischio? Secondo un gruppo di ricercatori questi atteggiamenti spericolati potrebbero essere legati alla mancanza di un importante neurotrasmettitore nel cervello.

Secondo lo studio pubblicato l’11 giugno su Nature Communications, il comportamento spericolato di una parte degli adolescenti potrebbe essere spiegato da livelli particolarmente bassi di dopamina nel sistema di ricompensa cerebrale. La dopamina, come ricordano i ricercatori nelle note di approfondimento, è un neurotrasmettitore cruciale per la motivazione e la sensazione di piacere: quando viene rilasciata, attiva circuiti che spingono l’individuo a ripetere comportamenti gratificanti.

La ricercatrice Ashley Parr, professoressa associata di psichiatria all’Università di Pittsburgh, sottolinea come i risultati suggeriscano che, per alcuni adolescenti, l’assunzione di rischi possa rappresentare una sorta di meccanismo di attivazione. In altre parole, quando i livelli di dopamina sono più bassi all’inizio dell’adolescenza, comportamenti come provare alcol, marijuana o altre sostanze potrebbero servire a stimolare artificialmente il sistema di ricompensa. Parr definisce questa scoperta un cambiamento epocale, poiché contraddice l’idea diffusa che una maggiore attività dopaminergica sia associata a un maggiore consumo di sostanze.

Lo studio ha seguito oltre 800 adolescenti coinvolti in una ricerca a lungo termine sul consumo di alcol e sostanze tra giovani. I dati mostrano che i ragazzi con livelli più bassi di dopamina erano più inclini a sperimentare droghe leggere o alcol rispetto ai coetanei con livelli più alti. Tuttavia, con il passare degli anni e la maturazione del sistema dopaminergico, il consumo tendeva a diminuire.

Il picco giovanile

Circa un quarto del campione, il 26%, rientra in un modello definito “picco giovanile”: un aumento dell’uso di sostanze nella prima adolescenza seguito da una progressiva riduzione intorno ai 25 anni. Questo gruppo mostrava livelli di dopamina significativamente più bassi all’inizio dello studio, livelli che poi aumentavano rapidamente negli anni successivi, parallelamente a una diminuzione del consumo.

Parr evidenzia che la questione centrale non è chi sperimenta, ma chi continua e intensifica l’uso in età adulta. Monitorando gli adolescenti nel tempo, il team è riuscito a identificare marcatori cerebrali e comportamentali utili a distinguere la sperimentazione temporanea da modelli potenzialmente più rischiosi nel lungo periodo.

La ricercatrice Beatriz Luna, anch’essa professoressa di psichiatria a Pittsburgh, ricorda che assumersi rischi è una parte normale dell’adolescenza. Per la maggior parte dei giovani, questa fase raggiunge un apice e poi si attenua. Luna suggerisce che i genitori possano incanalare questa spinta verso attività sociali positive, come gli sport di squadra, offrendo ai ragazzi contesti più sani in cui soddisfare il bisogno di novità e gratificazione.

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