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Dimessa dall’ospedale con forti dolori, donna incinta perde il bimbo per una serie di errori clamorosi

Dimessa dall’ospedale con forti dolori, donna incinta perde il bimbo per una serie di errori clamorosi. Una donna incinta è stata dimessa dall’ospedale con forti dolori ed ha perso il bambino per una serie di errori clamorosi dei medici. È successo nello Stato americano del Connecticut, dove la vittima ha avviato un’azione legale sostenendo che il ritardo nell’esecuzione di un cesareo d’urgenza abbia causato la morte del figlio neonato.

La donna, alla 35ª settimana di una gravidanza gemellare, si era presentata in ospedale la sera del 28 aprile 2025 lamentando dolore pelvico, pressione pelvica e perdita di liquido amniotico. Secondo la denuncia, dopo essere stata sottoposta a monitoraggio fetale elettronico, ecografia ed esame fisico, sarebbe stata dimessa nelle prime ore del mattino successivo con l’indicazione di utilizzare antidolorifici, cuscinetti riscaldanti e una fascia addominale.

La causa sostiene che il personale sanitario non avrebbe riconosciuto tempestivamente l’importanza di numerosi risultati considerati preoccupanti e che avrebbe rifiutato il ricovero nonostante le condizioni della paziente. Circa due ore dopo la dimissione, la donna sarebbe tornata in ospedale con una forte emorragia vaginale e persistenti dolori pelvici. Poco dopo le sarebbe stato diagnosticato un distacco di placenta.

Il ritardo fatale

Secondo la denuncia, nonostante la necessità di un cesareo d’urgenza, la decisione di procedere con l’intervento sarebbe stata presa soltanto molte ore dopo. Nel frattempo, il personale avrebbe scelto di attendere la disponibilità della sala operatoria. I due gemelli sono infine nati con parto cesareo nella tarda serata del 29 aprile.

Il piccolo Matthias, che pesava circa 2,4 chilogrammi, sarebbe nato senza respirare, privo di tono muscolare e bisognoso di immediate manovre di rianimazione e intubazione. Trasferito in terapia intensiva neonatale, avrebbe sviluppato numerose e gravi complicazioni, tra cui distress respiratorio, insufficienza respiratoria, encefalopatia ipossico-ischemica, emorragia polmonare e acidosi metabolica.

Le sue condizioni sono progressivamente peggiorate fino al decesso, dichiarato il 1° maggio 2025 dopo ripetuti tentativi di rianimazione. La madre attribuisce la morte del figlio a presunte negligenze e violazioni dei protocolli assistenziali. Un portavoce della struttura ha rifiutato di commentare, richiamando il procedimento giudiziario in corso.

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