Mary Patti: “Non è la Rai fece scandalo per un motivo. Guardavano la mia bellezza ma avevo altri piani, che ho realizzato”. Mary Patti su Non è la Rai, e non solo. L’ex showgirl del famoso format di Gianni Boncompagni rimasto nella storia della televisione degli anni ’90, oggi psicoterapeuta, 54 anni, si racconta in una intervista a ‘Vanity Fair’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.
Mary Patti racconta innanzitutto chi è oggi e cosa fa, spiegando come «Mi sono laureata in psicologia e poi specializzata in psicoterapia, e oggi lavoro come psicoterapeuta, principalmente con gli adolescenti e i giovani adulti. Ho un mio studio privato, ma lavoro anche nelle scuole. E poi sono socia di una cooperativa che si occupa prettamente di famiglie che hanno difficoltà con gli adolescenti. E, infine, lavoro per il tribunale dei minori e in carcere: da qualche anno porto avanti un “gruppo di parola”, un progetto che cerca, per quanto possibile, di fornire un sostegno psicoterapeutico ai genitori che si trovano in carcere, sia in quello femminile che in quello maschile. Sono stata a Rebibbia, ora sono a Rieti».
Da qui prende forma il racconto del suo “prima”, quello legato a Non è la Rai, e del sentimento con cui guarda alla sé stessa di allora: «Se penso alla me stessa di allora, penso a una ragazza piena di desideri, di sogni, di ambizioni. Ma anche a una ragazza già decisamente proiettata a laurearsi in psicologia e, in fondo, a fare esattamente quello che sto facendo adesso. La Mary di allora è un po’ anche la Mary di oggi: una donna determinata, seria, ma che amava anche divertirsi, la leggerezza, la moda».
Mary Patti: “Non è la Rai? Guardavano la mia bellezza ma avevo altri piani, che ho realizzato”
Ricorda poi come per molto tempo non abbia rivisto le immagini di quell’esperienza, spiegando che «Per molto tempo è come se quell’esperienza e quegli anni li avessi dimenticati, messi da parte. Ero focalizzata sugli studi. Durante il Covid mio figlio ha voluto aprirsi un profilo instagram, e io gliel’ho concesso a patto di poterlo controllare. Così ho scoperto quel mondo, ho cominciato a smanettare, qualcuno mi ha riconosciuta e da lì mi sono iniziati ad arrivare richieste, foto, video. In quel momento mi si sono risvegliati tutti i ricordi che avevo di Non è la Rai. E, soprattutto, ho scoperto che dopo tutto questo tempo esisteva ancora un mondo di fan affettuosissimi di quella trasmissione che ha davvero fatto epoca».
Ripercorrendo il suo ruolo nel programma, ricorda il gioco che conduceva e il rapporto con Boncompagni: «Avevo fatto con lui Domenica In, in Rai. Passando a Mediaset aveva chiesto ad alcune delle ragazze di seguirlo. Il primo anno di Non è la Rai rifiutai, perché mi stavo iscrivendo all’Università. Il secondo mi ricontattarono, e accettai di andare a fare il colloquio con Gianni. “Ma che vorresti fare?”, mi chiese. E io risposi: “Beh, qualcosa di mio, piuttosto che stare lì seduta a battere le mani in mezzo alle altre”. E lui: “Non ti preoccupare”. Si inventò questo giochino per me, che diventò un tormentone. Alla fine parlavo con la gente indossando dei vestiti strafighi… ci aveva visto lungo, ero esattamente quello che avrei voluto essere».
Mary Patti: “Non è la Rai fece scandalo per un motivo”
Arriva poi il tema delle critiche rivolte al programma, soprattutto riguardo all’oggettificazione del corpo femminile. Su questo, Patti osserva che «Quel programma, rivisto oggi, fa quasi ridere: sembravamo delle suore rispetto a quello che poi è passato in tv. Era un programma con molte ragazze certamente molto giovani che, al massimo, stavano in costume a ballare attorno a una piscina. E poi eravamo super controllate, non potevamo avere le unghie lunghe, mettere l’eyeliner. All’epoca fece certamente scandalo sostanzialmente perché non esisteva ancora niente di simile. Detto questo, sì, credo che con le ragazze più giovani, adolescenti, forse si sarebbe dovuti stare più attenti, prestare delle cautele ancora maggiori. Perché quella è un’età davvero delicata».
Ripensa anche agli aspetti più spiacevoli della sua avventura televisiva, spiegando che «Direi proprio questo: accorgersi, a un certo punto, che quell’appagamento anche un po’ narcisistico si stava trasformando in qualcosa di troppo invadente. In un lavoro che rubava tempo a quello che volevo davvero fare nella mia vita. Avevo bisogno delle mie cose, della mia normalità. Ma rifarei tutto: fino a quel momento mi sono divertita da morire, è stato un gioco meraviglioso nato dal caso, come se gli astri si fossero allineati per farmi vivere quell’esperienza».
Parlando del suo rapporto con la bellezza, racconta come «Mi sono resa conto quasi all’improvviso di essere bella, guardandomi allo specchio dopo avere ricevuto dei complimenti. Prima non lo avevo nemmeno considerato. Con la bellezza è stato un rapporto di odio e amore: negli anni dell’adolescenza sono persino arrivata a rimpiangere di non essere stata un po’ più bruttina, per poter essere apprezzata per quello che ero veramente dentro».
Mary Patti: “Mio figlio è un giovane adulto”
Il discorso si sposta poi sui giovani di oggi, osservati anche attraverso l’esperienza con suo figlio: «Mio figlio è un giovane adulto: ha appena compiuto 19 anni, sta uscendo dall’adolescenza. A me quelli di oggi sembrano ragazzi molto fragili, vittime di una società molto richiedente. Quando sento dire, a volte “Ah, questi giovani non valgono niente, sono tutti dei viziati…”, mi viene da pensare che è sempre un po’ la vecchia, solita storia che si ripete. Anche ai nostri tempi, sentivamo gli adulti dire il famoso “ah, ai nostri tempi…”. Ma credo anche che i giovani di oggi siano, in realtà, molto più sollecitati dalla società rispetto a quanto lo fossimo noi: devono fare tutto a tremila, parlare tre lingue, essere sempre al top, belli, perfetti, performanti. Sono ragazzi in gamba, veramente molto intelligenti, ma credo che si sentano anche molto soli. Anche perché sono in qualche modo vittime delle aspettative di noi adulti, che non sempre siamo poi così equilibrati».
E a proposito di cosa possano fare gli adulti, aggiunge che «Ascoltarli di più. Anche noi siamo presi dalla nostra frenesia, ci siamo ma non ci siamo, siamo lì fisicamente, ma spesso stiamo pensando ai nostri mille affari da sbrigare. Dovremmo fermarci un attimo e riuscire ad ascoltarli: anche se molto spesso non ci parlano direttamente, i ragazzi ci mandano moltissimi segnali. Dobbiamo imparare a coglierli. In fondo loro fanno il loro lavoro: sono adolescenti, fanno casini, cercando di emanciparsi dagli adulti, da quel rapporto infantile che avevano con i genitori. Sta all’adulto avere la maturità per cogliere i messaggi che i ragazzi gli mandano».
Mary Patti: “Non è la Rai? Oggi entro nelle carceri per aiutare le persone”
Racconta poi la sua esperienza in carcere, ricordando come tutto sia iniziato: «C’ero entrata la prima volta per lavorare alla mia tesi di laurea sulle diverse personalità criminali. Poi assieme a una mia collega abbiamo vinto un progetto e da tre anni lo portiamo avanti proprio all’interno delle carceri. Ho capito che lì dentro la sensazione più forte è l’assenza del tempo: non passa mai, tutto è molto rallentato, fino a svanire. E poi l’aria, che ti manca. E come stare in un girone dell’inferno: quando si riapre il portone ed esci, l’istinto è quello di tirare un grande, profondo respiro».
Infine, riflette su come siano cambiate le donne negli ultimi trent’anni, affermando che «Fortunatamente, stiamo cercando di fregarcene di più dei giudizi, soprattutto di quelli di una società così declinata al maschile. Ancora facciamo una grandissima fatica, ma stiamo cercando di uscire da quel ruolo che per per tanti anni è appartenuto alla donna. Mi spiace molto vedere che ancora tante donne si sentono incomplete se non hanno messo su famiglia, se non sono diventate madri: su di loro pesa ancora fortemente l’opinione della società. Si sentono in colpa, si vergognano di non provare un senso di maternità. E semplicemente assurdo».
Seguici anche su Facebook. Clicca qui












Aggiungi Commento