Demenza nei cani, un dettaglio trascurato nell’andatura può rivelare il rischio prima dei sintomi. Uno studio condotto dalla North Carolina State University e pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Veterinary Science ha individuato un possibile indicatore fisico utile a riconoscere la demenza nei cani. I ricercatori hanno osservato che l’accorciamento dell’andatura delle zampe anteriori è strettamente associato al declino cognitivo e potrebbe diventare uno strumento prezioso per monitorare l’evoluzione della malattia, distinguendola dai normali effetti dell’invecchiamento.
La sindrome da disfunzione cognitiva canina interessa fino al 60% degli animali con oltre undici anni di età, ma la diagnosi è complessa perché molti sintomi coincidono con quelli legati all’età avanzata. Tra i segnali già conosciuti figurano alterazioni del sonno, cambiamenti nel comportamento sociale, confusione e difficoltà a orientarsi in ambienti familiari. La ricerca aggiunge ora una misurazione fisica oggettiva, pur precisando che non può sostituire una valutazione clinica completa.
Lo studio ha coinvolto 88 cani anziani di sesso, razza e taglia differenti, selezionati in base al raggiungimento di almeno il 75% della loro aspettativa di vita. Gli animali sono stati sottoposti a controlli approfonditi su vista, udito, mobilità, forza muscolare e condizioni neurologiche e ortopediche, così da escludere altre possibili cause delle alterazioni dell’andatura.
I test
Durante i test, ogni cane ha percorso cinque metri al proprio ritmo, senza ricevere incoraggiamenti o ricompense. Le prove sono state ripetute ogni sei mesi per diversi anni. I risultati hanno mostrato che i soggetti con passi anteriori più corti ottenevano punteggi peggiori nei test cognitivi, indipendentemente dall’età e dalla presenza di patologie croniche. La correlazione è emersa esclusivamente nelle zampe anteriori.
La neurologa veterinaria Natasha Olby ha spiegato che il declino cognitivo incide più dell’età sulla riduzione della lunghezza del passo. Secondo gli studiosi, ciò dipende dal diverso ruolo degli arti anteriori e posteriori durante la deambulazione. Le zampe posteriori forniscono soprattutto la spinta, mentre quelle anteriori partecipano alla frenata, ai cambi di direzione e richiedono una maggiore integrazione delle informazioni elaborate dalla corteccia cerebrale.
Gli autori sottolineano che l’andatura può essere influenzata anche da artrite, dolore cronico o problemi cervicali. Per questo invitano i proprietari a consultare il veterinario quando notano variazioni persistenti. Sebbene non esista ancora una cura definitiva, una diagnosi precoce consente di adottare interventi mirati sullo stile di vita. I ricercatori intendono ora ampliare lo studio coinvolgendo un numero maggiore di cani con età e condizioni di salute differenti, valutando possibili applicazioni anche nella ricerca sulla demenza umana futura.
Seguici anche su Facebook. Clicca qui
Leggi anche:
Il tuo cane è destrorso o mancino? Ecco il test ispirato agli esseri umani che può darti la risposta












Aggiungi Commento