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Economia

Il Sud è la nuova locomotiva d’Italia: boom di Campania e Calabria. Sorpasso sul Nord per il quarto anno consecutivo

Il Sud è la nuova locomotiva d’Italia, e ormai i numeri lo confermano con una continuità che rende difficile liquidare il fenomeno come un episodio isolato. A ribadirlo sono le stime preliminari dell’Istat, che si aggiungono ai report sull’economia regionale 2025 della Banca d’Italia e alle analisi della Svimez. Il divario con il Centro-Nord si è ridotto a un appena 0,1%, ma il dato più significativo è un altro: il Mezzogiorno cresce più del resto del Paese ormai da quattro anni consecutivi. Un ciclo espansivo così lungo non si registrava dai tempi del boom economico italiano.

Dietro questi risultati c’è soprattutto la spinta degli investimenti pubblici, in particolare quelli finanziati attraverso il Pnrr. Secondo la Svimez, nell’ultimo triennio circa due terzi della crescita del Sud derivano proprio da questo impulso, con investimenti in costruzioni, infrastrutture e opere pubbliche che tra il 2022 e il 2025 sono quasi raddoppiati. Una dinamica che ha contribuito ad accorciare le distanze territoriali e che dimostra come, quando arrivano risorse e investimenti, il Mezzogiorno risponde con risultati concreti.

«La buona notizia è che il Sud è riuscito a cogliere questa sfida sia in termini di capacità di spesa che di realizzazione dei progetti», osserva Luca Bianchi, direttore generale della Svimez. Il nodo, però, riguarda il futuro. La domanda è se il Pnrr abbia realmente modificato in modo strutturale l’economia meridionale oppure se, terminati i finanziamenti, il rischio sia quello di tornare al punto di partenza. Lo stesso Bianchi sottolinea la necessità di garantire continuità agli investimenti e rafforzare le politiche di coesione anche dopo il 2026.

Non solo opere pubbliche

I segnali positivi, tuttavia, non si limitano alle opere pubbliche. La Svimez evidenzia anche una ripresa dell’industria, dopo anni di deindustrializzazione, favorita dalla Zona Economica Speciale e dalla capacità di attrarre nuovi investimenti. Il sorpasso del Sud è stato favorito anche dalla frenata dell’industria settentrionale, alle prese con l’indebolimento dell’export e con le incertezze dei mercati internazionali, ma questo non sminuisce il risultato. Anzi, conferma che i territori meridionali sono perfettamente in grado di crescere quando vengono messe loro a disposizione opportunità reali.

Tra le regioni spicca la Calabria, che secondo la Banca d’Italia ha registrato nel 2025 la crescita più elevata, pari all’1,1%. Un contributo decisivo è arrivato ancora dal Pnrr e dalla Zes unica, insieme alle performance del porto di Gioia Tauro, che ha movimentato circa 4,5 milioni di Teu, con un incremento del 14% e un nuovo record storico.

Ma è soprattutto la Campania a rappresentare il simbolo di questa rinascita. Negli ultimi tre anni l’economia regionale è cresciuta quasi il doppio della Lombardia, sostenuta non soltanto dalla spesa pubblica ma anche dallo sviluppo della farmaceutica, dell’aerospazio, dei servizi avanzati e dell’innovazione tecnologica. Napoli, grazie anche alla presenza dell’Academy di Apple e di altre multinazionali del settore, è diventata un polo riconosciuto a livello internazionale, come evidenziato anche da Bloomberg.

La straordinaria resilienza dei cittadini meridionali

A trainare questa crescita, però, non sono soltanto i finanziamenti europei o gli investimenti pubblici. C’è soprattutto la straordinaria resilienza dei cittadini meridionali. Mentre una parte della politica nazionale continua a considerare il Sud un problema anziché una risorsa, il Mezzogiorno dimostra ancora una volta di sapersi rialzare praticamente da solo. Viene quasi da sorridere davanti a decenni di narrazioni che descrivevano queste terre come incapaci di produrre sviluppo: bastano condizioni appena più favorevoli perché emergano energie, competenze e capacità imprenditoriali che erano sempre esistite ma troppo spesso ignorate.

Anche il mercato del lavoro offre segnali incoraggianti. Nel 2025 l’occupazione è aumentata dell’1,5% nel Mezzogiorno, contro lo 0,9% del Nord-Ovest e lo 0,8% del Nord-Est. Le performance migliori riguardano i servizi finanziari, immobiliari e professionali, cresciuti del 2,8%, e gli altri servizi, aumentati del 2,4%. Per il quinto anno consecutivo il Sud registra una crescita dell’occupazione superiore a quella del Centro-Nord.

Restano però criticità importanti. L’aumento dei posti di lavoro non è ancora sufficiente a fermare l’emigrazione giovanile. Negli ultimi tre anni, secondo la Svimez, circa 60 mila giovani si sono trasferiti nel Centro-Nord e altri 18 mila hanno scelto l’estero. Numeri che ricordano come il percorso sia ancora lungo. Eppure il messaggio dei dati è inequivocabile: quando il Sud riceve strumenti adeguati e non viene sistematicamente lasciato indietro dalle scelte politiche nazionali, risponde, cresce e trascina l’intero Paese. La vera sorpresa, semmai, non è che il Mezzogiorno corra: è che continui a farlo nonostante tutto.

Carmine Gallucci
direttore@brevenews.com

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