Schiacciato da un albero mentre cena nel dehor del ristorante: 64enne muore davanti alla famiglia. Un uomo di 64 anni è stato schiacciato da un albero mentre cenava nel dehor di un ristorante specializzato in barbecue, ed è morto a causa dell’arbusto di noci pecan “malato”. È successo lo scorso 20 maggio ad Austin, nello Stato americano del Texas.
Secondo una causa civile presentata dalla famiglia della vittima, il personale di due attività commerciali vicine avrebbe lasciato che l’albero marcisse e si deteriorasse senza avvertire i clienti né intervenire con opere di manutenzione. Nell’atto si sostiene che i responsabili conoscessero, o avrebbero dovuto conoscere con la dovuta diligenza, le condizioni pericolose, deteriorate e strutturalmente compromesse dell’albero, senza ispezionarlo, mantenerlo, rimuoverlo o segnalarne la pericolosità.
La famiglia afferma che la vittima stava cenando nel patio esterno quando l’albero, soprannominato “Widow Maker”, si è spezzato improvvisamente alla base ed è crollato durante una tempesta che stava interessando la zona. Secondo la documentazione legale, la causa della morte è stata un trauma contusivo provocato dall’impatto con un ramo caduto.
Le accuse
I familiari sostengono inoltre che l’albero non fosse mai stato potato, ispezionato o sottoposto a manutenzione, nonostante sorgesse su una proprietà appartenente, in tutto o in parte, alle due attività coinvolte. Le condizioni dell’albero, secondo la denuncia, erano visibili o facilmente rilevabili con un’ispezione ragionevole da tempo.
Una delle attività ha dichiarato che l’albero sarebbe stato colpito da un fulmine la notte dell’incidente, ma la famiglia respinge questa ricostruzione e attribuisce il decesso esclusivamente alla mancata manutenzione. L’azione legale sostiene inoltre che non siano stati incaricati arboricoltori qualificati per valutare lo stato dell’albero e che clienti e attività vicine non siano stati avvertiti del pericolo.
Secondo la denuncia, non sarebbero state adottate neppure barriere o altre misure di protezione. La famiglia chiede un risarcimento di almeno un milione di dollari, mentre le due attività coinvolte hanno rifiutato di commentare la causa in corso.
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