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Anna Ferzetti: “La Grazia? Sembrava non si facesse più. Ho raccolto tanti no, mi ha aiutato un aspetto. E su Favino…”

Anna Ferzetti: “La Grazia? Sembrava non si facesse più. Ho raccolto tanti no, mi ha aiutato un aspetto. E su Favino…’‘. Anna Ferzetti su La Grazia, i tanti no raccolti, la relazione con Pierfrancesco Favino, e non solo. L’attrice romana, 44 anni il prossimo dicembre, ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Anna Ferzetti, reduce da uno degli otto premi conquistati al Teatro Argentina dall’opera di Paolo Sorrentino La Grazia, tra cui miglior film, miglior regia e miglior attore a Toni Servillo, ripensa a quel momento con una punta di stupore: «Pensare che sembrava non si facesse più». Da qui parte il suo racconto, che riannoda i fili di un progetto nato, sospeso e poi ripartito.

Ferzetti spiega infatti che «Paolo mi aveva cercata, avevo superato diversi provini. Ma poi è rimasto in sospeso e lui ha girato Parthenope. Mi sono detta: è già un bel riconoscimento a quarant’anni, bene così. Il progetto è ripartito ma ho saputo che aveva visto anche altre attrici. Invece mi ha richiamato e mi ha detto: “trova la tua Dorotea”».

Anna Ferzetti: “La Grazia? Sembrava non si facesse più”

Quando le viene chiesto dove abbia cercato Dorotea, Ferzetti racconta di aver pensato a suo padre, il grande Gabriele Ferzetti, che per certi versi le ricordava il presidente De Santis. «È qualcosa che mi appartiene, la presenza di un padre importante. Nella vita e nel lavoro. Mi ha avuta che era già grande, ho sempre ammirato la sua coerenza e dedizione», dice, riconoscendo quanto quel legame abbia inciso sulla sua sensibilità artistica.

Il tema dell’essere figlia d’arte apre un altro capitolo della sua storia personale. Ferzetti confessa che «Non volevo fare l’attrice da ragazza. Avevo due passioni: gestire un albergo o un villaggio. Oppure mi immaginavo una carriera sportiva o militare. Ero un’atleta, facevo pentathlon. E mi affascinava l’idea delle donne che si arruolano. Sono una che decide, non sto mai con le mani in mano, una Wonder Woman. Mi piace darmi da fare per gli altri. Se andavo in vacanza con le amiche, i genitori erano tranquilli: guida Anna, ci pensa lei. Sono ancora così, materna con tutti. Delego poco. Sto imparando ora a lasciarmi andare, a mollare un po’».

Una natura energica e protettiva che l’ha accompagnata anche nella professione. La consapevolezza di voler fare l’attrice, però, è arrivata presto, pur tra molte difficoltà. «Ho capito che la mia strada era quella, ma è stata combattutissima. Ho raccolto tanti no: non sei giusta, troppo alta, troppo seria. Mi ha aiutato il carattere, non mi abbatto. Mi butto. E adesso che sto raccogliendo tanto, me la godo. Mio padre diceva una cosa che mi faceva incavolare: “Impara l’arte e mettila da parte”. Aveva ragione, ora lo so», racconta.

Anna Ferzetti: “La Grazia? All’inizio avevo una certa ansia’

Sul set di Sorrentino, l’emozione è stata forte fin dal primo giorno. «All’inizio avevo una certa ansia. Il primo giorno, girando una scena con una tazzina in mano, ho iniziato a tremare. Mi dicevo: concentrati, abbi un po’ di ritegno… Però con Servillo di fronte e Paolo dietro al monitor non era banale. Ma è stata un’esperienza magnifica, con Toni si è cementata un’amicizia». Un rapporto umano e professionale che ha segnato l’esperienza del film.

Il 2024 è stato per lei un anno particolarmente ricco: il ruolo da protagonista in «Domani interrogo», la presenza nel cast de «Gli occhi degli altri» di De Sica, il successo teatrale con «People, Places & Things», diretta dal suo compagno Pierfrancesco Favino. Guardando avanti, confessa: «Mi divertirebbe un musical, magari con Almodóvar».

E proprio il rapporto con Favino apre l’ultimo tratto del racconto, quello più personale. «Condividiamo lo stesso modo di vivere il mestiere. Ho la fortuna di avere accanto un uomo che mi ha aiutato nel mio percorso. Io ho vissuto con lui il suo, che è stato faticoso all’inizio. Mi è stato di grande ispirazione vedere come prende il lavoro, l’impegno che ci mette. In questo mestiere conta il carattere, oltre al talento che se c’è va alimentato. Ma serve il fuoco».

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