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Spettacolo

Giuseppe Fiorello: “Il mio monologo può spaventare soprattutto per un motivo. Il rispetto per la donna non si può insegnare a scuola”

Giuseppe Fiorello: “Il mio monologo può spaventare soprattutto per un motivo. Il rispetto per la donna non si può insegnare a scuola”. Giuseppe Fiorello sul monologo, e non solo. L’attore siciliano, 57 anni, parla di Educazione sentimentale, scritto da Ivan Cotroneo e portato in scena al Festival di Spoleto. Di seguito vi proponiamo alcuni passaggi dell’intervista rilasciata a ‘Il Giornale’.

Giuseppe Fiorello, Educazione sentimentale, il monologo pensato sulla sua misura da Ivan Cotroneo, al Festival di Spoleto fino a giovedì 2 luglio, è ciò che gli rende le notti insonni e, al tempo stesso, felici le giornate. Racconta com’è nato questo spettacolo, ricordando quel momento decisivo: «Eravamo in un bar a Roma, io e Ivan. All’improvviso lui mi fa: Sono anni che ti seguo e che desidero scrivere per un attore come te, con la tua anima. Però non chiedermi cosa sarà. E io, per la prima volta in vita, mia mi sono lasciato andare totalmente nelle mani di un altro. Ho accettato il salto nel buio».

Da quel salto nel buio è nato un testo che Fiorello definisce così: «Un monologo di 90 minuti, secco e potente, su un uomo che racconta se stesso. Si chiama Daniele Canonico, ha cinquant’anni, viene dal Sud, e ha avuto come tanti un’educazione al mondo dei maschi, che si è rivelata un continuo, faticoso esame di virilità: trovare la fidanzatina fin da piccolo, difendere l’onore delle donne di casa, gareggiare con gli amici nelle conquiste muliebri. Il talento di Cotroneo ne fa un percorso tragicomico: ad una prima parte accattivante ed ironica, ne segue una seconda che diventa, per il personaggio e per me, fonte d’inquietudine».

Giuseppe Fiorello: “Il mio monologo può spaventare soprattutto per un motivo”

Fiorello chiarisce poi in che senso questa inquietudine prende forma: «Questo è uno spettacolo che può spaventare. Perché descrive un’educazione che molti della mia generazione hanno ricevuto come del tutto naturale, ma in cui è contenuto in nuce un concetto della donna, e della relazione con lei, che può procurare seri danni. Il mio personaggio crede di essere normale, di fare le cose come le fanno tutti. Finché scivola dentro se stesso e non si ritrova più. E questa cosa fa paura. A me per primo che lo interpreto».

Il testo, però, non è solo un viaggio nelle ombre: è anche un insegnamento inatteso, come sottolinea lui stesso: «Insegnato, si: ma non nel senso didattico. Io non credo che il rispetto per la donna si possa semplicemente insegnare a scuola. L’arte può fare ancora di più: con questo monologo Cotroneo fa passare il tema senza fare didascalismo. Le dico di più: bisognerebbe portare il teatro a scuola il prima possibile. Io Educazione sentimentale lo farei interpretare agli studenti. Perché solo recitando il ruolo di Daniele Canonico un liceale riuscirebbe a capire sulla sua pelle cosa vuol dire rapportarsi ad una donna in modo sano, e non tossico».

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