Matilde Gioli: “Debutto al Cinema con papà morto. Ho fatto scelte sbagliate per anni. E sul flop di Rischiatutto…”. Matilde Gioli sul suo debutto al Cinema, il dolore per il papà morto, il flop di Rischiatutto, e non solo. L’attrice milanese, 36 anni, ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.
Matilde Gioli si presenta come madrina di Italian Global Series, al via a Rimini e Riccione, e subito chiarisce la sua posizione rispetto al ruolo, affermando: «Io non trovo il termine madrina offensivo, come ha detto qualcuno. L’hanno fatto fior di attrici». Milanese, 36 anni, racconta di aver «conquistato la serenità», un risultato arrivato dopo anni complessi segnati da dolore e trasformazioni profonde.
Matilde Gioli: “Debutto al Cinema con papà morto”
Ripensando al periodo in cui suo padre Stefano si ammalava gravemente, mentre lei girava il suo debutto nel film Il capitale umano di Paolo Virzì, ricorda quel primo set come un momento sospeso: «Ero completamente anestetizzata, non pensavo che papà sarebbe morto di lì a poco. Rimuovevo il pensiero e mi concentravo su quello che dovevo fare. È stato Paolo Virzì a cambiarmi il cognome, da Lojacono a Gioli che è quello di mia madre da nubile, livornese come lui. Forse, nell’inconscio, il mio sì era anche un modo di richiedere della privacy rispetto al rapporto di amore che avevo con mio padre, volevo che fosse una cosa soltanto mia». Da lì è iniziato un percorso inatteso, nato quasi per caso: «Per caso, accompagnando mio fratello a basket, nella sala accanto Paolo faceva i provini. Prima, avevo solo fatto l’albero a una recita scolastica».
Il dolore, però, ha continuato a segnare la sua vita, diventando un punto di svolta: «È uno spartiacque, c’è un prima e un dopo. Ne ho avuto un altro, rischiando la paralisi per un incidente a nuoto sincronizzato». E proprio questo l’ha portata a interrogarsi sulla fase esistenziale in cui si trova oggi. Racconta infatti che «Fino a pochi anni fa era come se fossi rimasta un’eterna adolescente, con scelte sbagliate, sopra le righe. Ero combattiva, contro cosa non lo sapevo. Praticavo sport estremi, la montagna è il mio luogo dell’anima, facevo dislivelli di 3000 metri, tornando al buio su strade improbabili. Era un modo di sfidare il dolore».
Matilde Gioli: “Flop Rischiatutto? Le dinamiche dell’auditel sono complesse”
Oggi, invece, sente di aver trovato un equilibrio diverso: «Ora ho più rispetto della vita, e la pace dentro di me. La vita per me è nella natura, lì mi rispecchio. Il dna dei miei avi, pittori macchiaioli che dipingevano casali, prati fioriti e cavalli, mi ha forgiata. Ho anche i miei cavalli e amo le giornate all’aria aperta. Mi hanno aiutata a ridurre la mia frenesia assieme alle sedute di psicoanalisi».
Guardando alla sua esperienza televisiva, Gioli ricorda anche la parentesi di Rischiatutto, che non ebbe il successo sperato: «Non lo so. Ero attrice da poco, c’era l’idea di rifare Mike Bongiorno e Sabina Ciuffini, le dinamiche dell’auditel sono complesse, forse non era il momento di riproporre un quizzone come quello».
E riflettendo sul mondo del cinema, ammette che alcune dinamiche persistono: «Un pochino sì, ma lo è molto meno che in passato. Io ho vissuto due momenti spiacevoli, la prima volta l’ho pagata perché il progetto non andò avanti, la seconda ho chiarito come stavano le cose e sono tornata sul set. La situazione per noi donne è migliorata, abbiamo tanti bei ruoli».
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