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Helen Mirren: “Aggressione? Non credo c’entri Israele. Voi italiani dovreste esseri fieri di una vostra tradizione. Il set di Tinto Brass come un campo nudisti”

Helen Mirren: “Aggressione? Non credo c’entri Israele. Voi italiani dovreste esseri fieri di una vostra tradizione. Il set di Tinto Brass come un campo nudisti”. Helen Mirren sull’aggressione subita, gli esordi legati all’Italia, l’amicizia con Checco Zalone, e non solo. L’attrice anglo americana, 80 anni, ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Helen Mirren racconta il suo amore per il Salento, dove possiede una masseria, e dice che farebbe un film con Checco Zalone: «Lo farei a occhi chiusi. Siamo diventati amici già prima del video La vacinada. A casa sua mi prepara un’ottima pizza. La prima volta che vidi un suo film, ridevo come una pazza senza capire una parola».

Partendo dall’Oscar per «The Queen», ricorda che dopo quel film ha incontrato Elisabetta II, ma il protocollo non prevedeva domande. Spiega cosa le avrebbe chiesto: «Le avrei chiesto com’è stato il momento in cui la corona, quella corona così pesante, nel 1953 è scesa sulla sua testa nell’Abbazia di Westminster, e la monarchia è scesa sulle sue spalle».

Il primo ricordo di «The Queen» è legato al costume: «È legato al costume. Indossandolo, mi sentivo davvero come la regina d’Inghilterra. Sul set erano tutti increduli, mi avvicinavo, li rassicuravo, guardate che sono Helen».

Helen Mirren: “Aggressione? Non credo c’entri Israele”

Parlando della libertà sul set, racconta: «Ci volle coraggio da parte mia, quando tu fai una pazza o una ubriaca puoi prenderti tutte le libertà, con la regina avevo una gabbia che mi avvolgeva, i comportamenti, la gestualità, la postura».

Ricorda poi l’aggressione subita da uno squinternato antisionista: «A novembre, il video non so per quale ragione è stato diffuso solo pochi mesi fa. Non ho capito com’è finito su Internet. Stavo passeggiando a Londra con mio marito. Era un uomo mentalmente instabile. Non credo c’entri Israele. Sono nata nel 1945, inevitabilmente il tempo mi riporta all’Olocausto. Ma questa guerra è una tragedia per la stessa Israele. Ah… ho interpretato Golda Meir, una donna totalmente dedita alla sua nazione, che per questo potrei paragonare a Elisabetta I».

Sul suo rapporto con Israele aggiunge: «Da giovane ho vissuto in un kibbutz col mio fidanzato di allora. Sono esperienze che ti rimangono dentro. Ma gli attori non sono animali politici. L’arte deve pensare ad altro, ad essere inclusiva; al malessere, all’amore, alla crudeltà, alla bellezza del mondo, che deve riflettere. Da attrice cerco di andare oltre la politica, di andare altrove. Forse mi sbaglio».

Helen Mirren: “Voi italiani dovreste esseri fieri di una vostra tradizione”

Alla domanda su quale donna del nostro tempo porterebbe al cinema, risponde: «La persona con cui mi piacerebbe sedermi e fare due chiacchiere è la filantropa americana Mackenzie Scott, ex moglie di Jeff Bezos. In tempi come questi, che possono essere spaventosi e deprimenti, quando guardi il mondo dei miliardari e il tipo di persone che sono, e il tipo di mondo in cui sembrano voler costringere tutti noi a vivere, il fatto che esistano persone come Mackenzie Scott, con quella generosità incredibile e naturale, ecco uscirei da quell’incontro con un’idea positiva sulla direzione che l’umanità potrebbe prendere in futuro».

Ripercorrendo gli inizi, racconta: «Non volevo fare cinema, non mi sembrava interessante rispetto alla profondità delle storie e dei personaggi che si possono esplorare a teatro. Sono stata fortunata. Ho cominciato alla Royal Shakespeare Company, dove si tenevano spettacoli anche su altri autori, da Cechov a Gogol. Studiavo l’essere umano e la sua condizione attraverso il teatro».

Il cinema arrivò dopo: «Servivo colazioni al bed&breakfast di mio zio. In un pomeriggio piovoso entrai in un piccolo cinema lì nei pressi dove proiettavano film europei. Quel giorno davano L’avventura di Antonioni. Voi in Italia avete una grande tradizione cinematografica di cui dovreste essere orgogliosi, avete influenzato il cinema nel mondo. Avete avuto Anna Magnani, la più grande attrice mai esistita».

Tornando ad Antonioni, aggiunge: «Allora… Al cinemino vidi la bella Monica Vitti, che non sapevo chi fosse. Antonioni mi permise di capire cosa può essere il cinema. Fino allora avevo visto solo noiose commedie inglesi. Quel film trasformò la mia comprensione. Decisi di far parte di quella cultura cinematografica».

Helen Mirren: “Il set di Tinto Brass come un campo nudisti”

Sul regista con cui non si è capita, dice: «Federico Fellini. I suoi primi film sono molto interessanti. All’estero nessuno parla sul set. In Italia è il contrario. Tutti urlavano sul set di Casanova, Fellini dirigeva ogni dettaglio nel vero senso della parola, guarda in alto, guarda in basso, voltati, sospira… Io non riuscivo a fare quella… quella performance. A un certo punto Fellini mi mandò via, sei inutile, mi disse. Non andò bene la mia esperienza con lui».

Sul futuro delle sale cinematografiche è netta: «Scompariranno. La sala è un rituale, un cerimoniale. I ragazzi seguono i film sulle piattaforme o ancora di più sui cellulari, che sono il male assoluto. Io li odio, l’unico risvolto positivo è che si possono realizzare film con gli Iphone. Ero con mio marito al bar, c’era un gruppo di belle ragazze che bevevano champagne, le osservavo, non parlavano mai tra di loro, avevano la testa piegata sui cellulari. Mi sono detta, Dio mio, c’è il mondo che vi aspetta lì fuori».

Infine, su Tinto Brass: «Ho saputo che gli renderanno omaggio alla Mostra di Venezia, la città dov’è cresciuto. Un bel riscatto. Quando girai Caligola per lui, eravamo tutti nudi, il set sembrava un campo di nudisti. Sarei stata a disagio se fossi stata vestita».

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