Teoria della savana della felicità, perché le persone più intelligenti preferiscono stare da sole. Per alcune persone, vivere in una grande città e trascorrere molto tempo con gli amici rappresenta la ricetta ideale per una vita felice. Ma questa idea potrebbe non valere per tutti.
Secondo la cosiddetta “teoria della savana della felicità”, infatti, il modo in cui il nostro cervello si è evoluto nel corso della storia umana continua a influenzare il nostro benessere anche nel mondo moderno, e gli individui con un’intelligenza più elevata potrebbero reagire in maniera diversa rispetto alla maggior parte della popolazione.
La teoria parte da un presupposto dell’evoluzione umana: per gran parte della storia della nostra specie gli esseri umani hanno vissuto in piccoli gruppi, con una bassa densità di popolazione e una rete di rapporti sociali relativamente stabile. Il cervello umano si sarebbe quindi adattato a quelle condizioni ancestrali, mentre il mondo contemporaneo presenta caratteristiche profondamente diverse, come città densamente popolate e relazioni sociali molto più numerose e complesse.
La felicità interpretata dal cervello
Secondo questa prospettiva, ciò che rende felici oggi non dipenderebbe soltanto dalle circostanze attuali, ma anche da come il nostro cervello, modellato dall’evoluzione, interpreta tali condizioni. Per verificare questa ipotesi, i ricercatori Norman P. Li e Satoshi Kanazawa hanno analizzato il rapporto tra soddisfazione per la vita, densità della popolazione, frequenza delle interazioni con gli amici e livello di intelligenza.
I risultati hanno confermato alcune tendenze già osservate in passato: in generale, vivere in aree molto densamente popolate è associato a una minore soddisfazione per la vita, mentre frequentare più spesso gli amici tende a essere collegato a un maggiore benessere.
L’aspetto più interessante dello studio emerge però quando viene presa in considerazione l’intelligenza. Secondo gli autori, l’effetto della socializzazione cambia significativamente nelle persone con livelli di intelligenza molto elevati. Mentre per la maggior parte degli individui trascorrere più tempo con gli amici è associato a una maggiore felicità, nelle persone estremamente intelligenti questa relazione tende addirittura a invertirsi. In altre parole, una frequente vita sociale non sembrerebbe aumentare la loro soddisfazione personale e, in alcuni casi, potrebbe perfino essere associata a livelli inferiori di benessere soggettivo.
Maggiore facilità di adattamento
Gli autori ipotizzano che le persone più intelligenti possano adattarsi con maggiore facilità alle condizioni della società moderna, riuscendo a perseguire obiettivi a lungo termine senza dipendere nella stessa misura dalle relazioni sociali frequenti che, invece, risultano generalmente benefiche per la maggioranza delle persone. Questo non significa che gli individui più intelligenti non abbiano bisogno di amicizie o preferiscano necessariamente l’isolamento, ma suggerisce che il loro equilibrio psicologico potrebbe essere influenzato da fattori differenti rispetto a quelli che incidono sulla popolazione generale.
Anche la densità abitativa mostra un’interazione con l’intelligenza. Sebbene vivere in ambienti molto affollati sia generalmente associato a una minore soddisfazione per la vita, l’impatto negativo appare meno marcato nelle persone con un’intelligenza superiore, che sembrerebbero adattarsi meglio anche a questo aspetto della vita moderna.
Gli stessi ricercatori sottolineano che si tratta di associazioni statistiche e non di rapporti di causa-effetto. Lo studio non dimostra che essere molto intelligenti renda meno piacevole stare con gli amici, né che vivere in città provochi automaticamente una riduzione della felicità. Piuttosto, evidenzia come il rapporto tra ambiente, relazioni sociali e benessere possa essere più complesso di quanto si pensi e possa variare in base alle caratteristiche individuali.
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