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Rebecca Ferguson: “Silo? Ho lavorato molto per rendere Juliette più umana. E so perché è facile starle vicino”

Rebecca Ferguson: “Silo? Ho lavorato molto per rendere Juliette più umana. E so perché è facile starle vicino”. Rebecca Ferguson su Silo, e non solo. L’attrice svedese, 42 anni, è la protagonista della serie tratta dall’omonimo romanzo di Hugh Howey. Juliette Nichols vive in un futuro in cui i sopravvissuti sono confinati in una struttura sotterranea. Nella prima stagione è un’ingegnera meccanica ai livelli più bassi della gerarchia, fondamentale per il funzionamento del motore del Silo. Dopo un breve periodo come sceriffo nella seconda stagione, nella terza viene eletta sindaca dal popolo, pur non sembrando ambiziosa di potere. Ne parla in una intervista a ‘Io Donna’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Rebecca Ferguson osserva che questo è un momento straordinario per la fantascienza, un genere che permette riflessioni profonde, quasi filosofiche, e mentre parla di Silo emerge subito l’idea di un mondo popolato da persone alla disperata ricerca del proprio passato, un universo che richiama il concetto che siamo fatti dei nostri ricordi, soprattutto in un’epoca che sembra volerli cancellare. A questo proposito, l’attrice ricorda un episodio che l’ha segnata: «Quando ero piccola fantascienza voleva dire Guerre stellari oppure film di serie B. E non sono sicura di aver fatto, allora, grandi pensieri filosofici. Ma ora… ci ho pensato quando ci sono stati gli incendi a Los Angeles. Alcune persone sul set hanno avuto le loro case ridotte in cenere. Case che ospitavano i loro ricordi, luoghi che erano custodi delle loro memorie familiari. Tutto scomparso, polverizzato. Ne abbiamo parlato più di una volta insieme sul set: ci siamo chiesti che cosa si provi quando ti viene portato via quasi tutto. Ovviamente la memoria è nella nostra testa, ma nella vita accumuliamo piccole cose – l’orsacchiotto che hai regalato a tuo figlio, la fede nuziale che ti ha dato tua madre – oggetti che innescano i nostri ricordi. Ora abbiamo le foto, i nostri telefonini ne sono pieni, ma se ti viene tolto tutto ti senti perduto. È anche questo il senso del narrare storie: creare il confronto tra ciò che era e ciò che è, dove siamo e come siamo evoluti. E come, decisamente, NON siamo evoluti».

Rebecca Ferguson: “Silo? Ho lavorato molto per rendere Juliette più umana”

Proseguendo nella riflessione sul mondo della serie, Ferguson commenta anche le parole di Graham Yost, che ha sottolineato come la stanza degli scrittori sia composta da persone diverse, capaci di immaginare un Silo privo di sessismo, razzismo e omofobia, un luogo dove esistono solo individui, pur con differenze biologiche inevitabili. A questa osservazione l’attrice risponde con ironia: «Non ancora (ride)».

Tuttavia, nonostante l’assenza di discriminazioni di genere, le classi sociali nel Silo restano rigidissime, e il personaggio di Juliette, pur vivendo una straordinaria ascesa, riesce a mantenere la propria umanità in un mondo progettato per distruggere il bene. Ferguson approfondisce questo aspetto spiegando che «Juliette fa solo cose che sono buone? Non lo so, prende decisioni molto audaci che influenzano il Silo e le singole persone in modo anche negativo. C’è una radicalità in lei, perché Juliette ha bisogno di agire. Ha un’intelligenza, un modo di comunicare con i macchinari che ci fanno pensare alla forza. Ma io ho provato a capire la sua vulnerabilità: quando potevo mostrarla? Quando le cose si fanno davvero difficili esce allo scoperto il suo trauma sedimentato nel profondo, i demoni con cui deve misurarsi. Non mi potevo limitare all’aspetto quasi “fumettistico” di lei, gli attrezzi, i muscoli, il sudore. C’erano mille sfumature su cui lavorare per renderla umana. Le ho cercate tutte, una per una».

Rebecca Ferguson: “Silo? Vi spiego perché è facile stare vicino a Juliette”

Arrivando alla nuova stagione, l’attrice riflette sul fatto che ora si comprende meglio il mondo del Silo e che questo universo potrebbe dire qualcosa anche sul nostro presente. Hugh Howey ha scritto i libri più di dieci anni fa, quando l’Iran sembrava l’antagonista perfetto, ma la realtà è più complessa. Ferguson sottolinea quanto sia difficile scoprire e accettare la verità, aggiungendo che «È sempre faticoso scoprire la verità. E, una volta scoperta, accettarla. E penso che questo sia uno dei motivi per cui Juliette sia un personaggio cui è facile stare accanto. Non è solo per la chiave inglese, il sudore e le braccia forti, è che lei vuole la verità. Ed è come dire: “Ok, vediamo dove vai, ti seguiamo”. Da spettatori, vogliamo la verità anche noi, vogliamo sapere cosa sta succedendo in questo nostro mondo e nelle nostre vite. E se incontriamo qualcuno che scardina un sistema e mette in discussione lo status quo è sempre qualcosa a cui guardare con grande ammirazione, no?».

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