Mick Jagger: “Nuovo album dei Rolling Stones è un bel regalo. Sicilia? Mi piace per tanti motivi, soprattutto uno”. Mick Jagger sul nuovo album dei Rolling Stones, l’amore per la Sicilia, e non solo. Il leader della nota band britannica ne parla in una intervista a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
A pochi giorni dal suo compleanno, Mick Jagger accompagna l’uscita del nuovo album dei Rolling Stones, Foreign tongues, prevista per il 10 luglio. L’artista sorride all’idea della coincidenza, definendola «È un bel regalo. L’estate scorsa abbiamo registrato a Londra dieci canzoni nuove. E ne abbiamo usate quattro da registrazioni precedenti. Siamo a 14, è tanta musica. Qualcuno dirà che sono troppe, ma oggi la soglia di attenzione è molto bassa». Da qui parte il racconto di un disco che, fin dal primo ascolto, vibra della loro identità più rock, quella che emerge quando una band non deve più dimostrare nulla e compone per sé stessa. Jagger lo conferma spiegando che «Quando fai un progetto è per te stesso. Poi per gli amici. Poi per i critici, i primi ad ascoltarlo. E infine è per il pubblico. Il nostro brano più ascoltato in streaming è “Paint it black”, non propriamente classic rock. Mostra i Rolling Stones nella loro vena esplorativa, con ritmi e sonorità mediorientali. Anche questo album ha molti stili. C’è il rock, la ballata, il blues, il country e il pop».
Mick Jagger: “Nuovo album dei Rolling Stones è un bel regalo”
La varietà dei generi è infatti una costante della loro storia, e anche questa volta emerge con forza: dalla bellissima Beautiful Delilah alla tenerezza country di Ringing hollow. Jagger riconosce un filo che attraversa tutte le 14 tracce, spiegando che «A livello di testi c’è un’inclinazione a immaginare scenari futuri, anche cupi, in quasi ogni canzone. Anche in quelle d’amore. “Ringing hollow” è quella con un commento sociale dall’inizio alla fine. E persino quello è mascherato: sembra una canzone d’amore, ma non per una donna o un uomo. È per l’America».
Tra le sorprese del disco c’è anche una cover di Amy Winehouse, You know I’m no good, registrata proprio ai Metropolis Studios di Londra, dove Mark Ronson lavorò agli archi dell’originale. Jagger racconta il processo di scelta: «Volevamo una canzone di una donna, siamo tornati agli Anni 60 e siamo risaliti nel tempo. E alla fine abbiamo pensato: facciamo Amy perché è straordinaria».
Il nuovo lavoro ospita anche collaborazioni prestigiose: Sir Paul McCartney, Robert Smith dei Cure e Steve Winwood. Su quest’ultimo, Jagger sorride ricordando una lunga amicizia: «Lo conosco da una vita. Abbiamo suonato insieme negli Anni 60 quando era negli The Spencer Davis Group». Winwood era giovanissimo, «Sì. Ed era già un cantante e organista straordinario. Questa volta l’abbiamo chiamato per uno o due brani, ma poi l’abbiamo tenuto per farne altri. Il tempo per imparare una canzone era pochissimo. Gli dicevamo: “Ok, proviamo questa. Proviamo quest’altra”. Ha suonato in “Jealous lover”, dove all’inizio il piano lo suonavo io. Gli dicevo: “Non la stai facendo come la voglio”. E poi l’ha fatta. E su altre ha suonato l’organo. Credo abbia funzionato davvero bene».
Mick Jagger: “Sicilia? Mi piace per tanti motivi, soprattutto uno”
Il racconto si sposta poi sulla disciplina personale, quella che Tony King ha spesso attribuito a Jagger. Il cantante conferma con naturalezza: «Stamattina non ho avuto tempo di fare niente, solo un po’ di stretching velocemente per arrivare al nostro appuntamento. Ma sì, in generale credo che si debba fare attività se vuoi durare a lungo. Devi allenarti. A 20 anni magari non serve, ma se vuoi prenderti cura della voce e del corpo devi seguire una disciplina. Non significa essere fanatici. Quando stai per partire in tour devi essere serissimo. Se stai facendo un disco devi essere altrettanto serio. Un disco è per sempre, bisogna farlo bene. È fondamentale arrivare alla registrazione con la voce in ottima forma».
Infine, Jagger parla del suo legame con la Sicilia, evocato da un detto familiare: «La Sicilia o ti rifiuta o ti entra nel sangue». Per lui vale la seconda, e lo conferma dicendo «Sì. La Sicilia mi piace moltissimo. L’Italia mi piace moltissimo, piace a tutti. È difficile trovare qualcuno che dica di non amarla. Trovo la Sicilia interessante per tanti motivi: è il crocevia di tante culture diverse. Se lo sai riesci a vederlo, basta documentarsi un po’. La storia dei Normanni è davvero interessante, una cosa che prima non capivo. Tutto ciò che è stato costruito, le cattedrali, i castelli è frutto di una mescolanza di architetture: una parte la ritrovi anche in Inghilterra, ma il resto, la parte moresca, da noi non esiste. E poi ci sono le testimonianze greche: da lì veniva il vino preferito dei Greci».
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